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Art. 1536 codice civile: Inadempimento

In caso d’inadempimento della vendita a termine di titoli, si osservano le norme degli articoli 1515 e 1516, salva, per i contratti di borsa, l’applicazione delle leggi speciali.


Commento

Inadempimento: [v. 1218]; Vendita a termine di titoli: [v. 1531].

 

Contratto di borsa: contratto [v. 1321] avente ad oggetto negoziazioni borsistiche (es.: acquisto o vendita di azioni) concluso attraverso intermediari autorizzati (es.: banche, imprese di investimento). I contratti di borsa, ad eccezione del riporto [v. 1458], non sono specificamente disciplinati dal codice civile.

 

 


Giurisprudenza annotata

Contratti di borsa

Nella compravendita a termine di titoli azionari immessi in gestione accentrata l'individuazione dei titoli, necessaria per il prodursi degli effetti reali del contratto, ha luogo nel momento in cui il depositario emette la certificazione attestante la partecipazione al sistema e ciò può avvenire subito dopo la conclusione del contratto, sulla base del principio traslativo.

Tribunale Lecco  30 novembre 2000

 

Quando è adottata come criterio determinativo del prezzo dei titoli azionari la quotazione ufficiale di borsa al momento della conclusione della compravendita non è giustificata, poi, la richiesta di ripetere dalla banca incaricata di eseguire l'ordine d'acquisto la differenza tra prezzo già pagato e minor valore dei titoli azionari al momento della consegna deprezzatisi a causa di normali oscillazioni di mercato. Essendo nella compravendita di titoli di credito il termine posto a favore del venditore, egli sarà soltanto chiamato a rispondere del danno che abbia cagionato ritardando la consegna oltre il termine pattuito.

Tribunale Roma  17 marzo 1994

 

La compravendita a termine di titoli di credito è un contratto consensuale ad effetti obbligatori, quando ha per oggetto titoli di credito fungibili (nella specie: azionari) da individuarsi in un momento successivo alla conclusione.

Tribunale Roma  17 marzo 1994

 

Con riguardo al contratto di borsa a premio con facoltà semplice denominato dont, il quale conferisce ad un contraente la facoltà di scegliere, entro un determinato termine, fra il ritiro di un quantitativo di titoli al prezzo maggiorato del premio, ovvero il pagamento del premio, deve escludersi che detto contraente possa invocare, come ragioni d'invalidità od inefficacia del contratto stesso, provvedimenti autoritativi resi dall'autorità di vigilanza e controllo (CONSOB e ministro del tesoro), ivi inclusi quelli che impongano che la contrattazione a contanti, la chiusura della borsa o l'anticipazione della "risposta premi", atteso che tale contratto non trasferisce all'acquirente il possesso e la disponibilità giuridica dei titoli prima della consegna (in conformità degli usi di borsa e pure in caso di risposta anticipata del "premista", che si esaurisce in uno scioglimento della riserva prima del termine), nè può considerarsi stipulato nella comune presupposizione dell'imputata regolamentazione del mercato di borsa fino alla scadenza del termine, e che, inoltre, i suddetti provvedimenti, nella parte in cui incidono sull'obbligazione di pagare il prezzo od il premio (con immediata esecutività anche sui rapporti in corso, a prescindere da eventuali vizi di legittimità denunciabili nella competente sede giurisdizionale) non sono qualificabili come eventi imprevedibili, rispetto ad un negozio ad alea illimitata circa i rischi dell'oscillazione del valore dei titoli (con il conseguenziale diniego del rimedio della risoluzione per onerosità sopravvenuta, in forza dell'eccezione prevista dall'art. 1467 comma 2 c.c.).

Cassazione civile sez. I  25 febbraio 1993 n. 2338

 

Con riguardo al contratto di borsa a premio con facoltà semplice denominato dont, il quale conferisce ad un contraente la facoltà di scegliere, entro un determinato termine, fra il ritiro di un quantitativo di titoli al prezzo maggiorato del premio, ovvero il pagamento del premio, deve escludersi che detto contraente possa invocare, come ragioni d'invalidità od inefficacia del contratto stesso, provvedimenti autoritativi resi dall'autorità di vigilanza e controllo (Consob e Ministro del tesoro), ivi inclusi quelli che impongano la contrattazione a contanti, la chiusura della borsa o l'anticipazione della risposta premi, atteso che tale contratto non trasferisce all'acquirente il possesso e la disponibilità giuridica dei titoli prima della consegna (in conformità degli usi di borsa e pure in caso di risposta anticipata del premista, che si esaurisce in uno scioglimento della riserva prima del termine), nè può considerarsi stipulato nella comune presupposizione dell'immutata regolamentazione del mercato di borsa fino alla scadenza del termine, e che, inoltre, i suddetti provvedimenti, nella parte in cui incidono sull'obbligazione di pagare il prezzo od il premio (con immediata esecutività anche sui rapporti in corso, a prescindere da eventuali vizi di legittimità denunciabili nella competente sede giurisdizionale) non sono qualificabili come eventi imprevedibili, rispetto ad un negozio ad alea illimitata circa i rischi dell'oscillazione del valore dei titoli (con il conseguenziale diniego del rimedio della risoluzione per onerosità sopravvenuta, in forza dell'eccezione prevista dall'art. 1467, comma 2, c.c.).

Cassazione civile sez. I  04 agosto 1988 n. 4825  

 

 

Commercio

Dato che, ai sensi della l. 11 giugno 1971 n. 426, la qualifica di commerciante (ai fini dell'obbligo di iscriversi nel registro tenuto dalla camera di commercio e di ottenere la licenza comunale per l'apertura, il trasferimento e l'ampliamento dell'esercizio) deve essere attribuita a chiunque acquista merci in nome e per conto proprio allo scopo di rivenderle ad altri, tale qualifica deve essere attribuita non solo a chi acquista merci in senso tecnico-giuridico, mediante contratto di compravendita (art. 1470-1536 c.c.), ma anche a chi ne consegue la disponibilità mediante contratto estimatorio (art. 1556-1558 c.c.); infatti, oggetto della disciplina prescritta dalla legge n. 426 cit. è l'attività intermediatoria della circolazione dei beni svolta con il requisito della professionalità, qualunque sia la configurazione giuridica concreta delle operazioni di approvvigionamento da parte dell'esercente; pertanto, la qualifica di commerciante deve essere attribuita ai rivenditori di giornali e riviste (che si riforniscono di tali merci stipulando con gli editori contratti estimatori), i quali, quindi, devono conseguire la prescritta autorizzazione comunale.

Consiglio di Stato sez. V  14 luglio 1978 n. 880  



 
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