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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1543 codice civile: Forme

La vendita di un’eredità deve farsi per atto scritto, sotto pena di nullità (1).

Il venditore è tenuto a prestarsi agli atti che sono necessari da parte sua per rendere efficace, di fronte ai terzi, la trasmissione di ciascuno dei diritti compresi nell’eredità (2).


Commento

Vendita: [v. 1470]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

(1) In questo caso la forma scritta, necessaria per la validità del contratto è quindi richiesta anche quando non vengono venduti beni immobili.

 

(2) Il venditore è tenuto a collaborare col compratore: deve formare e sottoscrivere un atto nel quale descrive il bene venduto e consegnare al compratore i documenti necessari ad esercitare il diritto acquistato.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

L'art. 2543 del c.c., nel testo previgente a quello introdotto dall'art. 8 d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 disponeva che in caso d'irregolare funzionamento delle società cooperative, l'autorità governativa può revocare gli amministratori e i sindaci e affidare la gestione della società a un commissario governativo, determinandone i poteri e la durata. Ove l'importanza della società cooperativa lo richieda, l'autorità governativa può nominare un vice commissario che collabora con il commissario e lo sostituisce in caso di impedimento. Al commissario governativo possono essere conferiti per determinati alti anche i poteri dell'assemblea, ma le relative deliberazioni non sono valide senza l'approvazione dell'autorità governativa. Ciò posto, la domanda di inefficacia in oggetto non trova fondamento in una specifica norma riguardante la produzione di effetti ex lege del decreto ex art. 1543 c.c. (vecchio testo) nei confronti dei terzi, né può essere applicata in via analogica la norma ex art. 200 l.f, poiché essa presuppone indefettibilmente (a differenza del provvedimento di gestione commissariale, che presuppone situazioni di mera irregolarità gestionale) l'accertamento giudiziario dello stato d'insolvenza, sicchè è giustificata la decorrenza ex lege, anche per i terzi, degli effetti della liquidazione coatta a partire dall'emissione del provvedimento.

Tribunale Bari sez. IV  04 luglio 2012 n. 2411  

 

 

Obbligazioni e contratti

La domanda di risoluzione del contratto per inadempimento, alla quale sia stata apposta dal convenuto la reciprocità degli inadempimenti, comporta un giudizio comparativo dei rispettivi comportamenti che, al di là del semplice dato cronologico, li investa nel loro rapporto di dipendenza e di proporzionalità, nel quadro della funzione economico-sociale del contratto, e che consenta, così, di stabilire su quale dei contraenti debba ricadere l'inadempimento colpevole che possa giustificare l'inadempimento dell'altro, in virtù del principio "inadimplenti non est adimplendum". Tale accertamento di fatto è sottratto al sindacato di legittimità se congruamente motivato

Cassazione civile sez. III  16 settembre 1991 n. 9619  

 

In materia d'inadempimento, la reciprocità degli addebiti e le contrapposte richieste di risoluzione giudiziale del contratto impongono un giudizio comparativo dei rispettivi comportamenti delle parti, che, al di là del semplice dato cronologico, li investa nel loro rapporto di dipendenza e di proporzionalità nel quadro della funzione economico-sociale del contratto. Lo stabilire su quale dei contraenti debba ricadere l'inadempimento colpevole che possa giustificare l'inadempimento dell'altro, in virtù del principio "inademplenti non est adimplendum" costituisce giudizio di fatto sottratto al sindacato di legittimità, se congruamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. III  15 settembre 1981 n. 5099  

 

 

Divisione

Ai fini della prelazione ereditaria, nell'ipotesi in cui l'erede alieni la quota indivisa dell'unico cespite ereditario a lui pervenuta, per escludere che il bene costituisca un'entità rappresentativa di una quota del patrimonio ereditario occorre che, dalla indagine circa l'effettiva intenzione delle parti, emergano elementi sicuri e convincenti onde ritenere, con riferimento al contenuto complessivo del contratto ed all'atteggiamento delle parti, che queste non abbiano inteso, comunque, rendere partecipe l'acquirente di tutti i rapporti e di tutte le situazioni attive e passive che fanno capo alla comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 1982 n. 3181  

 

In caso di contratto preliminare di vendita a corpo di un immobile, qualora la misura reale di questo risulti superiore di un ventesimo rispetto a quella in tale negozio indicata, il promittente acquirente, che non abbia esercitato il diritto di recesso ex art. 1538 c.c. è inadempiente all'obbligazione assunta ove rifiuti il pagamento del supplemento di prezzo in sede di stipulazione definitiva, potendo il promittente venditore pretendere in sede di stipulazione del contratto definito il pagamento di tale supplemento, senza essere costretto a stipulare il contratto per il minor prezzo pattuito per poi agire per ottenere il supplemento di esso.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 1981 n. 3721

 

 

Obbligazioni e contratti

In materia d'inadempimento, la reciprocità degli addebiti e le contrapposte richieste di risoluzione giudiziale del contratto impongono un giudizio comparativo dei rispettivi comportamenti delle parti, che, al di là del semplice dato cronologico, li investa nel loro rapporto di dipendenza e di proporzionalità nel quadro della funzione economico-sociale del contratto. Lo stabilire su quale dei contraenti debba ricadere l'inadempimento colpevole che possa giustificare l'inadempimento dell'altro, in virtù del principio "inademplenti non est adimplendum" costituisce giudizio di fatto sottratto al sindacato di legittimità, se congruamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. III  15 settembre 1981 n. 5099  



 
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