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Art. 1561 codice civile: Determinazione del prezzo

Nella somministrazione a carattere periodico, se il prezzo deve essere determinato secondo le norme dell’art. 1474 (1), si ha riguardo al tempo della scadenza delle singole prestazioni e al luogo in cui queste devono essere eseguite (2).


Commento

(1) Le parti, in virtù dell’autonomia contrattuale [v. 1322], possono liberamente fissare il prezzo: pertanto il rinvio all’art. 1474 (in tema di vendita) ha carattere integrativo e non sostitutivo della volontà dei contraenti.

 

(2) Nelle somministrazioni di servizi deve farsi riferimento all’art. 1657, dettato in tema di appalto.

 


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione

Con la sottoscrizione del contratto si instaura tra le parti un vincolo negoziale "iure privatorum" comportante che tutte le controversie attinenti alla sua esecuzione devono ascriversi alla giurisdizione ordinaria, configurabile quando si discuta sia della esistenza giuridica delle obbligazioni gravanti su ciascuno dei contraenti sia del come il contratto vada eseguito tra le parti; appartengono, invece, al g.a. tutte quelle controversie che attengono alla fase preliminare - antecedente e prodromica al contratto - inerente alla formazione della volontà di contrarre da parte dell'amministrazione (o del concessionario) ed alla scelta del contraente privato in base alle regole cd. dell'evidenza pubblica. (Con la decisione in epigrafe, la S.C. è chiamata a pronunciarsi su una questione concernente l'individuazione del giudice competente a decidere una controversia avente per oggetto obbligazioni stabilite a carico delle parti da una convenzione urbanistica che prevedeva la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, stante l'inadempimento da parte del comune delle obbligazioni con la stessa assunte e l'invalidità dei relativi atti.Sul punto, il giudice di legittimità rileva che con la sottoscrizione del contratto si instaura tra le parti un vincolo negoziale "iure privatorum" comportante che tutte le controversie attinenti alla sua esecuzione devono ascriversi alla giurisdizione ordinaria, configurabile quando si discuta sia della esistenza giuridica delle obbligazioni gravanti su ciascuno dei contraenti sia del come il contratto vada eseguito tra le parti; appartengono, invece, al g.a. tutte quelle controversie che attengono alla fase preliminare - antecedente e prodromica al contratto - inerente alla formazione della volontà di contrarre da parte dell'amministrazione (o del concessionario) ed alla scelta del contraente privato in base alle regole cd. dell'evidenza pubblica. Detto criterio di riparto, ad avviso del giudicante, non è mutato neppure a seguito dell'entrata in vigore del d.lg. n. 80/1998 e della l. n. 205/2000, che aveva devoluto alla giurisdizione esclusiva del g.a. tutte le controversie in materia di pubblici servizi, atteso il principio assolutamente consolidato nella giurisprudenza di legittimità per cui alla generale devoluzione alla giurisdizione esclusiva amministrativa delle controversie in materia di pubblici servizi, introdotta da tale disciplina, sono sottratti i "rapporti individuali di utenza con soggetti privati", riferibili a tutti quei rapporti la cui fonte regolatrice non è di natura amministrativa (o di tipo concessorio), ma di diritto privato negoziale, indipendentemente dalla natura (pubblica o privata) del soggetto del rapporto giuridico da esso regolamento scaturito. In materia è, poi, intervenuta la Corte costituzionale che, con la sentenza 204/2004, ha dichiarato parzialmente illegittima detta normativa, rilevando che le materie affidate alla giurisdizione suddetta devono necessariamente partecipare della medesima natura - segnata dall'agire della p.a. come autorità, nei confronti della quale è accordata tutela alle posizioni di diritto soggettivo del cittadino dinanzi al g.a. - di quelle devolute alla giurisdizione generale di legittimità. Sicché siffatta natura non si riscontra nei rapporti negoziali della p.a. che hanno inizio con l'incontro della volontà tra di essa ed il contraente privato per la stipulazione del contratto, e proseguono con tutte le vicende in cui si articola la sua esecuzione, nel cui ambito i contraenti (p.a. e privato) si trovano in una posizione paritetica e le rispettive situazioni soggettive si connotano del carattere, rispettivamente, di diritti soggettivi ed obblighi giuridici a seconda delle posizioni assunte in concreto. Sulla scorta di tanto, le sezioni unite concludono nel senso che nell'ambito di detti rapporti rientra anche il contratto di somministrazione di energia elettrica di cui agli art. 1559 e ss. c.c., anch'esso avente natura privatistica e stipulato su basi paritetiche, in cui l'obbligazione del pagamento del prezzo da parte del fornitore è specificamente disciplinata dagli art. 1561-1563 c.c. e le relative controversie attinenti alla sussistenza, all'adempimento ed alle cause di estinzione di detta obbligazione, così come ad ogni posizione di dare ed avere tra le parti, aventi natura di diritto soggettivo, appartengono alla giurisdizione ordinaria).

Cassazione civile sez. un.  05 maggio 2011 n. 9843  

 

 

Vendita

Nei contratti che hanno per oggetto la compravendita di cose che il venditore vende abitualmente o la somministrazione di cose a carattere periodico, la mancata determinazione del prezzo non ne comporta la nullità, sempre che questo sia determinabile secondo i criteri stabiliti rispettivamente dagli art. 1474 e 1561 c.c. (in applicazione del suindicato principio la Suprema Corte ha escluso la nullità del contratto avente ad oggetto merce il cui prezzo era stato determinato dal giudice di merito mediante consulenza tecnica d'ufficio, avuto riguardo ai prezzi ricavabili dalle fatture facenti espresso riferimento agli articoli messi in vendita). (Conferma App. Firenze 7 dicembre 2001).

Cassazione civile sez. III  08 maggio 2006 n. 10503  

 

Se il contratto ha per oggetto cose che il venditore vende abitualmente, o la somministrazione di beni a carattere periodico ai sensi - rispettivamente - degli art. 1474 e 1561 c.c., la mancata determinazione espressa del prezzo non ne importa la nullità, giacché si presume che le parti abbiano voluto riferirsi al prezzo normalmente praticato dal venditore, che, se si tratta di cose aventi un prezzo di borsa o di mercato, si desume -salvo patto contrario - dai listini o dalle mercuriali del luogo in cui deve essere eseguita la consegna o da quelli della piazza più vicina (per la compravendita) ovvero dai listini o dalle mercuriali del luogo in cui devono essere eseguite le prestazioni (per la somministrazione). (In applicazione del suindicato principio la S.C. ha escluso la nullità del contratto avente ad oggetto merce il cui prezzo era stato determinato dal giudice di merito mediante c.t.u., avuto riguardo ai prezzi ricavabili dalle fatture facenti espresso riferimento agli articoli messi in vendita).

Cassazione civile sez. III  08 maggio 2006 n. 10503  

 

 

Pubblica amministrazione

La clausola di un capitolato speciale per la fornitura di farmaci che prevede che nel caso di introduzione sul mercato di un medicinale generico corrispondente ad una specialità aggiudicata l'Amministrazione si riserva la facoltà di acquistare il farmaco generico revocando l'aggiudicazione della specialità (ciò salvo che il fornitore aggiudicatario non allinei il prezzo di aggiudicazione a quello del corrispondente generico) non configura una rinegoziazione del contratto, come tale vietata dagli art. 9 e 19 d.lg. n. 358 del 1992, modificato dal d.lg. n. 402 del 1998, ma si limita ad indicare un criterio di determinazione del prezzo in un'ipotesi in cui fattori esterni alle parti possano incidere sul valore delle forniture, con l'attribuzione alla controparte di un potere di recesso che allarga la sfera delle opportunità a lei riconosciute. Tale clausola, per altro, sotto il profilo del diritto amministrativo non altera le condizioni iniziali nelle quali si è svolta la gara nè incide sulla "par condicio creditorum" posto che tutti si troverebbero nella medesima situazione ove si verificasse la condizione prevista dalla clausola contrattuale, nè appare in contrasto con la disciplina privatistica del contratto di somministrazione che, ai sensi dell'art. 1561 c.c., richiama, riferendole al tempo della scadenza delle singole prestazioni, le regole per la determinazione del prezzo contenute nell'art. 1474 c.c che al comma 2 esplicitamente consente la determinazione del prezzo con riferimento ai listini o alle mercuriali che registrano i prezzi di mercato.

Consiglio di Stato sez. V  11 maggio 2004 n. 2969  

 

 

Fornitura, somministrazione e subfornitura

Con riguardo al contratto di somministrazione (nella specie, di energia elettrica), l'errore di fatturazione nel quale sia in corso il somministrante nell'indicazione del corrispettivo nella relativa bolletta, attenendo non alla formazione del consenso ma all'esecuzione del contratto, non ne comporta l'annullabilità, incidendo solo sull'entità della prestazione pretesa dal creditore, al quale è, pertanto, consentito di rettificare la richiesta divergente dai dati reali e di pretendere la parte del corrispettivo non percepita e non soltanto un indennizzo nei limiti dell'ingiustificato arricchimento del destinatario della somministrazione.

Cassazione civile sez. III  16 luglio 2002 n. 10285  

 

L'errore di calcolo presente nella bolletta e relativo al prezzo della prestazione fornita, non è di natura negoziale, in quanto attiene ad un mero atto giuridico, e pertanto non deve essere essenziale e riconoscibile dal destinatario della medesima per poter essere corretto dall'ente somministrante, se i dati veri ed effettivi divergono da quelli dichiarati.

Cassazione civile sez. II  26 gennaio 2000 n. 862  

 

Con riguardo al contratto di somministrazione (nella specie, di energia elettrica) l'errore di fatturazione nel quale sia incorso il somministrante nell'indicazione del corrispettivo nella relativa bolletta, attenendo non alla formazione del consenso, ma all'esecuzione dal contratto, non ne comporta l'annullabilità incidendo solo sull'entità della prestazione pretesa dal creditore, al quale è, pertanto, consentito di rettificare la richiesta divergente dai dati reali e di pretendere la parte del corrispettivo non percepito e non soltanto un indennizzo nei limiti dell'ingiustificato arricchimento del destinatario della somministrazione.

Cassazione civile sez. II  23 settembre 1991 n. 9889  



 
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