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Art. 1565 codice civile: Sospensione della somministrazione

Se la parte che ha diritto alla somministrazione è inadempiente e l’inadempimento è di lieve entità, il somministrante non può sospendere l’esecuzione del contratto senza dare congruo preavviso (1).


Commento

(1) La giurisprudenza ha ritenuto non congruo il preavviso dato per telefono, da persona ignota e con fissazione di un termine per adempiere di soli tre quattro giorni.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Fornitura, subfornitura, somministrazione

L’interruzione del servizio di distribuzione del gas all’utente è subordinata alla sussistenza di un inadempimento di notevole importanza, in mancanza di produzione della sussistenza ed entità della morosità la disalimentazione non può avere luogo.

Tribunale Cremona  10 ottobre 2014

 

È pienamente legittima la clausola che consente l'interruzione della fornitura che altro non è che l'applicazione del generale principio di cui all'art. 1460 c.c. che "inadimplenti non est adimplendum"¿ripreso anche in relazione ai contratti di somministrazione dall'art. 1565 c.c. che si limita ad aggiungere che non può essere interrotta la fornitura se l'inadempimento è di lieve entità.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. IV  01 dicembre 2011 n. 3012  

 

Con riguardo a contratto di somministrazione (nella specie, di energia elettrica), la facoltà del somministrante di sospendere le proprie prestazioni, in caso di mancato pagamento dei corrispettivi alle previste scadenze, ai sensi degli art. 1460 e 1565 c.c., deve essere riconosciuta anche se il somministrato abbia chiesto ed ottenuto l'ammissione all'amministrazione controllata, e pure dopo il decreto che disponga questa ammissione, considerato che tale procedura, i cui effetti si producono a partire da detto decreto, priva il creditore della possibilità di esperire azioni esecutive individuali, ma gli toglie il menzionato strumento di autotutela, a preservazione dell'equilibrio sinallagmatico del rapporto, e che al somministrato, peraltro, anche dopo quel decreto, non è precluso il pagamento dei pregressi debiti, previa autorizzazione del giudice delegato, in quanto sia indirizzato al risanamento dell'impresa nell'interesse della massa.

Cassazione civile sez. II  05 novembre 1990 n. 10620  

 

 

Fallimento

Nell'ipotesi di contratti di somministrazione in regime di monopolio, il legalmonopolista non può rifiutare nè la conclusione del contratto nè, attenendo l'obbligo a contrarre anche alla fase funzionale del rapporto, l'esecuzione della prestazione, nè quest'ultima può essere negata o sospesa nelle ipotesi di cui all'art. 1461 c.c.; in tali casi, essendo preclusa l'autotutela, il legalmonopolista non può rifiutare la controprestazione dell'utente ed il pagamento non è soggetto a revocatoria fallimentare; diversamente, nei casi in cui i pagamenti sono stati ricevuti in una situazione che avrebbe consentito al creditore, in virtù del carattere sinallagmatico del rapporto, di scegliere se proseguire nel medesimo, tollerando una grave morosità del debitore, o avvalersi dell'eccezione di inadempimento e risolvere il rapporto ai sensi degli art. 1460 e 1465 c.c., essendo consentita l'autotutela al legalmonopolista, i pagamenti ricevuti sono revocabili ai sensi dell'art. 67 l. fall.

Cassazione civile sez. I  16 novembre 1999 n. 12669

 

I pagamenti effettuati a favore del monopolista legale nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento sono soggetti a revocatoria qualora il creditore si sia trovato nella condizione di potersi avvalere dell'art. 1460 c.c. per effetto dell'inadempimento del debitore.

Cassazione civile sez. I  16 novembre 1999 n. 12669  

 

 

Poste Italiane

Il contratto di utenza telefonica è inquadrabile nello schema del contratto di somministrazione e pertanto la clausola contrattuale che prevede la facoltà del somministrante di sospendere la fornitura nel caso di ritardato pagamento anche di una sola bolletta rappresenta una specificazione contrattuale dell'art. 1565 c.c. (del quale amplia l'ambito a favore del somministrante), e costituisce quindi una reazione all'inadempimento dell'utente cui viene opposta l'"exceptio inadimpleti contractus"; ne consegue che la sospensione della fornitura è legittima solo finché permane l'inadempimento dell'utente e che detta sospensione, se attuata quando ormai l'utente ha pagato il suo debito, costituisce inadempimento contrattuale e obbliga perciò il somministrante al risarcimento del danno ai sensi degli art. 1176 e 1218 c.c., a meno che non sia fornita la prova che tale inadempimento è stato determinato da causa non imputabile al somministrante, ovvero, nella specie, dalla ignoranza incolpevole dell'avvenuto pagamento; la mancata conoscenza del pagamento da parte dello specifico ufficio addetto alla sospensione e riattivazione del servizio, essendo un fatto interno alla società e non dipendente dall'utente, non esclude l'obbligazione risarcitoria se non sia fornita la prova che essa dipende da causa estranea alla società e alla sua organizzazione.

Cassazione civile sez. III  02 ottobre 1997 n. 9624  

 

Il contratto di utenza telefonica è inquadrabile nello schema del contratto di somministrazione e pertanto la clausola contrattuale che prevede la facoltà del somministrante di sospendere la fornitura nel caso di ritardato pagamento anche di una sola bolletta rappresenta una specificazione contrattuale dell'art. 1565 c.c. (del quale amplia l'ambito a favore del somministrante) e costituisce quindi una reazione all'inadempimento dell'utente cui viene opposta l'exceptio inadimplenti contractus; ne consegue che la sospensione della fornitura è legittima solo finché permane l'inadempimento dell'utente e che detta sospensione, se attuata quando ormai l'utente ha pagato il suo debito, costituisce inadempimento contrattuale e obbliga perciò il somministrante al risarcimento del danno ai sensi degli art. 1176 e 1218 c.c., a meno che non sia fornita la prova che tale inadempimento è stato determinato da causa non imputabile al somministrante, ovvero, nella specie, dalla ignoranza incolpevole dell'avvenuto pagamento. La mancata conoscenza del pagamento da parte dello specifico ufficio addetto alla sospensione e riattivazione del servizio, essendo un fatto interno alla società e non dipendente dall'utente, non esclude l'obbligazione risarcitoria se non sia fornita la prova che essa dipende da causa estranea alla società e alla sua organizzazione.

Cassazione civile sez. III  02 ottobre 1997 n. 9624  



 
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