Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1616 codice civile: Affitto senza determinazione di tempo

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Se le parti non hanno determinato la durata dell’affitto, ciascuna di esse può recedere dal contratto dando all’altra un congruo preavviso (1) (2).

Sono salve le norme corporative e gli usi che dispongano diversamente.

Commento

(1) La congruità del preavviso deve valutarsi con riguardo alle esigenze della produzione ed alle circostanze della concreta fattispecie contrattuale.

 

(2) Anche per il contratto di affitto vale il principio per cui il rapporto, anche se a tempo indeterminato, non può superare la durata massima di trenta anni prevista dall’art. 1573; fa eccezione soltanto l’affitto di fondi rustici destinati al rimboschimento che può estendersi fino a novantanove anni.

 

Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

Va esclusa la risoluzione per grave inadempimento di contratto di affitto di fondo rustico, concesso privo di scorte e senza obbligo di allevamento del bestiame, ove l'affittuario abbia alienato il bestiame allevato sul fondo senza sostituirlo con altro (con riguardo alla dedotta risoluzione del contratto di affitto, non è stato ritenuto rilevante che il canone d'affitto fosse stato in parte commisurato ad una data quantità di latte per ettaro; che il fondo fosse dotato di una stalla obsoleta e non funzionale; che il concedente perdesse, per via della cessazione dell'attività di allevamento del bestiame da parte dell'affittuario, la "quota latte" e la garanzia di soddisfare il proprio credito sul bestiame).

Cassazione civile sez. III  27 marzo 1995 n. 3599  

 

È, di regola, inammissibile che in una cooperativa agricola di consumo, produzione e lavoro (costituita, nella specie, sotto forma di società a responsabilità limitata) il rapporto tra questa ed i soci si frammenti e si distorca attraverso l'istituzione di una molteplicità di veri e propri rapporti agrari, con la conseguenza di determinare, da un lato, la dissociazione dei singoli individui in origine convenuti nell'organizzazione societaria per scopi ed interessi solidaristici, e, dall'altro, la innaturale contrapposizione fra ciascun socio e la cooperativa, specie allorché si pretenda che singoli rapporti siano sorti esclusivamente tra la cooperativa ed alcuni soci soltanto i quali, in tal modo, sottraggono all'uso e al godimento degli altri notevoli estensioni di terreno.

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 1986 n. 7796  

 

 

Società

Nelle società cooperative agricole di consumo, produzione e lavoro la posizione giuridica dei soci - la cui attività di coltivazione dei fondi sono riferibili alla società - si compendia al riguardo in un complesso di diritti e di obblighi finalizzati allo scopo comune di conseguire, attraverso un'effettiva diminuzione dei costi di produzione, vantaggi nei consumi a beneficio di tutti gli associati, senza che il conferimento ad essi dei terreni per la coltivazione possa comportare l'instaurarsi di veri e propri rapporti agrari, soggetti alla relativa disciplina, con contrapposizione fra ciascun socio od alcuni soci e la cooperativa, salvo che ricorrano alcuni elementi indicativi di tale situazione quali la gestione autonoma dei singoli appezzamenti di terreno da parte di ciascun socio, il disinteresse della cooperativa alla loro conduzione e l'assunzione dei relativi rischi e profitti a carico ed a vantaggio degli assegnatari. (Nella specie, enunciando il principio surriportato, la corte regolatrice ha cassato per vizio di motivazione la sentenza nella quale era stata riconosciuta l'esistenza di singoli rapporti di affittanza agraria fra una cooperativa agricola ed alcuni soci in base alla valutazione di elementi marginali e scarsamente significativi, quali l'estensione dei terreni affidati ai soci, la loro qualità di coltivatori diretti e la trasformazione dei fondi).

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 1986 n. 7796  

 

 

Obbligazioni e contratti

Nei contratti di durata, in cui sono previste reciproche prestazioni da attuarsi in un lungo lasso di tempo, qualora la cessazione del rapporto sia pattuita con riferimento alla consumazione di una certa quantità, di beni o di merci da parte di uno dei contraenti, non può parlarsi di durata indeterminata, risultando il termine finale del rapporto prefissato in modo indiretto col rinvio al verificarsi della prevista situazione di esaurimento del bene o della merce in questione. Con conseguenza che l'esistenza del termine finale ("certus an incertus quando") preclude la possibilità del recesso unilaterale, che è applicabile ai contratti senza alcuna determinazione di tempo, essendo i suoi effetti in contrasto con un'esplicata, diversa volontà delle parti.

Cassazione civile sez. III  28 novembre 1981 n. 6354  

 

 

Locazioni

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale - per pretesa violazione del principio di eguaglianza - della legislazione vincolistica laddove non estende all'affitto di azienda le disposizioni relative alla proroga delle locazioni degli immobili urbani adibiti ad attività commerciale, trattandosi di situazioni soggettive ed oggettive disciplinate in maniera differente dal codice civile e trovando l'esclusione la sua giustificazione in esigenze di ordine pubblicistico dettate al fine di evitare lo sfruttamento dell'azienda in danno del proprietario di essa e della produzione nazionale.

Cassazione civile sez. III  28 novembre 1981 n. 6361  

 



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