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Art. 1570 codice civile: Rinvio

Si applicano alla somministrazione, in quanto compatibili con le disposizioni che precedono, anche le regole che disciplinano il contratto a cui corrispondono le singole prestazioni (1).


Commento

(1) Il rinvio è particolarmente rilevante in tema di vendita mobiliare, che si distingue dalla somministrazione perché quest’ultima implica una pluralità di prestazioni [v. 1559]. Pertanto, si applicano, in quanto compatibili, le norme sulla vendita, per esempio, in tema di vizi o di mancanza di qualità delle cose somministrate.


Giurisprudenza annotata

Tutela del consumatore

Nel caso di vizi o difetti di cose da consumare e non da godere, per la domanda o l'eccezione di riduzione del prezzo ovvero di compensazione con quello dovuto per altre, la normativa applicabile, per il rinvio effettuato dall'art. 1570 c.c., è quella della vendita (perché le prestazioni possono considerarsi separatamente) e, quindi, quella contenuta negli art. 1492, 1494 e 1495 c.c., mentre, se la domanda è di risoluzione, si applica la norma di cui all'art. 1564 c.c., secondo la quale l'inadempimento deve avere una notevole importanza e deve essere tale da menomare la fiducia nei successivi adempimenti, in deroga all'art. 1455 c.c., e gli effetti sono quelli disciplinati dall'art. 1458, comma 1, c.c. e non dall'art. 1493 dello stesso codice.

Cassazione civile sez. III  06 luglio 2009 n. 15796  

 

 

Vendita

Nel caso di un contratto di concessione di vendita in esclusiva, le principali obbligazioni delle parti sono l'obbligo di trasferimento e consegna della merce e l'obbligo di pagamento del corrispettivo (non già l'obbligo di rispetto dell'eventuale diritto di esclusiva), e quindi, in applicazione analogica delle norme dettate per la somministrazione e per la vendita, l'obbligo della consegna è adempiuto nel luogo in cui la merce viene rimessa al vettore o allo spedizioniere, e il prezzo deve essere pagato nel luogo in cui la consegna deve essere effettuata o comunque al domicilio del venditore.

Corte appello Milano  16 aprile 2005

 

 

Fornitura, somministrazione, subfornitura

In tema di contratto di somministrazione, la disciplina dei vizi delle cose somministrate da consumare (nel caso di specie il caffè) è quella prevista dal codice per la vendita, stante il rinvio posto dall'art. 1570 c.c. è quindi applicabile, per l'operatività della garanzia per i vizi, l'art. 1495 c.c. con l'onere della denunzia dei vizi entro cinque giorni.

Cassazione civile sez. III  02 novembre 2000 n. 14330  

 

Potendo le prestazioni continuative di merci configurare un contratto di somministrazione, nel caso di vizi o difetti di cose da consumare e non da godere, per la domanda o l'eccezione di riduzione del prezzo ovvero di compensazione con quello dovuto per altre, la normativa applicabile, per il rinvio effettuato dall'art. 1570 c.c., è quella della vendita (perché le prestazioni possono considerarsi separatamente) e, quindi, quella contenuta negli art. 1492, 1494 e 1495 c.c., mentre, se la domanda è di risoluzione, si applica la norma di cui all'art. 1564 c.c. - secondo la quale l'inadempimento deve avere una notevole importanza e deve essere tale da menomare la fiducia nei successivi adempimenti - in deroga all'art. 1455 c.c., e gli effetti sono quelli disciplinati dall'art. 1458, comma 1, c.c. e non dall'art. 1493 c.c..

Cassazione civile sez. III  11 ottobre 2000 n. 13533  

 

Il contratto di somministrazione di energia elettrica non necessita di forma scritta, nè "ad substantiam", nè ad probationem perché gli atti dell'Enel, ai sensi dell'art. 3 n. 11, l. 6 dicembre 1962 n. 1643 che lo ha istituito, sono disciplinati dalle leggi di diritto privato e detto contratto non è soggetto alla disciplina della contabilità generale dello Stato di cui al r.d. 18 novembre 1923; pertanto spetta al giudice del merito accertare se in concreto, indipendentemente dalla sottoscrizione del formulario - tipo, esso è concluso "per "facta concludentia"" (quali ad esempio il pagamento del contributo richiesto dall'Ente in relazione all'impegno di potenza accolto, ovvero l'inizio dei lavori per l'allaccio della linea elettrica, prestazione di attività che pur se estranea alla causa tipica del contratto di somministrazione, può rilevare, ai fini dell'art. 1327 c.c., per l'estensione prevista dall'art. 1570 c.c.).

Cassazione civile sez. III  16 ottobre 1998 n. 10249

 

Poiché le prestazioni continuative di merci possono configurare un contratto di somministrazione, nel caso di vizi o difetti di cose da consumare e non da godere, per la domanda o l'eccezione di riduzione del prezzo - ovvero di compensazione con quello dovuto per altre - la normativa applicabile, per il rinvio effettuato dall'art. 1570 c.c., è quella della vendita, perché le prestazioni possono considerarsi separatamente, e quindi quella contenuta negli art. 1492, 1494 e 1495 c.c., mentre se la domanda è di risoluzione, si applica la norma di cui all'art. 1564 c.c. - secondo la quale l'inadempimento deve avere una notevole importanza e deve esser tale da menomare la fiducia nei successivi adempimenti - in deroga all'art. 1455 c.c., e gli effetti sono quelli disciplinati dall'art. 1458, comma 1, c.c. e non dall'art. 1493 c.c.

Cassazione civile sez. III  17 marzo 1998 n. 2842  

 

 

Locazione di cose

Qualora in un contratto di locazione la parte locatrice sia costituita da più locatori ciascuno di essi è tenuto nei confronti del conduttore alla medesima prestazione, sicché, conformemente al principio stabilito dall'art. 1294 c.c, e non derogato, in materia di locazione, da alcuna norma di legge, le obbligazioni che ad essi fanno capo sono unificate dal vincolo della solidarietà, il quale non determina la nascita di un rapporto unico ed inscindibile e non dà luogo a litisconsorzio necessario tra i diversi obbligati. Pertanto, proposta dai locatori domanda di accertamento negativo del diritto all'indennità di avviamento, il giudicato formatosi nei confronti di uno di essi rende inapplicabile l'art. 332 c.p.c. ed inammissibili tanto il suo intervento in appello in adesione al gravame proposto da altro locatore quanto il ricorso per cassazione contro la pronunzia dichiarativa di detta inammissibilità.

Cassazione civile sez. III  29 maggio 1995 n. 6019  



 
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