codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1569 codice civile: Contratto a tempo indeterminato

Se la durata della somministrazione non è stabilita, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dando preavviso nel termine pattuito o in quello stabilito dagli usi o, in mancanza, in un termine congruo avuto riguardo alla natura della somministrazione (1) (2).


Commento

Usi: [v. d. gen. 8].

 

Recesso: potere in base al quale una parte si scioglie dal vincolo contrattuale facendo salvi gli effetti del contratto prodotti prima del recesso. La fonte del (—) può essere legale, se il recesso è previsto dalla legge, o convenzionale quando è previsto contrattualmente con apposita clausola.

 

(1) L’omissione di un congruo preavviso fa sì che la parte recedente è tenuta al risarcimento dei danni [v. 1218, 1223] verso l’altra parte (l’obbligo di risarcire il danno comprende le spese inutilmente sostenute ed il mancato guadagno).

 

(2) Nel contratto di somministrazione a tempo determinato il recesso è ammesso soltanto per giustificato motivo.

 


Giurisprudenza annotata

Distribuzione

Non è possibile stabilire in astratto quali possano essere le valide clausole di recesso nei contratti delle imprese in condizioni di dipendenza economica; tuttavia, bisogna verificare che, in concreto, la sua previsione nel contratto e l'esercizio del recesso siano collegati o meno ad un interesse meritevole di tutela o costituiscano il mero estrinsecarsi del rapporto di dominanza economica.

Tribunale Torre Annunziata  30 marzo 2007

 

L'interruzione può anche avvenire per mutamento delle strategie di espansione commerciale, per la variazione di prodotto, per la necessità di adeguamento dei livelli qualitativi dei prodotti. Ciò che in sostanza risulta determinante è che l'interruzione del rapporto commerciale o il rifiuto di instaurazione non sia arbitrario o finalizzato a danneggiare commercialmente l'impresa in condizioni di dipendenza economica

Tribunale Torre Annunziata  30 marzo 2007

 

In caso di condizione di dipendenza economica, un recesso ad nutum con preavviso di due mesi contestuale alla imposizione di determinate strategie, appare, nei limiti della sommarietà della cognizione cautelare, determinare un ingiustificato squilibrio negli obblighi e nei rischi di impresa specifici. Posto che l'impresa dominante può rifiutarsi di contrarre o di interrompere le relazioni commerciali, tale azione deve corrispondere ad un apprezzabile interesse economico dell'impresa dominante.

Tribunale Torre Annunziata  30 marzo 2007

 

 

Concorrenza

Nei contratti di fornitura attinenti a servizi pubblici essenziali, deve ritenersi consentita la previsione di un termine, con facoltà dell'ente fornitore di disdetta alla relativa scadenza, al fine di evitare la rinnovazione tacita del rapporto, senza che siffatta clausola sia soggetta ad autorizzazione od approvazione dell'autorità di vigilanza (posto che limiti alla libertà negoziale sono contemplati solo per le tariffe e gli altri corrispettivi). peraltro, tenendo conto dell'obbligo di contrattare e di osservare parità di trattamento, di cui all'art. 2597 c.c., l'esercizio di detta facoltà è legittimo solo se funzionale alla stipulazione di una nuova fornitura, secondo condizioni conformi a quelle praticate agli altri utenti, ed altresì obiettivamente ragionevoli ed eque

Cassazione civile sez. III  09 aprile 2003 n. 5582  

 

 

Fornitura

In tema di somministrazione di acqua in favore di un immobile, la circostanza che per "factum principis" il somministrato non abbia, per un certo periodo, la disponibilità del bene (nella specie per essere stato oggetto di requisizione in uso parte della p.a. a seguito degli eventi sismici del 1980-1982) non esclude il suo obbligo di pagare il corrispettivo convenuto, ove non abbia disdettato il contratto.

Cassazione civile sez. III  03 luglio 1998 n. 6502

 

L'obbligo dell'avente diritto alla somministrazione di corrispondere il corrispettivo delle prestazioni ricevute, non viene meno, trattandosi dell'approvvigionamento di acqua in favore di un immobile, per la circostanza che durante un certo periodo di tempo il somministrato non abbia avuto (nel caso, a seguito di requisizione in uso) il libero godimento dell'immobile approvvigionato.

Cassazione civile sez. III  03 luglio 1998 n. 6502  

 

Il termine di preavviso di cui all'art. 1569 c.c. deve ritenersi congruo se consente al somministrato di reperire altrimenti, entro il termine medesimo, la prestazione oggetto della somministrazione.

Collegio arbitrale  14 settembre 1994

 

Nel contratto di fornitura di energia elettrica da parte dell'ENEL (il quale, pur vertendosi in tema di servizio pubblico essenziale reso da un ente strumentale dello Stato, ha natura privatistica), deve ritenersi consentita la previsione di un termine, con facoltà dell'ente medesimo di disdetta alla relativa scadenza, al fine di evitare la rinnovazione tacita del rapporto, senza che siffatta clausola sia soggetta ad autorizzazione od approvazione dell'autorità di vigilanza (posto che limiti alla libertà negoziale sono contemplati solo per le tariffe e gli altri corrispettivi). Peraltro, tenendo conto dell'obbligo di contrattare e di osservare parità di trattamento, di cui all'art. 2597 c.c., l'esercizio di detta facoltà è legittimo solo se funzionale alla stipulazione di una nuova fornitura, secondo condizioni conformi a quelle praticate agli altri utenti, ed altresì obiettivamente ragionevoli ed eque (nella specie, in quanto nel nuovo contratto l'ENEL voleva inserire la previsione di mutabilità della tensione, con onere dell'utente di provvedere a proprie spese ai conseguenziali adeguamenti dei propri impianti).

Cassazione civile sez. I  06 luglio 1990 n. 7159  

 

 

Energia elettrica

È consentita la previsione, nel contratto di fornitura di energia elettrica da parte dell'Enel, di un termine, con facoltà per l'ente di disdetta alla relativa scadenza. L'esercizio di tale facoltà, peraltro, è legittimo solo se funzionale alla stipulazione di una nuova fornitura, secondo condizioni conformi a quelle praticate agli altri utenti e obiettivamente ragionevoli ed eque.

Cassazione civile sez. I  06 luglio 1990 n. 7159  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti