Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1586 codice civile: Pretese da parte di terzi

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Se i terzi che arrecano le molestie pretendono di avere diritti sulla cosa locata, il conduttore è tenuto a darne pronto avviso al locatore (1), sotto pena del risarcimento dei danni.

Se i terzi agiscono in via giudiziale, il locatore è tenuto ad assumere la lite, qualora sia chiamato nel processo. Il conduttore deve esserne estromesso con la semplice indicazione del locatore, se non ha interesse a rimanervi.

Commento

Conduttore, Locatore: [v. 1575].

 

Pronto avviso: dovere di comunicare tempestivamente le molestie di diritto [v. 1585] arrecate da terzi. La tempestività è necessaria per consentire al locatore di esercitare validamente le proprie difese.

 

Risarcimento dei danni: [v. 1218]. Nella specie, il risarcimento dei danni non è quello prodotto dalla molestia del terzo alla cosa, ma dalla situazione del locatore che non ha potuto difendersi. Infatti, il risarcimento è dovuto soltanto se sussiste uno specifico collegamento causale tra il mancato avviso e il danno.

 

Estromissione: uscita dal processo di una parte (nella specie, il conduttore) che originariamente vi aveva partecipato, a seguito di un provvedimento del giudice [v. c.p.c. 108].

 

 

(1) La mancanza o la scarsa tempestività dell’avviso non incidono sul meccanismo di operatività della garanzia (il locatore, cioè, è tenuto ugualmente ad intervenire per far cessare le turbative), e l’unica conseguenza consiste nel fatto che vengono posti a carico del conduttore i danni che il locatore potrebbe subire dalla omissione o dal ritardo (danni che avrebbe potuto evitare qualora fosse stato tempestivamente avvertito). Il locatore è tenuto alla garanzia, nonostante l’inosservanza dell’obbligo di avviso, qualora sia venuto altrimenti a conoscenza della turbativa del terzo.

Giurisprudenza annotata

Locazioni

In tema di contratto di locazione, in base alle disposizioni degli artt. 1585 e 1586 c.c, -estensibili pacificamente anche ai rapporti di affitto - in presenza di molestie di diritto il conduttore può avvalersi della sola garanzia contrattuale verso il locatore, al quale deve a tale scopo fare avviso affinché questi agisca verso il terzo rivendicante, ma non ha azione diretta verso quest'ultimo per far accertare l'insussistenza della pretesa che contrasti con il diritto personale di godimento. In altri termini il conduttore ha legittimazione passiva nel giudizio intrapreso dal terzo e diretto ad affermare diritti incompatibili con la locazione (e può essere estromesso per effetto dell'assunzione di lite da parte del locatore, che vi è obbligato salvai che il conduttore non abbia interesse a permanere in giudizio) ma, in linea generale, non ha azione verso il terzo per far accertare in proprio il diritto da questi vantato. Egli conserva tuttavia l'esperibilità dei rimedi di carattere risarcitorio anche verso il terzo ove a causa della condotta di quest'ultimo, abbia subito un danno ingiusto. In sostanza è impregiudicata per il conduttore che abbia subito molestie di diritto da parte di terzi, la facoltà di agire direttamente in via di responsabilità extracontrattuale contro di essi, senza esser obbligato ad una previa rinuncia alla azione di garanzia ex art 1585 cod. civ. verso il locatore, potendo, anzi, le due azioni essere proposte cumulativamente nello stesso giudizio dal momento che esse traggono origine da due titoli diversi ma tra loro concorrenti e compatibili.

Tribunale Salerno sez. I  11 febbraio 2014 n. 467  

 

Nella controversia promossa per il rilascio d'immobile, nei confronti di chi si assuma occuparlo senza titolo, la circostanza che il convenuto, allegando un rapporto di locazione con un terzo, indichi il nome del locatore, non può implicarne l'estromissione, con la prosecuzione della causa contro detto locatore, secondo la previsione dell'art. 1586 comma 2 c.c., qualora l'attore neghi la sussistenza di quel rapporto di locazione, atteso che permane in tal caso la legittimazione passiva del convenuto stesso rispetto all'oggetto della lite.

Cassazione civile sez. III  24 marzo 1986 n. 2068  

 

 

Competenza

In tema di competenza per territorio, il terzo chiamato in causa ad istanza del convenuto il quale, ai sensi dell'art. 106 c.p.c., chiede di essere garantito, ma che non abbia proposto alcuna eccezione di incompetenza nei termini e nei modi di legge (come pure nel caso in cui vi sia stato un accordo tra attore e convenuto chiamante in garanzia), non può eccepire l'incompetenza per territorio del giudice davanti al quale è stato chiamato, sia con riferimento alla causa principale (non eccepita dal convenuto) sia con riferimento alla sola causa di garanzia (al fine di impedire il "simultaneus processus" con la causa principale), ove si tratti di garanzia c.d. propria, ossia della garanzia del godimento di diritti che si sono trasferiti (garanzia per evizione nella compravendita, nella donazione, nella permuta, nel trasferimento dei crediti) o costituiti (locazione) o di quella che derivi da vincoli di coobbligazione (fideiussione, obbligazioni solidali contratte nell'interesse esclusivo di uno solo dei debitori), che si caratterizzano tutte per una connessione tra la pretesa dell'attore (della causa principale) e la posizione del garante (chiamato in causa) particolarmente intensa. Più in particolare, comportando la chiamata del terzo in garanzia una limitazione dell'esigenza costituzionale che il terzo non sia distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art. 25 cost.), lo spostamento della competenza della causa di garanzia si giustifica solo quando la connessione tra la domanda principale e quella di garanzia sia definibile secondo previsioni di legge relative ai rapporti sostanziali intercorrenti tra le parti processuali, e cioè si tratti della sola garanzia propria, non anche di quella impropria. (Nell'enunciare tale principio, la Corte ha affermato che lo stesso non è stato attenuato dalla riforma del codice di rito operata dalla l. 26 novembre 1990 n. 353, che pure ha limitato l'importanza del rispetto delle regole di competenza, mediante la nuova disciplina dell'art. 38 c.p.c.).

Cassazione civile sez. un.  26 luglio 2004 n. 13968  

 

 

Servitù

Nell'"actio confessoria servitutis", legittimato passivo principale - se non unico - e necessario è il proprietario del preteso fondo servente, e non già il locatario dello stesso, il quale, infatti, se convenuto egli solo in giudizio, è tenuto a darne pronto avviso al locatore, che ha il dovere di assumere la lite. Ne consegue che la sentenza di accoglimento dell'azione predetta, ove non appellata dal proprietario del fondo riconosciuto servente, passa in giudicato, non essendo legittimato il locatario a proporre appello, in ordine alla sussistenza o meno dell'affermata servitù, che, come rapporto reale tra i proprietari dei fondi dominante e servente, non può riguardare soggetti estranei ai rapporti reali predetti.

Cassazione civile sez. II  23 febbraio 1980 n. 1303



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