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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1513 codice civile: Accertamento dei difetti

In caso di divergenza sulla qualità o condizione della cosa (1), il venditore o il compratore possono chiederne la verifica nei modi stabiliti dall’art. 696 del codice di procedura civile. Il giudice, su istanza della parte interessata, può ordinare il deposito o il sequestro della cosa stessa (2), nonché la vendita per conto di chi spetta, determinandone le condizioni.

La parte che non ha chiesto la verifica della cosa, deve, in caso di contestazione, provarne rigorosamente l’identità e lo stato (3).


Commento

Sequestro: serve a garantire la conservazione di determinati beni o cose per il periodo necessario alla soluzione della controversia. Si distingue il (—) conservativo [v. 2905] da quello giudiziario [v. 1997].

 

(1) La divergenza può riguardare sia i vizi [v. 1490] sia l’assenza di qualità [v. 1497] sia il cattivo funzionamento della cosa [v. 1512], nel caso di vendita di beni mobili e di beni immobili.

 

(2) Il deposito ed il sequestro sono diretti a permettere la verifica delle condizioni e delle qualità della cosa, ed a liberare il soggetto interessato, nel periodo necessario allo svolgimento della verifica, dalla responsabilità di custodire la cosa [v. 1177].

 

(3) Senza tener conto, quindi, delle difficoltà incontrate dalla parte che non si è giovata dello strumento di verifica offerto dall’art. 696 c.p.c.

 

La norma attribuisce a ciascuna parte contrattuale la possibilità di usare un agevole strumento di accertamento delle qualità o condizioni della cosa (art. 696 c.p.c.).


Giurisprudenza annotata

Prescrizione

L'istanza con la quale il produttore di un bene chiede l'accertamento tecnico preventivo dei vizi di esso, lamentati dall'utilizzatore, notificata, unitamente al decreto di udienza, al solo venditore del medesimo, non è atto idoneo, ai sensi dell'art. 2943 c.c., ad interrompere la prescrizione del diritto dell'utilizzatore, surrogatosi nei diritti del compratore, al buon funzionamento del bene stesso, perché l'efficacia interruttiva, ai sensi dell'art. 2943 c.c., di un giudizio conservativo, non deriva dalla domanda di tutela preventiva di chiunque dei successivi contendenti di un giudizio ordinario, ma soltanto se quella proposta è volta alla tutela dello stesso diritto la cui prescrizione è successivamente eccepita, e quindi se il giudizio di cui all'art. 696 c.p.c. è instaurato dal soggetto titolare del diritto di cui nel giudizio ordinario è eccepita la prescrizione. Nè ai predetti fini interruttivi può soccorrere l'art. 1513 c.c., che consente sia al venditore che al compratore di chiedere la verifica della qualità o condizione della cosa nei modi stabiliti dall'art. 696 c.p.c., essendo richieste omologhe, ma volte a fini diversi, ed in particolare quella del venditore ad accertare l'insussistenza dei presupposti per la garanzia di buon funzionamento e quindi a disconoscere, non a riconoscere, tale diritto del compratore.

Cassazione civile sez. III  06 aprile 1999 n. 3294  

 

 

Vendita

Il mancato ricorso alla procedura di cui agli art. 1513 c.c. e 696 e ss. c.c. (accertamento dei difetti della cosa venduta) non comporta alcuna preclusione o limitazione circa i mezzi di prova utilizzabili per dimostrare i difetti della cosa oggetto di vendita, ma solo la conseguenza che, in caso di contestazione, la prova deve essere particolarmente rigorosa, cioè tale da generare nel giudice un convincimento pieno e preciso, senza alcun riguardo alla difficoltà in cui la parte interessata possa trovarsi per non essersi avvalsa della facoltà di provocare un accertamento giudiziale preventivo.

Cassazione civile sez. II  20 luglio 1994 n. 6767  

 

In tema di vendita di cose mobili, nell'ipotesi di cui al cpv. dell'art. 1513 c.c. (che dispone che la parte, che non ha chiesto la verifica della cosa, deve, in caso di contestazione, provarne rigorosamente l'identità e lo stato) la prova sull'identità e lo stato della cosa, con riferimento alla valutazione che il giudice deve farne, deve essere data rigorosamente, nel senso che la prova stessa deve essere tale da ingenerare nel giudice un convincimento pieno e preciso, senza alcun riguardo alla difficoltà in cui la parte, che è tenuta all'onere probatorio, possa trovarsi per non essersi avvalsa della facoltà di provocare un accertamento giudiziale preventivo.

Cassazione civile sez. III  18 dicembre 1987 n. 9425  

 

La verifica nei modi stabiliti dall'art. 696 c.p.c., consentita al venditore e al compratore dall'art. 1513 c.c., in caso di divergenza sulla qualità e condizione della cosa, non richiede il requisito dell'urgenza, necessario per l'accertamento tecnico preventivo, sia perché il rinvio operato alla norma del codice di rito si riferisce alle sole modalità prescritte per il procedimento sommario, sia perché la prova rigorosa dell'identità della cosa che, a norma del comma 2 dell'art. 1513 c.c. deriva dal mancato esercizio di detta facoltà, sarebbe ingiustificata in rapporto a una omessa verifica esperibile soltanto in circostanza di urgenza.

Cassazione civile sez. II  22 ottobre 1986 n. 6196  

 

L'art. 1513 comma ultimo c.c., impone all'acquirente di cose mobili che intenda far valere eventuali difetti delle stesse e che non li abbia fatti accertare preventivamente, a norma dell'art. 696 c.p.c., la prova rigorosa dell'identità delle cose stesse e del loro stato. È, pertanto, necessario che i risultati della prova stessa siano tali da superare ogni ragionevole dubbio e che il giudice del merito fornisca adeguata motivazione laddove disattenda risultanze istruttorie contrastanti o dubbie o non convergenti con la soluzione da lui adottata.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 1979 n. 2993  

 



 
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