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Art. 1520 codice civile: Vendita con riserva di gradimento

Quando si vendono cose con riserva di gradimento da parte del compratore (1), la vendita non si perfeziona fino a che il gradimento non sia comunicato al venditore (2).

Se l’esame della cosa deve farsi presso il venditore, questi è liberato, qualora il compratore non vi proceda nel termine stabilito dal contratto o dagli usi, o, in mancanza, in un termine congruo fissato dal venditore.

Se la cosa si trova presso il compratore e questi non si pronunzia nel termine sopra indicato, la cosa si considera di suo gradimento (3) (4).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Usi (nel commercio): [v. 1492].

 

Termine: scadenza entro la quale il diritto deve essere fatto valere e può essere fissato dalla legge, dagli usi o stabilito autonomamente dalle parti (per il concetto di decadenza, v. art. 2964).

 

(1) L’articolo fa riferimento alla vendita sia di beni mobili che immobili, sia universalità di beni [v. 810 ss.]: in questo ultimo caso la dichiarazione di gradimento deve essere fatta per iscritto.

 

(2) Il venditore deve permettere l’esame della cosa.

 

(3) Il compratore ha l’obbligo di esaminare la cosa, per verificare se esistono o meno le caratteristiche da lui ritenute necessarie per accettarla.

 

(4) Per uno schema di vendita con riserva di gradimento vedi in Appendice IV l’atto n. 18.

 

La norma subordina la conclusione del contratto al risultato dell’esame della cosa: se questo è negativo, il contratto non è concluso; se è positivo (o se il compratore, che è in possesso della cosa, non dice nulla) il contratto si ritiene concluso.


Giurisprudenza annotata

Vendita

Nella vendita con riserva di gradimento la fissazione del termine entro cui esercitare l'opzione, in caso di mancata pattuizione, ben può essere integrata dagli usi. Del pari, ai sensi del comma 3 dell'art. 1520 c.c., il gradimento deve intendersi come prestato laddove la merce rimanga presso il compratore oltre il termine fissato dal venditore.

Cassazione civile sez. II  23 aprile 2013 n. 9800  

 

Qualora in un contratto di compravendita di un bene mobile sussista la clausola di impegno al "ritiro" e non al "riacquisto", il rapporto è da qualificarsi alla stregua di una vendita con riserva di gradimento, di cui all'art. 1520 c.c., cioè di un contratto in fase di formazione (ovvero una promessa unilaterale vincolante per il solo venditore) il cui perfezionamento si verifica soltanto con la dichiarazione di gradimento del compratore (ovvero si perfeziona "ex nunc" con l'accettazione del compratore) entro un congruo termine, implicante non già una verifica dell'assenza di vizi, come nella vendita con patto di prova, bensì un semplice esame della cosa per verificarne le caratteristiche necessarie ad esprimerne apprezzamento. Trovandosi la cosa presso il compratore, anche a ritenere configurabile, nell'ipotesi di cui all'art. 1520 comma 3 c.c., una vendita con riserva di non gradimento e dunque un contratto già concluso ed efficace con attribuzione all'acquirente di un diritto di recesso mediante la manifestazione del non gradimento, si determina comunque l'obbligazione restitutoria.

Tribunale Milano sez. V  31 ottobre 2006 n. 11022  

 

Nella vendita con riserva di gradimento - che è, in sostanza, una forma di opzione - si ha una promessa unilaterale vincolante per il solo venditore, per il medesimo irrevocabile sino a che non sia accettata dal compratore con la dichiarazione di gradimento: tale vendita quindi è un contratto soltanto in itinere e non perfezionato sino alla comunicazione del gradimento, da parte del potenziale acquirente, al venditore.

Giudice di pace Perugia  28 marzo 1997

 

La vendita con riserva di gradimento è un contratto soltanto in itinere e non perfezionato fino a che la riserva non sia sciolta dal potenziale acquirente con comunicazione del gradimento al venditore, mentre la vendita a prova è un contratto perfetto nei suoi elementi costitutivi, ma sospensivamente condizionato per la sua efficacia all'esito positivo della prova. Pertanto, qualora il compratore con riserva di gradimento, implicitamente o esplicitamente, si riservi anche di sottoporre a prova la cosa che gli si propone di acquistare, al fine di orientare le proprie determinazioni circa l'eventuale gradimento, il negozio che viene ad esistenza non è quello della vendita a prova, ma quello della vendita con riserva di gradimento, cui accede il patto di prova con essa non incompatibile, in quanto la manifestazione del potenziale acquirente di volere o non volere acquistare è pur sempre lasciata al suo arbitrio, mentre l'esperimento della prova costituisce soltanto un mezzo in base al quale determinarsi.

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 1986 n. 1270  



 
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