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Art. 1614 codice civile: Morte dell’inquilino

Nel caso di morte dell’inquilino, se la locazione deve ancora durare per più di un anno ed è stata vietata la sublocazione, gli eredi possono recedere dal contratto entro tre mesi dalla morte.

Il recesso si deve esercitare mediante disdetta comunicata con preavviso non inferiore a tre mesi.

 


Commento

(1) L’articolo in esame è superato qualora si tratti di immobile ad uso abitativo, dalla previsione dell’art. 6, l. 27-7-1978, n. 392 che consente la successione nel contratto di locazione, non agli eredi secondo le norme generali sulla successione, ma al coniuge, agli eredi, ai parenti ed affini con lui abitualmente (ossia stabilmente) conviventi (cd. successione anomala). Qualora i soggetti indicati dall’art. 6 manchino o rinuncino al loro diritto, il contratto di locazione si trasferirà agli eredi secondo il normale meccanismo successorio.


Giurisprudenza annotata

Locazione

Deve ritenersi che, ove manchino i presupposti dell'art. 6 l. 27 luglio 1978 n. 392, il rapporto di locazione si trasferisca agli eredi del conduttore secondo il meccanismo, ancora operante, previsto dall'art. 1614 c.c.

Tribunale Firenze sez. II  15 maggio 2012

 

Alla morte del conduttore di un immobile adibito ad uso abitativo legittimati a succedere nel rapporto di locazione sono esclusivamente i soggetti indicati all'art. 6 l. n. 392 del 1978 (nella specie la Cassazione ha precisato che in assenza dei predetti soggetti il contratto si estingue e nei confronti dell'erede che detiene l'immobile è esperibile l'azione di rilascio).

Cassazione civile sez. III  22 maggio 2001 n. 6965  

 

L'erede non convivente del conduttore di immobile adibito ad abitazione non gli succede nella detenzione qualificata e poiché il titolo si estingue con la morte del titolare del rapporto - analogamente al caso di morte del titolare dei diritti di usufrutto, uso o abitazione - quegli è un detentore precario della "res locata" al "de cuius", sì che nei suoi confronti sono esperibili le azioni di rilascio per occupazione senza titolo e di responsabilità extracontrattuale.

Cassazione civile sez. III  22 maggio 2001 n. 6965  

 

L'art. 6 della l. 27 luglio 1978 n. 392 ha compiutamente disciplinato la materia della successione nel contratto di locazione per uso abitativo nel caso di morte del conduttore, escludendo l'applicabilità dell'art. 1614 c.c. ai rapporti assoggettati alla nuova e diversa disciplina, con la conseguenza che in mancanza delle altre persone in favore delle quali l'art. 6 cit. prevede la successione nel contratto di locazione, gli eredi del conduttore possono subentrare nel rapporto locativo solo se con quest'ultimo conviventi.

Cassazione civile sez. III  16 marzo 1995 n. 3074  

 

La successione nel rapporto di locazione di un garage privato, ove sia escluso il rapporto di pertinenza con altro immobile condotto in locazione dal medesimo conduttore per proprio uso abitativo, come la sua correlazione con le attività previste dall'art. 27 della legge n. 392 del 1978, è regolata, in caso di morte del conduttore, dall'art. 1614 c.c. e dalla disciplina generale delle successioni per causa di morte, per cui, nel rapporto subentrano gli eredi del conduttore senza che assuma rilievo la preesistenza o continuazione del godimento diretto dell'immobile, con la conseguenza che, nel caso di pluralità di eredi, questi, essendo comunque titolari del rapporto indipendentemente dall'effettivo godimento del bene, sono litisconsorti necessari rispetto alle azioni destinate ad incidere sulla continuazione del rapporto, dato che la pronuncia costitutiva o di accertamento nei confronti di uno solo di essi non potrebbe produrre utile effetto rispetto agli altri.

Cassazione civile sez. III  04 dicembre 1992 n. 12918  

 

Nel regime giuridico della legge sull'equo canone, la morte del conduttore, in assenza dei successibili indicati nell'art. 6 della legge n. 392 del 1978 ovvero del convivente "more uxorio" per effetto della sentenza additiva della Corte costituzionale n. 404 del 1988, non comporta la reviscenza dell'art. 1614 c.c., sicché l'erede non convivente, mentre non può esimersi dall'obbligo di soddisfare le passività gravanti sull'asse ereditario alla data dell'avvenuta successione, secondo i principi generali, in quanto relative ad obbligazioni già scadute ed insolute del "dante causa", viene, per il resto, a trovarsi in una relazione di mero fatto con la cosa locata e, pertanto, di detenzione senza titolo che, non essendo nemmeno applicabile l'art. 1146 c.c. in relazione al possesso, può far sorgere, ai sensi dell'art. 2043 c.c., esclusivamente la responsabilità extracontrattuale per la restituzione dell'immobile e per il risarcimento del danno o per arricchimento senza causa.

Tribunale Roma  08 giugno 1992

 

L'art. 6 l. 27 luglio 1978 n. 392 ha compiutamente disciplinato la materia della successione nel contratto di locazione per uso abitativo nel caso di morte del conduttore escludendo l'applicabilità dell'art. 1614 c.c. ai rapporti assoggettati alla nuova e diversa disciplina, con la conseguenza che, in mancanza delle altre persone a favore delle quali la sopra citata disposizione della legge sull'equo canone prevede la successione nel contratto di locazione, gli eredi del conduttore possono subentrare nel rapporto locativo solo se con quest'ultimo conviventi.

Cassazione civile sez. III  21 aprile 1992 n. 4767  

 

L'art. 6 della l. 27 luglio 1978 n. 392 ha compiutamente disciplinato la materia della successione nel contratto di locazione per uso abitativo nel caso di morte del conduttore escludendo l'applicabilità dell'art. 1614 c.c. ai rapporti assoggettati alla nuova e diversa disciplina, con la conseguenza che, in mancanza delle altre persone a favore delle quali la sopra citata disposizione della legge sull'equo canone prevede la successione nel contratto di locazione, gli eredi del conduttore possono subentrare nel rapporto locativo solo se con quest'ultimo conviventi.

Cassazione civile sez. III  21 aprile 1992 n. 4767  

 



 
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