codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 151 codice civile: Separazione giudiziale

La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole  (1).

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio  (2).

 


Commento

Separazione giudiziale: [v. 150]; Doveri che derivano dal matrimonio: [v. Libro I, Titolo VI, Capo IV].

 

 

(1) Il procedimento per la separazione giudiziale è suddiviso in due fasi: la prima si svolge davanti al Presidente del tribunale che è tenuto a realizzare un tentativo di conciliazione (per il quale è necessaria, ovviamente, la presenza personale dei coniugi, che possono farsi assistere dai loro difensori). Se esso non ha esito positivo (come accade nella maggior parte delle ipotesi), il Presidente dispone i provvedimenti urgenti e provvisori. Solitamente essi hanno ad oggetto l’autorizzazione a cessare la coabitazione, la fissazione di un assegno di mantenimento (a carico del coniuge sul quale gravavano gli oneri economici del matrimonio) e l’affidamento dei figli minori. È possibile che il Presidente autorizzi i coniugi a proseguire la convivenza sotto lo stesso tetto, quando essi si trovino nell’impossibilità economica di reperire due alloggi distinti. Il Presidente del tribunale può anche invitare i coniugi ad abbandonare il procedimento di separazione giudiziale per adottare quello di separazione consensuale, allo scopo di favorire una più rapida conclusione del procedimento. Dopo la pronunzia dei provvedimenti presidenziali, le parti sono rimesse dinanzi al giudice competente per l’istruzione della causa (cioè per l’acquisizione degli elementi di prova necessari al giudizio). Il procedimento si svolge, successivamente, secondo le regole generali del processo di cognizione.

(2) La separazione viene addebitata al coniuge che abbia violato i doveri derivanti dal matrimonio nel caso in cui la sua condotta abbia contribuito a rendere intollerabile la convivenza oppure abbia recato grave pregiudizio all’educazione della prole (efficacia causale della violazione dei doveri). Le cause più frequenti di addebito della separazione sono costituite dai maltrattamenti e dall’omissione dell’assistenza morale e materiale. Per quanto riguarda l’infedeltà coniugale, essa deve essere valutata in relazione alle modalità concrete con cui si è realizzata. Si tiene conto, soprattutto, della pubblicità che essa ha avuto e del discredito sociale prodotto nei confronti dell’altro coniuge.

L’addebito della separazione comporta la perdita del diritto al mantenimento [v. 156] nonché la perdita dei diritti successori [v. 5482 e 5852].

 

 

La norma dispone che, affinché possa essere disposta la separazione personale, non è più necessario dimostrare la colpa di uno dei coniugi. Il presupposto indispensabile è costituito, oggi, dall’intollerabilità della convivenza, cioè da una situazione che non dipende necessariamente dal comportamento di uno dei coniugi. Il giudice è tenuto ad accertare che la convivenza sia diventata effettivamente insostenibile.


Giurisprudenza annotata

Separazione

E' addebitabile al marito la separazione quando la crisi familiare sia dovuta esclusivamente all'allontanamento dalla casa familiare dell'uomo a causa di una relazione extra-coniugale e sia emerso che sino a poco tempo prima dell'allontanamento dalla casa familiare del coniuge, i rapporti tra i coniugi procedevano in maniera assolutamente normale

Cassazione civile sez. I  12 novembre 2014 n. 24157  

 

Sull'accordo stragiudiziale che i coniugi, comproprietari della casa coniugale e senza prole, avevano raggiunto in ordine alla sorte di tale immobile comune ed in funzione di una loro eventuale separazione, deve essere valutata l'interferenza dell'assegnazione della casa familiare al marito disposta nel giudizio di separazione personale.

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2014 n. 23001  

 

La mera coabitazione non è sufficiente a provare la riconciliazione tra coniugi separati essendo necessario il rispristino della comunione di vita e d'intenti, materiale e spirituale, che costituisce il fondamento del vincolo coniugale (Nella specie, la corte territoriale aveva escluso la riconciliazione per la presenza di comportamenti, anche processuali - la proposizione di domanda riconvenzionale di addebito formulata dal ricorrente in primo grado - ostativi al ripristino, tanto più che la dedotta coabitazione era rimasta sfornita di allegazione di fatti probanti e di deduzione di mezzi istruttori idonei a corroborarla). Rigetta, App. Venezia, 31/05/2012

Cassazione civile sez. I  17 settembre 2014 n. 19535  

 

In tema di separazione, ai fini della riconciliazione non è sufficiente la mera coabitazione,ma è necessario il ripristino della comunione di vita e d'intenti materiale e spirituale che costituisce il nucleo del vincolo coniugale.

Cassazione civile sez. I  17 settembre 2014 n. 19535  

 

Ai sensi dell'art. 23 della legge 6 marzo 1987, n. 74, l'appello avverso le sentenze di separazione deve essere trattato con il rito camerale, il quale si applica all'intero procedimento, dall'atto introduttivo - ricorso, anzichè citazione - alla decisione in camera di consiglio. Rigetta, App. Trento, sez. dist. di Bolzano, 08/06/2009

Cassazione civile sez. I  10 settembre 2014 n. 19002  

 

In tema di separazione dei coniugi, sembra da condividere la tesi della cd. intollerabilità soggettiva, secondo la quale il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti oggettivi emersi (ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione ed a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità) l'esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità a carico dell'altro, la convivenza.

Tribunale Milano sez. IX  08 settembre 2014 n. 10845  

 

In tema di separazione personale, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri posta dall'art. 143 cod. civ. a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione, lungi dall'essere intervenuta quando era già maturata ed in conseguenza di una situazione di intollerabilità della convivenza, abbia, viceversa, assunto efficacia causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale. L'apprezzamento circa la responsabilità di uno o di entrambi i coniugi nel determinarsi della intollerabilità della convivenza è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di una motivazione congrua e logica. Rigetta, App. Venezia, 18/03/2011

Cassazione civile sez. I  20 agosto 2014 n. 18074  

 

Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2014 n. 16172  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti