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Art. 1563 codice civile: Scadenza delle singole prestazioni

Il termine stabilito per le singole prestazioni si presume pattuito nell’interesse di entrambe le parti (1).

Se l’avente diritto alla somministrazione ha la facoltà di fissare la scadenza delle singole prestazioni, egli deve comunicarne la data al somministrante con un congruo preavviso (2).


Commento

Termine: costituisce il momento dell’adempimento delle obbligazioni [v. 1184]; indica che una prestazione non può essere pretesa o adempiuta prima della sua scadenza.

 

(1) Alle parti è consentito convenire la proroga del termine, sempre che quello fissato non sia ancora scaduto.

 

(2) Per accertare la congruità del preavviso occorre fare riferimento alla natura e alla entità della prestazione.


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione

Con la sottoscrizione del contratto si instaura tra le parti un vincolo negoziale "iure privatorum" comportante che tutte le controversie attinenti alla sua esecuzione devono ascriversi alla giurisdizione ordinaria, configurabile quando si discuta sia della esistenza giuridica delle obbligazioni gravanti su ciascuno dei contraenti sia del come il contratto vada eseguito tra le parti; appartengono, invece, al g.a. tutte quelle controversie che attengono alla fase preliminare - antecedente e prodromica al contratto - inerente alla formazione della volontà di contrarre da parte dell'amministrazione (o del concessionario) ed alla scelta del contraente privato in base alle regole cd. dell'evidenza pubblica. (Con la decisione in epigrafe, la S.C. è chiamata a pronunciarsi su una questione concernente l'individuazione del giudice competente a decidere una controversia avente per oggetto obbligazioni stabilite a carico delle parti da una convenzione urbanistica che prevedeva la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, stante l'inadempimento da parte del comune delle obbligazioni con la stessa assunte e l'invalidità dei relativi atti.Sul punto, il giudice di legittimità rileva che con la sottoscrizione del contratto si instaura tra le parti un vincolo negoziale "iure privatorum" comportante che tutte le controversie attinenti alla sua esecuzione devono ascriversi alla giurisdizione ordinaria, configurabile quando si discuta sia della esistenza giuridica delle obbligazioni gravanti su ciascuno dei contraenti sia del come il contratto vada eseguito tra le parti; appartengono, invece, al g.a. tutte quelle controversie che attengono alla fase preliminare - antecedente e prodromica al contratto - inerente alla formazione della volontà di contrarre da parte dell'amministrazione (o del concessionario) ed alla scelta del contraente privato in base alle regole cd. dell'evidenza pubblica. Detto criterio di riparto, ad avviso del giudicante, non è mutato neppure a seguito dell'entrata in vigore del d.lg. n. 80/1998 e della l. n. 205/2000, che aveva devoluto alla giurisdizione esclusiva del g.a. tutte le controversie in materia di pubblici servizi, atteso il principio assolutamente consolidato nella giurisprudenza di legittimità per cui alla generale devoluzione alla giurisdizione esclusiva amministrativa delle controversie in materia di pubblici servizi, introdotta da tale disciplina, sono sottratti i "rapporti individuali di utenza con soggetti privati", riferibili a tutti quei rapporti la cui fonte regolatrice non è di natura amministrativa (o di tipo concessorio), ma di diritto privato negoziale, indipendentemente dalla natura (pubblica o privata) del soggetto del rapporto giuridico da esso regolamento scaturito. In materia è, poi, intervenuta la Corte costituzionale che, con la sentenza 204/2004, ha dichiarato parzialmente illegittima detta normativa, rilevando che le materie affidate alla giurisdizione suddetta devono necessariamente partecipare della medesima natura - segnata dall'agire della p.a. come autorità, nei confronti della quale è accordata tutela alle posizioni di diritto soggettivo del cittadino dinanzi al g.a. - di quelle devolute alla giurisdizione generale di legittimità. Sicché siffatta natura non si riscontra nei rapporti negoziali della p.a. che hanno inizio con l'incontro della volontà tra di essa ed il contraente privato per la stipulazione del contratto, e proseguono con tutte le vicende in cui si articola la sua esecuzione, nel cui ambito i contraenti (p.a. e privato) si trovano in una posizione paritetica e le rispettive situazioni soggettive si connotano del carattere, rispettivamente, di diritti soggettivi ed obblighi giuridici a seconda delle posizioni assunte in concreto. Sulla scorta di tanto, le sezioni unite concludono nel senso che nell'ambito di detti rapporti rientra anche il contratto di somministrazione di energia elettrica di cui agli art. 1559 e ss. c.c., anch'esso avente natura privatistica e stipulato su basi paritetiche, in cui l'obbligazione del pagamento del prezzo da parte del fornitore è specificamente disciplinata dagli art. 1561-1563 c.c. e le relative controversie attinenti alla sussistenza, all'adempimento ed alle cause di estinzione di detta obbligazione, così come ad ogni posizione di dare ed avere tra le parti, aventi natura di diritto soggettivo, appartengono alla giurisdizione ordinaria).

Cassazione civile sez. un.  05 maggio 2011 n. 9843  

 

 

Obbligazioni e contratti

Nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario far luogo ad un giudizio di comparazione in ordine al comportamento di ambedue le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti e causa del comportamento della controparte, nonché della conseguente alterazione del sinallagma. Tale accertamento, fondato sulla valutazione dei fatti e delle prove, rientra nei poteri del giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato. (Nella specie, relativa a contratto di somministrazione di caffè ad un bar, la S.C. ha giudicato congrua la motivazione con la quale il giudice del merito aveva negato la risoluzione del contratto per inadempimento, atteso che la pattuizione non precisava se l'iniziativa dei singoli scambi dovesse esser presa dal compratore o dal venditore e che nessuna delle due parti aveva rispettato il principio di buona fede contrattuale, interpellando la controparte sulla necessità di ricevere o sulla disponibilità ad eseguire tempestivamente la consegna periodica della merce).

Cassazione civile sez. III  01 giugno 2004 n. 10477



 
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