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Art. 157 codice civile: Cessazione degli effetti della separazione

I coniugi (1) possono di comune accordo far cessare gli effetti della sentenza di separazione (2), senza che sia necessario l’intervento del giudice, con una espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco che sia incompatibile con lo stato di separazione (3).

La separazione può essere pronunziata nuovamente soltanto in relazione a fatti e comportamenti intervenuti dopo la riconciliazione.

 


Commento

Riconciliazione: [v. 154].

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 39) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Si tratta di ipotesi di riconciliazione dei coniugi [v. 154].

 

(4) Per la riconciliazione di fatto, è necessaria un’integrale ricostituzione della comunione materiale e spirituale, e non è sufficiente il ripristino della coabitazione. Per tale motivo, gli effetti della separazione non cessano automaticamente a causa di una ripresa della convivenza, che potrebbe essere anche dettata dall’impossibilità materiale di reperire due alloggi distinti.

 

 


Giurisprudenza annotata

Separazione tra coniugi

La cessazione degli effetti della separazione si determina a seguito di riconciliazione, che non può consistere nel mero ripristino della situazione "quo ante", ma nella ricostituzione del consorzio familiare attraverso la ricomposizione della comunione coniugale di vita, vale a dire la ripresa di relazioni reciproche, oggettivamente rilevanti, tali da comportare il superamento di quelle condizioni che avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza e che si concretizzino in un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione.

Cassazione civile sez. VI  21 novembre 2014 n. 24833  

 

Nel giudizio di separazione dei coniugi, l'intervenuta riconciliazione integra una eccezione in senso lato poiché riguarda, in relazione al regime previsto dagli artt. 154 e 157 cod. civ., non un fatto impeditivo ma la sopravvenienza di una nuova condizione, il cui accertamento può avvenire anche d'ufficio da parte del giudice, ancorchè sulla base di deduzioni ed allegazioni delle parti, mentre nel procedimento di divorzio l'interruzione della separazione deve essere eccepita - ai sensi dell'art. 3, quarto comma, lett. b), della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dall'art. 5 della legge 6 marzo 1987, n. 74 - dal convenuto, assumendo rilievo quale fatto impeditivo della realizzazione della condizione temporale stabilita nella medesima disposizione. Ne consegue che solo in tale ipotesi la formulazione, per la prima volta, in appello dell'eccezione predetta è improponibile. Rigetta, App. Venezia, 31/05/2012

Cassazione civile sez. I  17 settembre 2014 n. 19535  

 

La mera coabitazione non è sufficiente a provare la riconciliazione tra coniugi separati essendo necessario il rispristino della comunione di vita e d'intenti, materiale e spirituale, che costituisce il fondamento del vincolo coniugale (Nella specie, la corte territoriale aveva escluso la riconciliazione per la presenza di comportamenti, anche processuali - la proposizione di domanda riconvenzionale di addebito formulata dal ricorrente in primo grado - ostativi al ripristino, tanto più che la dedotta coabitazione era rimasta sfornita di allegazione di fatti probanti e di deduzione di mezzi istruttori idonei a corroborarla). Rigetta, App. Venezia, 31/05/2012

Cassazione civile sez. I  17 settembre 2014 n. 19535  

 

La cessazione degli effetti civili della separazione si determina a seguito di riconciliazione, che non consiste nel mero ripristino della situazione "quo ante", ma nella ricostituzione del consorzio familiare attraverso la ricomposizione della comunione coniugale di vita, vale a dire la ripresa di relazioni reciproche, oggettivamente rilevanti, tali da comportare il superamento di quelle condizioni che avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza e che si concretizzino in un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la riconciliazione, reputando che il mantenimento di due residenze separate e la perpetuazione di una condotta adulterina da parte del marito, pur costituendo una prosecuzione del "menage" coniugale anteriore alla separazione, non potessero considerarsi elementi significativi di una ripristinata unione materiale e spirituale, mentre i contributi di natura economica e l'assistenza di un coniuge all'altro in occasione di una degenza ospedaliera potevano essere dettati da ragioni umanitarie e da solidarietà post-coniugale). Rigetta, App. Napoli, 13/12/2012

Cassazione civile sez. I  24 dicembre 2013 n. 28655  

 

La riconciliazione per fatti concludenti tra coniugi legalmente separati, ostativa alla pronuncia del divorzio, deve desumersi univocamente dalla concreta ripresa da parte loro di reciproche relazioni di vita, oggettivamente idonee a dimostrare la ricostruzione spirituale e materiale del rapporto matrimoniale, con conseguente superamento delle condizioni che in precedenza avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza, non avendo invece particolare rilievo né i meri elementi psicologici, né, di per sé, la stessa ripresa della convivenza (la Suprema corte ha pertanto confermato la sentenza di merito che aveva rigettato l'eccezione di riconciliazione della moglie, la quale si era limitata a dedurre la mera restaurazione di un regime di vita ancora caratterizzato da elementi in realtà disgreganti dell'unione coniugale, quali i perduranti adulteri del marito, pur se tollerati dall'istante, e la stessa convivenza, in città diverse, di entrambi i coniugi con altre persone).

Cassazione civile sez. I  24 dicembre 2013 n. 28655  

 

La riconciliazione successiva al provvedimento di omologazione della separazione consensuale, ai sensi dell'art. 157 cod. civ., determina la cessazione degli effetti della precedente separazione, con caducazione del provvedimento di omologazione, a far data dal ripristino della convivenza spirituale e materiale, propria della vita coniugale. Ne consegue che, in caso di successiva separazione, occorre una nuova regolamentazione dei rapporti economici tra i coniugi, cui il giudice deve provvedere sulla base di una nuova valutazione della situazione economico-patrimoniale dei coniugi stessi, che tenga conto delle eventuali sopravvenienze e, quindi, anche delle disponibilità da loro acquisite per effetto della precedente separazione. Rigetta, App. Bari, 24/01/2007

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2013 n. 19541  

 



 
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