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Art. 1525 codice civile: Inadempimento del compratore

Nonostante patto contrario (1), il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l’ottava parte del prezzo (2), non dà luogo alla risoluzione del contratto, e il compratore conserva il beneficio del termine relativamente alle rate successive.


Commento

Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

(1) Il riferimento al patto contrario deve essere inteso come riferimento alle cd. clausole risolutive espresse [v. 1456].

 

(2) Il limite dell’ottava parte del prezzo (da calcolare comprendendo gli interessi convenzionali [v. 1224]) dimostra che si tratta di un inadempimento di scarsa importanza [v. 1455], non tale da provocare lo scioglimento (risoluzione) del contratto.

 

La funzione della norma è quella di tutelare il compratore nell’ipotesi di un suo lieve inadempimento (una sola rata di valore inferiore all’ottava parte del prezzo totale).

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

In tema di vendita con riserva della proprietà, le disposizioni degli artt. 1525 e 1526 cod. civ., concernenti l'inadempimento del compratore e la risoluzione del contratto, hanno la funzione di impedire al venditore di chiedere la risoluzione del contratto oltre i limiti della rilevanza legale dell'inadempimento del compratore per il mancato pagamento del prezzo (come nell'ipotesi di omesso pagamento di una sola rata che non superi l'ottava parte del prezzo), ma non gli impediscono di far valere l'azione contrattuale di adempimento in relazione al bene oggetto del patto di riservato dominio. Rigetta, App. Torino, 23/04/2009

Cassazione civile sez. II  22 ottobre 2013 n. 23967  

 

L'azione diretta a far valere il diritto alla restituzione di un bene oggetto di un contratto di vendita a rate con riserva della proprietà, nei confronti dello acquirente inadempiente all'obbligazione di pagamento del prezzo, ha natura non di azione reale di rivendica ma di azione contrattuale personale proponibile nelle forme del procedimento monitorio.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2006 n. 6322  

 

Poiché la vendita con riserva della proprietà, avendo natura obbligatoria, lascia nel patrimonio del venditore, fino all'integrale pagamento del prezzo, il diritto di proprietà sul bene alienato, sono pienamente validi ed efficaci gli eventuali atti di disposizione compiuti - prima di quel momento - dal venditore; è valida ed efficace, in particolare, la costituzione di ipoteca posta in essere dal venditore (quale terzo datore) in base ad un accordo con il compratore, a favore di una banca, a garanzia della restituzione di un mutuo chiesto dal compratore.

Corte appello Cagliari  15 settembre 2004

 

Il venditore di un bene con riserva di proprietà può agire nei confronti del compratore inadempiente per ottenere la restituzione del bene ricorrendo alla procedura monitoria, ma non può, nel corso del giudizio di opposizione domandarne il pagamento del prezzo, sia perché domanda nuova rispetto a quella di restituzione - fondata sul suo diritto di proprietà e sull'inadempimento del predetto contratto, mentre quella di adempimento è fondata soltanto su quest'ultimo - sia perché, essendo affine a quella di risoluzione del contratto per inadempimento, soggiace alla generale preclusione stabilita dal comma 2 dell'art. 1453 c.c., a norma del quale non può chiedersi - salva l'accettazione del contraddittorio - l'adempimento del contratto, dopo averne domandato la risoluzione.

Cassazione civile sez. II  14 marzo 1997 n. 2265  

 

 

Fallimento

L'ammissione al passivo fallimentare di un credito in via ipotecaria non presuppone che il bene oggetto dell'ipoteca sia attualmente presente alla massa fallimentare, non potendosene escludere la sua successiva acquisizione. Ne consegue che l'acquisto di un bene con patto di riservato dominio da parte del fallimento non preclude all'avente diritto, che vanti iscrizione ipotecaria sul bene stesso, di far valere, sin dalla prima domanda di insinuazione, il proprio diritto di credito in via ipotecaria, e non chirografaria, anche se la condizione di efficacia del negozio di alienazione (e cioè il pagamento dell'ultima rata del prezzo) non si sia, all'epoca della domanda di insinuazione, ancora verificata, atteso che il riconoscimento del credito come ipotecario è destinato a rimanere precluso allorché (come nella specie) esso venga richiesto per la prima volta con una nuova domanda dopo l'approvazione dello stato passivo che aveva ammesso il credito "de quo" come chirografario.

Cassazione civile sez. I  27 marzo 2003 n. 4565  

 

Ai fini dell'esercitabilità dell'azione revocatoria fallimentare di cui al comma 2 dell'art. 67 l. fall., la quale presuppone che il creditore soddisfatto abbia avuto la possibilità, conoscendo l'insolvenza del debitore, di sospendere o rifiutare l'esecuzione della propria prestazione, non è possibile accostare la situazione del venditore nella vendita con riserva di proprietà - nei cui confronti venga esercitata la revocatoria relativamente alle rate di prezzo della vendita - a quella del legalmonopolista, sia perché il sorgere del rapporto di vendita con riserva di proprietà è frutto di libera scelta e non di un obbligo legale a contrarre, sia perché la difficoltà di ipotizzare l'applicazione dell'art. 1461 c.c. a detto tipo di vendita si ricollega alla particolare struttura di tale contratto (nel quale la consegna della cosa avviene all'atto della conclusione (restando così possibile la sospensione dell'adempimento della propria prestazione da parte del venditore, nella ricorrenza di una situazione riconducibile all'art. 1461, solo prima della consegna), sia perché il venditore, di fronte al verificarsi di mutate condizioni dell'acquirente ed in particolare di fronte al rischio che i pagamenti del medesimo siano oggetto di possibili revoche a seguito di esercizio della revocatoria fallimentare od ordinaria, dispone di mezzi di tutela, rappresentati o dal rifiuto della prestazione, che, in presenza di detto rischio, ben può ritenersi assistito da motivo legittimo ai sensi dell'art. 1206 c.c., con conseguente esclusione di mora accipiendi a suo carico (senza che in contrario si possa addurre l'operatività dell'art. 1358 c.c.), o dalla possibilità di esercitare l'azione di risoluzione per inadempimento nel caso in cui ricorrano le condizioni di cui all'art. 1525 c.c. (Sulla base di tali principi la S.C. ha ritenuto nella specie ammissibile la revocatoria contro il venditore con riserva di proprietà).

Cassazione civile sez. I  06 novembre 1999 n. 12358  

 



 
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