Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 153 codice civile: Separazione per non fissata residenza

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



[La moglie può chiedere la separazione quando il marito, senza giusto motivo, non fissa una residenza, o, avendone i mezzi, ricusa di fissarla in modo conveniente alla sua condizione]

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151

Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

In presenza di irregolare funzionamento degli uffici giudiziari dovuto a sciopero del personale ad essi addetto, come la ricognizione dell'impedimento con apposito decreto ministeriale, secondo le modalità previste dal d.l.lt. n. 437 del 1948, preclude l'accertamento in concreto della possibilità per la parte - che abbia inteso giovarsi della disposta proroga nella specifica controversia - di osservare il termine di cui trattasi, così, in difetto del suddetto decreto ministeriale, l'allegazione di uno sciopero del personale di cancelleria non è sufficiente a determinare una proroga del termine perentorio venuto a scadere nel periodo di irregolare funzionamento dell'ufficio, neppure in applicazione analogica con quanto disposto dall'art. 155 c.p.c. in tema di scadenza dei termini in giorno festivo, senza che sia perciò configurabile l'illegittimità costituzionale del d.l.lgt n. 347 del 1948 citato, in quanto la disciplina sopra esaminata, nel prevedere l'emissione del decreto ministeriale, non attribuisce al ministro della giustizia il potere discrezionale di dichiarare l'irregolare funzionamento degli uffici giudiziari, ma soltanto un potere di accertamento del suddetto fatto, potere in relazione al cui esercizio sono ammesse tutte le forme previste di tutela giurisdizionale.

Cassazione civile sez. I  04 gennaio 2001 n. 74  

 

 

Esecuzione forzata

La tardività dell'opposizione agli atti esecutivi - che deve proporsi nel termine perentorio di cinque giorni dal compimento di ciascun atto cui si riferisce - è rilevabile anche di ufficio, in sede di legittimità, in base alla lettura degli atti.

Cassazione civile sez. III  17 dicembre 1996 n. 11251



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