Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1524 codice civile: Opponibilità della riserva di proprieta’ nei confronti di terzi

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



La riserva della proprietà è opponibile ai creditori del compratore, solo se risulta da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento.

Se la vendita ha per oggetto macchine e il prezzo è superiore alle lire trentamila, la riserva della proprietà è opponibile anche al terzo acquirente, purché il patto di riservato dominio sia trascritto in apposito registro tenuto nella cancelleria del tribunale nella giurisdizione del quale è collocata la macchina, e questa, quando è acquistata dal terzo, si trovi ancora nel luogo dove la trascrizione è stata eseguita.

Sono salve le disposizioni relative ai beni mobili iscritti in pubblici registri.

Giurisprudenza annotata

Vendita

Deve escludersi che il patto di riservato dominio concernente le macchine di cui all'art. 1524, comma 2, c.c., possa trovare tutela soltanto alle condizioni ivi indicate, in quanto in assenza della trascrizione non può che valere la disciplina generale relativa al trasferimento dei beni mobili posta dall'art. 1153 c.c., di cui l'art. 1524, comma 2, c.c., rappresenta una deroga.

Corte appello Milano sez. IV  28 febbraio 2012

 

Nel caso di vendita con patto di riservato dominio di macchine di cui all'art. 1524, comma 2, c.c., il subacquirente che compra conoscendo che il bene è gravato di riservato dominio non può opporre il suo acquisto al venditore, titolare di un diritto reale già costituito, e ciò a prescindere dalla circostanza che la riserva sia stata o no trascritta e che il bene sia stato o no rimosso dall'ambito dell'originaria giurisdizione.

Corte appello Milano sez. IV  28 febbraio 2012

 

In tema di vendita con patto di riservato dominio di beni mobili non registrati, deve escludersi che il patto trovi tutela soltanto con l'adempimento delle formalità pubblicitarie previste dall'art. 1524 n. 1 c.c., perché, ove tali adempimenti siano mancati, rivive il principio generale in materia di trasferimento dei beni mobili previsto dall'art. 1153 c.c. e, pertanto, l'inopponibilità del patto di riservato dominio al terzo subacquirente presuppone necessariamente la buona fede di costui.

Corte appello Milano sez. IV  28 febbraio 2012

 

 

Fallimento

Ancorché una clausola di riserva di proprietà sia prevista nel contratto quadro di concessione di vendita e sia richiamata nelle fatture relative alle singole consegne effettuate in attuazione di detto contratto, il concedente che eccepisce la riserva della proprietà su beni oggetto di azione revocatoria fallimentare, con la quale si allega la natura di pagamento dell'atto mediante il quale il fallito si è spogliato del possesso di tali beni, deve comunque provare che il relativo patto, con riferimento al singolo bene, risulti da atto scritto avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento.

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2010 n. 3990  

 

In tema di revocatoria fallimentare, l'art. 11, comma 3, d.lg. 9 ottobre 2002 n. 231 (emanato in attuazione della direttiva n. 2000/35/Ce del 29 giugno 2000), il quale stabilisce che la riserva di proprietà, preventivamente concordata per iscritto tra l'acquirente ed il venditore, è opponibile ai creditori del primo se confermata nelle singole fatture delle successive forniture, aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili, non ha carattere interpretativo, come si desume dal comma 1, ai sensi del quale la norma non si applica ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002, e dal fatto che nel testo del comma 3 manca ogni elemento in grado di evidenziare che la norma interpretante si sia saldata con la norma interpretata.

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2010 n. 3990  

 

Quando il curatore del fallimento agisce in revocatoria, impugnando l’atto con cui il fallito ha disposto di beni in favore del creditore contestualmente spogliandosi del possesso, il terzo che invoca in proprio favore il patto di riservato dominio sui beni oggetto dell’azione di revoca, deve provare che tale patto abbia data certa anteriore ai sensi dell’art. 1524 c.c., anche nel caso in cui i beni abbiano cessato di essere nel possesso del fallito anteriormente alla dichiarazione di fallimento, in ragione del carattere recuperatorio dell’attivo proprio dell’azione di revoca, che comporta che gli effetti della dichiarazione di fallimento siano anticipati al momento in cui è stato compiuto l’atto revocato, purché nei limiti del periodo sospetto.

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2010 n. 3990  

 

In tema di revocatoria fallimentare, l'art. 11 d.lg. 9 ottobre 2002 n. 231, emanato in attuazione della direttiva 2000/35/Ce, il quale stabilisce che la riserva di proprietà, preventivametne concordata per iscritto tra l'acquirente ed il venditore, è opponibile ai creditori del compratore se è confermata nelle singole fatture delle successive forniture aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili, non si applica ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002; pertanto, con riguardo a tali contratti, il terzo che invochi in proprio favore il patto di riservato dominio deve provare che tale patto abbia data certa anteriore ai sensi dell'art. 1524 c.c., anche nel caso in cui i beni, oggetto dell'azione revocatoria abbiano cessato di essere nel possesso del fallito anteriormente alla dichiarazione di fallimento, in quanto il carattere recuperatorio dell'attivo proprio di questa azione comporta che gli effetti della dichiarazione di fallimento siano anticipati al momento in cui è stato compiuto l'atto revocato, purché nei limiti del periodo sospetto.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13759  

 

 

Obbligazioni e contratti

La concessione di vendita è un contratto atipico, non inquadrabile tra quelli di scambio con prestazioni periodiche, ma qualificabile come contratto-quadro, in forza del quale il concessionario assume l'obbligo di promuovere la rivendita di prodotti (veicoli e pezzi di ricambio) che gli vengono forniti, mediante la stipulazione, a condizioni predeterminate, di singoli contratti di acquisto, ovvero l'obbligo di concludere contratti di puro trasferimento dei prodotti, alle condizioni fissate nell'accordo iniziale. Ne consegue che la previsione, nel contratto normativo intercorso tra le parti, del patto di riservato dominio produce fra le parti soltanto effetti obbligatori, dovendo la relativa clausola essere inserita nei contratti di vendita, da stipularsi in epoca successiva.

Cassazione civile sez. I  19 febbraio 2010 n. 3990  

 



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