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Art. 1515 codice civile: Esecuzione coattiva per inadempimento del compratore

Se il compratore non adempie l’obbligazione di pagare il prezzo, il venditore può far vendere senza ritardo la cosa per conto e a spese di lui (1).

La vendita è fatta all’incanto a mezzo di una persona autorizzata a tali atti o, in mancanza di essa nel luogo in cui la vendita deve essere eseguita, a mezzo di un ufficiale giudiziario. Il venditore deve dare tempestiva notizia al compratore del giorno, del luogo e dell’ora in cui la vendita sarà eseguita.

Se la cosa ha un prezzo corrente, stabilito per atto della pubblica autorità o da norme corporative, ovvero risultante da listini di borsa o da mercuriali, la vendita può essere fatta senza incanto, al prezzo corrente, a mezzo delle persone indicate nel comma precedente o di un commissario nominato dal tribunale. In tal caso il venditore deve dare al compratore pronta notizia della vendita (2).

Il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al risarcimento del maggior danno.


Commento

Vendita all’incanto: [v. 1506]; Listini di borsa e mercuriali: [v. 1474]; Risarcimento del danno: [v. 1218].

 

Ufficiale giudiziario: collaboratore del giudice che svolge attività prevalentemente esecutive di atti giudiziari (es.: notifiche di atti, pignoramenti, sfratti etc.). Si tratta, quindi, di un pubblico ufficiale incaricato di provvedere all’esecuzione di atti giudiziari, di notificare citazioni etc.

 

Prezzo corrente: prezzo normalmente praticato in un mercato in un determinato periodo di tempo calcolato tenendo conto degli atti della pubblica autorità, di listini di borsa o di mercato. In mancanza, si può far riferimento ad altri mezzi di prova [v. 1474].

 

(1) La vendita può riguardare qualsiasi bene mobile (v. art. 44, c. 4, d.lgs. 385/1993, per i finanziamenti di credito agrario e peschereccio).

 

(2) In entrambi i tipi di vendita il venditore ha l’obbligo di avvisare il compratore della vendita: nella vendita all’incanto, l’avviso deve essere precedente alla vendita; in quella senza incanto, l’avviso è successivo (avviso dell’avvenuta vendita).

 

La vendita per conto e a spese del compratore (cd. vendita in danno) ha carattere facoltativo, nel senso che il venditore può scegliere se far vendere la cosa e soddisfarsi con il ricavato della stessa, o se ricorrere alle normali azioni contrattuali [v. 1453 ss.].

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

Il risarcimento del danno in tema di compravendita è disciplinato, in deroga ai principi generali di cui agli art. 1223 ss. c.c., dalla norma (dall'evidente carattere eccezionale) di cui all'art. 1518 c.c., la quale, con riguardo alle cose aventi un prezzo corrente di cui al precedente art. 1515, ne determina l'ammontare nella differenza fra il prezzo convenuto e quello corrente sul mercato nel luogo e nel giorno della consegna, salva prova del maggior danno. Ne consegue che, qualora le parti abbiano previsto, in contratto, un termine espresso per la consegna, a tale data occorre rigorosamente attenersi ai fini della determinazione del danno da inadempimento, senza che sia consentito, al venditore, il differimento unilaterale del termine predetto (con relativa possibilità di lucrare la fluttuazione del prezzo in danno della controparte).

Cassazione civile sez. II  04 marzo 1998 n. 2386  

 

La natura, di valore o di valuta, del debito deve essere determinata in base al rapporto obbligatorio originario. Pertanto, nell'ipotesi in cui - pronunciata la risoluzione del contratto di compravendita - la cosa non possa essere restituita al venditore perché gia venduta in danno del compratore ai sensi dell'art. 1515 c.c., il debito avente ad oggetto la differenza fra il maggior prezzo stabilito nel contratto di compravendita e quello ricavato dalla vendita forzata è un debito di valore, come tale rivalutabile secondo gli indici Istat.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 1996 n. 637  

 

L'art. 1518 c.c. contiene un criterio per la liquidazione del danno da inadempimento delle obbligazioni nascenti dalla compravendita di cose che abbiano un prezzo corrente, a norma dell'art. 1515 comma 3 c.c., dispensando la parte adempiente dall'onere della prova del pregiudizio subito. Detta norma ha carattere eccezionale perché deroga ai normali criteri di liquidazione del danno ex art. 1223 c.c., ai quali, pertanto, deve farsi ricorso quando la cosa compravenduta non sia sussumibile nell'elenco di quelle indicate dall'art. 1515 comma 3 al quale l'art. 1518 rinvia.

Cassazione civile sez. II  16 aprile 1994 n. 3614  

 

In tema di vendita di cose mobili, sul venditore che - nel caso di inadempimento all'obbligo di ricevere la merce del compratore (o di pagare il prezzo) - si sia avvalso della pattuita facoltà di rivendere "al meglio" la merce a trattativa privata, senza l'osservanza delle formalità previste dall'art. 1515 c.c., incombe, qualora si controverta sulla congruità del prezzo praticato, quanto meno di allegare i prezzi praticati nella zona del giorno (o nei giorni precedenti o successivi della vendita) onde consentire alla controparte di dimostrare che il prezzo in concreto praticato non era "il migliore possibile", dovendo in ogni caso provare che il prezzo in concreto praticato corrisponde a quello a lui indicato, in quanto l'entità del ricavo netto della vendita costituisce l'elemento fondamentale per la determinazione del danno, costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto ed il ricavo netto della rivendita.

Cassazione civile sez. II  15 maggio 1990 n. 4169  

 

L'autotutela concessa dall'art. 1516 c.c. al compratore che non ottiene la consegna della merce - acquisto senza ritardo delle cose, a spese del venditore, a mezzo di persona autorizzata, ovvero di ufficiale giudiziario o di commissario nominato dal pretore - è lasciata alla libera scelta della parte adempiente per la quale costituisce, quindi, una facoltà e non un obbligo, con la conseguente possibilità per la parte stessa di agire in via ordinaria per il risarcimento del danno la cui entità - da provarsi dal creditore secondo le consuete regole - va determinata dal giudice secondo gli ordinari criteri posti dall'art. 1223 c.c., senza che possa trovare applicazione la regola stabilita dall'art. 1518 c.c. - secondo cui il risarcimento è costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto e quello corrente nel luogo e nel giorno in cui si doveva fare la consegna, salva la prova di un maggiore danno - ove si tratti di cose non previste in tale norma di carattere eccezionale.

Cassazione civile sez. II  29 luglio 1983 n. 5222  

 

Il diritto alla differenza di prezzo, previsto dall'art. 1516, comma 2, c.c. in favore dell'acquirente per la compera in danno, non attiene ad un mero rimborso di spese, così da costituire un titolo distinto dal risarcimento del maggior danno riconosciuto all'acquirente stesso da detta disposizione, ma ha anche esso (al pari dell'analogo diritto spettante al venditore, in base all'ultimo comma del precedente art. 1515, per la vendita in danno) contenuto risarcitorio, correlato alla perdita della maggior somma impiegata per procurarsi la cosa oggetto del contratto ineseguito. Consegue che il giudice non può liquidare tale differenza di prezzo e rinviare a separato giudizio la liquidazione del maggior danno, non essendo consentito scindere il giudizio sul quantum, di modo che la determinazione della quantità della prestazione risarcitoria dovuta abbia luogo per una parte in un processo e per l'altra in un secondo distinto processo.

Cassazione civile sez. II  09 giugno 1983 n. 3963

 



 
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