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Art. 1519 codice civile: Restituzione di cose non pagate

Se la vendita è stata fatta senza dilazione per il pagamento del prezzo, il venditore, in mancanza di pagamento, può riprendere il possesso delle cose vendute, finché queste si trovano presso il compratore, purché la domanda sia proposta entro quindici giorni dalla consegna e le cose si trovino nello stato in cui erano al tempo della consegna stessa (1).

Il diritto di riprendere il possesso delle cose non si può esercitare in pregiudizio dei privilegi previsti dagli articoli 2764 e 2765, salvo che si provi che il creditore, al tempo della introduzione di esse nella casa o nel fondo locato ovvero nel fondo concesso a mezzadria o a colonia, conosceva che il prezzo era ancora dovuto.

La disposizione del comma precedente si applica anche a favore dei creditori del compratore che abbiano sequestrato o pignorato le cose, a meno che si provi che essi, al momento del sequestro o del pignoramento, conoscevano che il prezzo era ancora dovuto.


Commento

Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Privilegio: [v. 2745]; Locazione: [v. 1571]; Mezzadria: [v. 2141]; Colonia: [v. 2165]; Sequestro: [v. 1513]; Pignoramento: [v. 1482].

 

Domanda: atto con cui una parte, affermando l’esistenza di una situazione e di una norma che la tutela, dichiara di volere l’attuazione di tale norma ed invoca l’intervento del giudice.

 

(1) Per esercitare l’azione di restituzione delle cose è, quindi, necessario che il pagamento sia stato fatto senza proroghe, che la cosa, non danneggiata, si trovi nella disponibilità materiale (possesso) del compratore, e che la domanda (giudiziale) venga proposta entro il termine previsto a pena di decadenza [v. 2964].

 

Il venditore ha il potere di rientrare in possesso delle cose vendute, senza che si produca lo scioglimento del contratto, proponendo al giudice una domanda specifica cd. di risoluzione [v. 1453 ss.].


Giurisprudenza annotata

Vendita

Chiesta dall'attore la riparazione o la sostituzione della res acquistata (nella specie: apparecchio telefonico) o, in subordine, il rimborso del prezzo, invocando a fondamento della domanda il cattivo funzionamento della res, deve essere cassata la sentenza con cui il giudice del merito ha - facendo riferimento alle richieste di riparazione e sostituzione - escluso che l'azione non potesse essere inquadrata nella fattispecie di cui all'art. 1490 c.c., ritenendo che l'attore avesse inteso invocare la tutela di cui all'art. 1519 quater c.c. A prescindere dal considerare che la domanda risulta - nella specie - formulata anteriormente all'entrata in vigore del d.lg. n. 24 del 2002 che ha introdotto l'art. 1519 quater c.c., la proposta domanda di rimborso del prezzo versato postulava e implicava la necessaria risoluzione del contratto, che ne costituiva la indispensabile premessa. Deriva da quanto precede, pertanto, che l'attore aveva invocato i rimedi previsti dall'art. 1492 c.c. nel caso di vizi della cosa, che nella specie erano individuati nel difettoso funzionamento dell'apparecchio. Del tutto irrilevante, al riguardo, era la formulazione di ulteriori richieste che, eventualmente, avrebbero dovuto essere dichiarate inammissibili, in relazione all'azione proposta.

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2014 n. 12695  

 

La disciplina della vendita dei beni di consumo di cui agli art. 1519 bis e ss. c.c., oggi sostituita dagli art. 128 e ss. d.lg. n. 206 del 2005, prevede che il venditore ha l'obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (art. 1519 ter c.c.), essendo responsabile in caso di difetto di conformità e, in tale ipotesi, dovendo provvedere al ripristino, senza spese per il consumatore, della conformità del bene (art. 1519 quater c.c.), potendo agire in regresso verso il produttore o precedente venditore della medesima catena contrattuale distributiva o qualsiasi altro intermediario (art. 1519 quinquies c.c.), tenuto conto che, comunque, la disciplina della vendita dei beni di consumo non esclude né limita i diritti attribuiti al consumatore da altre norme dell'ordinamento (art. 1519 nonies c.c)

Tribunale Novara  22 settembre 2011 n. 648  

 

Nella vendita di beni di consumo usati (nella specie di un'autovettura), anche nel caso in cui l'acquirente non invochi uno dei rimedi di cui all'art. 1519 quater, comma 2, c.c., ma si limiti a denunciare l'inadempimento del venditore alla garanzia convenzionale, è applicabile la presunzione posta dall'art. 1519 sexies, comma 3, c.c., a norma del quale, se i difetti si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene, si presume che esistessero già a tale data

Giudice di pace Acireale  22 marzo 2005

 

 

Procedimento innanzi al Giudice di pace

In considerazione del modesto valore delle controversie soggette alla giurisdizione equitativa e dell'intenzione del legislatore di approntare per esse una metodica decisionale celere e, per quanto possibile, vicina alla giustizia del caso singolo, deve ritenersi che la categoria dei principi informatori della materia - vincolanti per il giudice di pace a seguito della sentenza n. 206 del 2004 della Corte cost. - si riferisce ai canoni fondamentali che ispirano la disciplina di un istituto. (Nella specie, la S.C., - in relazione alla vendita di un'auto usata che aveva presentato improvvisi guasti, fatti riparare dall'acquirente senza informare il venditore - ha confermato la sentenza del giudice di pace, resa secondo equità, che aveva condannato il venditore al rimborso, escludendo che tra i principi informatori della materia possa rientrare l'obbligo per il consumatore di informare sempre e comunque il venditore prima di eseguire la riparazione, obbligo previsto dall'art. 1519 quater c.c., applicabile ratione temporis alla controversia).

Cassazione civile sez. II  26 marzo 2009 n. 7372  

 

 

Responsabilità civile

La parte che in sede di accertamento giudiziale dell'inadempimento della società chiamata all'esecuzione e completamento delle opere occorrenti per la somministrazione dell'energia elettrica, deduce in danno di quest'ultima la violazione degli obblighi contrattuali costituiti dal diritto all'informazione, è onerata dell'onere probatorio concernente il dedotto inadempimento, così come specificamente invocato. Pertanto, nell'eventualità di un suo mancato assolvimento, laddove difetti ogni opportuna allegazione probatoria, l'affermazione relativa al mancato rispetto degli obblighi d'informazione resta un mero espediente dialettico, come tale, privo di ogni necessario rilievo ed effetto sul piano giuridico.

Tribunale Bari sez. II  21 febbraio 2006 n. 429



 
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