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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1595 codice civile: Rapporti tra il locatore e il subconduttore

Il locatore, senza pregiudizio dei suoi diritti verso il conduttore, ha azione diretta (1) contro il subconduttore per esigere il prezzo della sublocazione, di cui questi sia ancora debitore al momento della domanda giudiziale, e per costringerlo ad adempiere tutte le altre obbligazioni derivanti dal contratto di sublocazione.

Il subconduttore non può opporgli pagamenti anticipati, salvo che siano stati fatti secondo gli usi locali (2).

Senza pregiudizio delle ragioni del subconduttore verso il sublocatore (3), la nullità o la risoluzione del contratto di locazione ha effetto anche nei confronti del subconduttore, e la sentenza pronunciata tra locatore e conduttore ha effetto anche contro di lui.


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV].

 

Azione diretta: azione giudiziaria con la quale il locatore fa valere un proprio diritto ad ottenere il corrispettivo nei «confronti del soggetto, che effettivamente esercita il godimento sul bene» (nella specie subconduttore).

 

Domanda giudiziale: nella specie, è quella basata sull’inadempimento del conduttore e su un debito attuale nei suoi confronti del subconduttore.

 

Altre obbligazioni: sono, ad esempio, quelle relative ai danni arrecati al bene, alla restituzione e ai danni da ritardo.

 

Opposizione: nella specie trattasi di opposizione processuale, cioè di eccezione [v. 2697, 2959].

 

Pagamenti anticipati: pagamenti già eseguiti a vantaggio del sublocatore.

 

(1) In tal caso, il locatore può soddisfarsi direttamente nelle spettanze dovute dal subconduttore.

 

(2) Il comma 2 va letto alla luce del principio generale secondo cui il subconduttore può opporre al locatore tutte le eccezioni relative al rapporto tra subconduttore e sublocatore, ma non quelle relative al rapporto di locazione.

 

(3) L’inciso «senza pregiudizio delle ragioni del subconduttore verso il sublocatore» vuole significare che l’estinzione del rapporto principale di locazione non sempre fa venir meno il rapporto di sublocazione. Così, ad esempio, il sublocatore ha diritto al corrispettivo fino a quando, anche dopo la risoluzione della locazione, il subconduttore sia lasciato nella detenzione [v. 1140] della cosa.

 

L’art. 1595 mira a rafforzare i mezzi di tutela del locatore: questi, cioè, è autorizzato ad esercitare le pretese spettantigli nei confronti del conduttore anche nei confronti del subconduttore.


Giurisprudenza annotata

Locazione di cose

Nella subconduzione l’ordinanza di rilascio pronunciata nei confronti del conduttore esplica nei confronti del subconduttore, rimasto estraneo al giudizio e non menzionato nel titolo esecutivo, non solo gli effetti della cosa giudicata sostanziale, ma anche l’efficacia del titolo esecutivo per il rilascio; per cui il subconduttore può spiegare, nella causa per finita locazione, instaurata tra il proprietario e il conduttore, solo un intervento adesivo semplice o dipendente e non autonomo litisconsortile non potendo vantare diritti di sorta nei confronti del locatore principale e avendo un semplice interesse alla continuazione del rapporto locatizio fondamentale.

Tribunale Foggia  29 luglio 2014

 

La cessione di un ramo dell'azienda esercitata dal conduttore nell'immobile locato si configura, nei confronti del locatore, come una sublocazione, consentita dall'art. 36 l. n. 392 del 1978, senza alcun frazionamento del contratto di locazione in essere che, quindi, rimane unico. Conseguentemente, il sub-conduttore subisce le conseguenze derivanti dal contratto di locazione sia inerenti alla conclusione dello stesso (art. 1594-1595 c.c.), sia inerenti agli inadempimenti del conduttore nei confronti del locatore.

Tribunale Roma sez. VI  24 ottobre 2013 n. 21330  

 

 

Obbligazioni e contratti

Quando il convenuto per il pagamento di un debito dimostri di aver corrisposto una somma di denaro idonea all'estinzione del medesimo, spetta al creditore, il quale sostenga che il pagamento sia da imputare all'estinzione di un debito diverso, allegare e provare l'esistenza di quest'ultimo, nonché la sussistenza delle condizioni necessarie per la dedotta diversa imputazione. Tale principio, però, non può trovare applicazione nel caso in cui il debitore eccepisca l'estinzione del debito fatto valere in giudizio per effetto dell'emissione di più assegni bancari, atteso che, implicando tale emissione la presunzione di un rapporto fondamentale idoneo a giustificare la nascita di un'obbligazione cartolare, resta a carico del debitore convenuto l'onere di superare tale presunzione, dimostrando il collegamento tra il precedente debito azionato e il successivo debito cartolare, con la conseguente estinzione del primo per effetto del pagamento degli assegni.

