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Art. 155 codice civile

In caso di separazione, riguardo ai figli, si applicano le disposizioni contenute nel Capo II del titolo IX  (1) (2).


Commento

(1) Art., da ultimo, così sostituito ex d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione) (art. 5), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(2) Al fine di evitare la dissoluzione del nucleo familiare, riguardo ai figli, i rimedi che il codice predispone sono i medesimi sia che il nucleo sia fondato sul vincolo matrimoniale, sia che si tratti di un’unione di fatto. La nuova disciplina è contenuta nel nuovo Capo II del Titolo IX del Libro primo del Codice civile, negli artt. 337bis-337octies.


Giurisprudenza annotata

Separazione tra coniugi

Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente (e quindi in generale a tutti i terzi) in data successiva per 9 anni dalla data dell'assegnazione, ovvero - ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto - anche oltre i 9 anni.

Cassazione civile sez. VI  23 ottobre 2014 n. 22593  

 

Il coniuge affidatario della prole minorenne, o maggiorenne non autosufficiente, assegnatario della casa familiare, può opporre al comodante, che chieda il rilascio dell'immobile, l'esistenza di un provvedimento di assegnazione, pronunciato in un giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno uno dei coniugi (salva la concentrazione del rapporto in capo all'assegnatario, ancorché diverso) il contratto in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare. Ne consegue che, in tale evenienza, il rapporto, riconducibile al tipo regolato dagli artt. 1803 e 1809 cod. civ., sorge per un uso determinato ed ha - in assenza di una espressa indicazione della scadenza - una durata determinabile "per relationem", con applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente, dunque, dall'insorgere di una crisi coniugale, ed è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari (nella specie, relative a figli minori) che avevano legittimato l'assegnazione dell'immobile. Rigetta, App. Lecce, 20/11/2006

Cassazione civile sez. un.  29 settembre 2014 n. 20448  

 

In mancanza di diverse disposizioni, il contributo al mantenimento dei figli minori, determinato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario, non costituisce il mero rimborso delle spese sostenute dal suddetto affidatario nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno. Ne consegue che il genitore non affidatario non può ritenersi sollevato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo in cui i figli, in relazione alle modalità di visita disposte dal giudice, si trovino presso di lui e egli provveda pertanto, in modo esclusivo, al loro mantenimento.

Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18869  

 

In tema di assegnazione della casa familiare, l'art. 155 - quater c.c., applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, tutela l'interesse prioritario della prole a permanere nell'"habitat" domestico, postulando, oltre alla permanenza del legame ambientale, la ricorrenza del rapporto di filiazione legittima o naturale cui accede la responsabilità genitoriale, mentre non si pone anche a presidio dei rapporti affettivi ed economici che non involgano, in veste di genitori, entrambi i componenti del nucleo che coabitano la casa familiare. Da ciò deriva l'impossibilità di un'automatica revoca dell'assegnazione della casa ove l'assegnatario conviva di fatto o per sopravvenuto matrimonio.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2014 n. 16171  

 

Il giudice ha l'obbligo di sentire i minori in tutti i procedimenti che li concernono, al fine di raccoglierne le opinioni, le esigenze e la volontà, salvo che egli motivi espressamente la non corrispondenza dell'ascolto alle esigenze del minore stesso, che quell'ascolto sconsiglino (respinto il ricorso di un genitore contro la decisione dei giudici del merito che, in sede di controversia circa l'affidamento del minore in seguito alla separazione dei genitori, aveva omesso di ascoltare la minore, atteso che ciò avrebbe comportato un ulteriore aggravio per lo stato d'animo della bambina).

Cassazione civile sez. I  02 luglio 2014 n. 15143  

 

L'assegnazione della casa coniugale è eziologicamente ed esclusivamente connesso all'affidamento o alla collocazione dei figli minori presso uno dei genitori. Deve, pertanto, escludersi che il giudice della separazione anche in sede di provvedimenti modificativi richiesti ex art. 710 c.p.c., sia tenuto a provvedere in ordine a tale domanda, quando la casa familiare non ha più tale destinazione funzionale.

Cassazione civile sez. VI  03 giugno 2014 n. 12346  

 

Ai fini dell'attribuzione dell'assegno di mantenimento, non occorre che il giudice determini l'esatto importo dei redditi posseduti attraverso l'acquisizione di dati numerici, essendo sufficiente un'attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, nel rapporto fra le quali risulti consentita l'erogazione a quello più debole di una somma corrispondente alle sue esigenze.

Cassazione civile sez. I  23 maggio 2014 n. 11517  

 

 

Previdenza ed assistenza

Sussiste una incompatibilità piena ed ontologica tra reddito minimo di inserimento ed assegno di mantenimento, la cui quantificazione comporta che nell'ottica di tutela dei figli si tenga conto della situazione pure della madre al fine di assicurare al nucleo familiare lo stesso tenore di vita in precedenza goduto allorquando nel medesimo nucleo familiare era inserito il coniuge divorziato o legalmente separato. Inoltre, la variabilità dell'assegno di mantenimento mal si concilia con una situazione che deve rimanere potenzialmente durevole nel tempo in relazione alle previsioni di spesa della pubblica amministrazione deputata all'erogazione del reddito minimo di inserimento, previsioni a loro volta giustificate dalle esigenze di bilancio di cui all'art. 81 della Costituzione.

Cassazione civile sez. lav.  30 maggio 2014 n. 12196  

 



 
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