Tribunale Roma sez. VI  05 luglio 2012 n. 15760

 

 

Idrocarburi

In tema di affidamento ad un terzo, da parte del concessionario, della gestione e dell'impianto di distribuzione di carburante per uso di autotrazione, il sistema delineato dall'art. 16, ottavo e comma 9, del d.l. n. 745 del 1970 (convertito nella legge n. 1034 del 1970) e dall'art. 19 del d.P.R. n. 1269 del 1971 (recante norme per l'esecuzione del citato art. 16), nel prevedere che il concessionario non può pretendere un compenso specifico per l'uso degli apparecchi in aggiunta a quello che gli deriva dall'accordo di somministrazione del carburante che normalmente si accompagna a detta cessione, da un lato esclude l'esistenza di un divieto assoluto di cessione della concessione, consentita invece a determinate condizioni (trasferimento di proprietà dell'impianto e consenso della p.a.), e dall'altro non commina espressamente la nullità di un contratto di affidamento difforme da quelli ivi previsti, sempre che sia idoneo ad assicurare il servizio ed a soddisfare il relativo fabbisogno collettivo; ne consegue che, ove siano stati pattuiti la cessione a titolo gratuito dell'impianto di distribuzione tra il concessionario ed un terzo (sulla base di due successivi contratti) ed un ulteriore subcomodato tra quest'ultimo e altro utilizzatore finale, secondo un collegamento a contestuali contratti di sovvenzionamento del carburante, la risoluzione del primo rapporto determina in capo all'originario concedente il diritto al rilascio dell'impianto alla scadenza del secondo contratto e nei confronti dell'utilizzatore, da considerarsi subcomodatario, con applicazione del principio generale di cui all'art. 1595 c.c., previsto per la sublocazione.

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2008 n. 23853  

 

 

Esecuzione

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui, al momento della proposizione della domanda, detto bene sia detenuto da un terzo, immessovi dal conduttore, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo, il cui titolo presuppone quello del conduttore. D'altro canto, il terzo detentore dell'immobile per il quale il locatore ha ottenuto, nei confronti del conduttore, una sentenza di condanna al rilascio, può opporsi o all'esecuzione, ai sensi dell'art. 615 c.p.c., se sostiene di detenere l'immobile in virtù di un titolo autonomo e perciò non pregiudicato da detta sentenza; o ai sensi dell'art. 404, comma 2, c.p.c., se invece sostiene la derivazione del suo titolo da quello del conduttore, ed esser la sentenza frutto di collusione tra questi e il locatore, in suo danno.

Cassazione civile sez. III  28 aprile 2006 n. 9964  

 

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, in quanto la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo qualora il titolo in base al quale costui occupa l'immobile presuppone quello del conduttore, ovvero, nell'ipotesi di trasferimento a titolo particolare della cosa locata, ai sensi dell'art. 1599 c.c., se il titolo, pur proveniente dal proprietario alienante originario locatore, non risulti opponibile all'acquirente perché privo di data certa anteriore all'alienazione della res locata: di conseguenza è irrilevante che la parte istante non abbia notificato il titolo di sfratto al terzo detentore e che costui si trovi a conoscere dell'intrapresa esecuzione solo nel momento dell'accesso dell'ufficiale giudiziario, potendo comunque il terzo contro il quale l'esecuzione di fatto si svolge proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 c.p.c., provando di detenere l'immobile in forza di un titolo autonomo e prevalente rispetto a quello in virtù del quale è stata pronunciata la sentenza di rilascio posta in esecuzione. (Conferma App. Napoli 1 ottobre 2001 n. 2622).

Cassazione civile sez. III  30 aprile 2005 n. 9024  

 

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, immessovi dal conduttore, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei confronti del terzo, il cui titolo presuppone quello del conduttore. Nè d'altro canto rileva che il locatore ometta di notificare al terzo detta sentenza di condanna e il precetto, conosciuti pertanto solo al momento dell'accesso dell'ufficiale giudiziario, essendo soltanto lui che può adempiere l'obbligo di restituire il bene al locatore.

Cassazione civile sez. III  22 novembre 2000 n. 15083



 
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