codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1620 codice civile: Incremento della produttività della cosa

L’affittuario può prendere le iniziative atte a produrre un aumento di reddito della cosa (1), purché esse non importino obblighi per il locatore o non gli arrechino pregiudizio, e siano conformi all’interesse della produzione (2).


Commento

(1) Si fa riferimento al potere di apportare incrementi alla cosa o varianti al modo di utilizzazione della stessa. La facoltà concessa all’affittuario è limitata dal divieto, ex art. 1618, di mutare stabilmente la destinazione economica della cosa.

 

(2) Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto nel caso in cui l’azione dell’affittuario abbia superato i limiti imposti dall’articolo in esame. Inoltre, per opporsi alle iniziative dell’affittuario il locatore può esercitare la denuncia di nuova opera.

 


Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

In materia di contratti agrari l'unilaterale non autorizzata trasformazione del fondo da parte dell'affittuario può concretare un inadempimento che giustifica la risoluzione del rapporto agrario ai sensi dell'art. 5 l. 3 maggio 1982 n. 203, quando modifichi l'originario ordinamento colturale del fondo, perché la libertà di iniziativa, di organizzazione e di gestione attribuita all'affittuario dall'art. 10 l. 11 febbraio 1971 n. 11, e dall'art. 16 della stessa legge n. 203 del 1982 trova limite nell'obbligo di conservare la struttura funzionale e la destinazione economica del fondo voluta dal concedente, come è reso palese anche dall'art. 5 della legge n. 203 del 1982, che espressamente ricollega il concetto di gravità dell'inadempimento alla conservazione del fondo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la risoluzione dando rilievo alla volontà delle parti espressa nella formula contrattuale affitto di "nuda terra" e nella tacita rinnovazione del contratto alla scadenza, quando già la destinazione a foraggere e pascolo era stata impressa al terreno, oltre che alla coincidenza di tale destinazione con la normale destinazione di terreni similari nella zona).

Cassazione civile sez. III  14 dicembre 2006 n. 26843

 

La particolare procedura prevista dall'art. 50 l. n. 203 del 1982 - in base alla quale, per i terreni soggetti a destinazione diversa da quella agricola in conformità agli strumenti urbanistici vigenti, il proprietario può ottenere il rilascio dell'area necessaria alla realizzazione dell'opera concessa, dei relativi servizi e delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, trova applicazione solamente in caso di domanda di rilascio fondata sulla circostanza che il fondo, per effetto di un vigente strumento urbanistico, perda la sua destinazione agricola, e non anche quando sul fondo oggetto di affitto venga realizzato un edificio di civile abitazione senza il consenso del concedente, risultando in tal caso integrata l'ipotesi di grave inadempimento del conduttore, che giustifica la risoluzione del rapporto agrario, ai sensi dell'art. 5 l. n. 203 del 1982, per violazione dell'obbligo di conservazione e manutenzione del fondo, per far valere la quale va previamente promosso il tentativo obbligatorio di conciliazione ex art. 46 della medesima legge.

Cassazione civile sez. III  09 marzo 2006 n. 5107  

 

In materia di contratti agrari l'unilaterale non autorizzata trasformazione del fondo da parte dell'affittuario può concretare un inadempimento che giustifica la risoluzione del rapporto agrario ai sensi dell'art. 5 l. 3 maggio 1982 n. 203, quando modifichi l'originario ordinamento colturale del fondo, perché la libertà di iniziativa, di organizzazione e di gestione attribuita all'affittuario dall'art. 10 l. 11 febbraio 1971 n. 11, e dall'art. 16 della stessa legge n. 203 del 1982 trova limite nell'obbligo di conservare la struttura funzionale e la destinazione economica del fondo voluta dal concedente, come è reso palese anche dall'art. 5 della legge n. 203 del 1982, che espressamente ricollega il concetto di gravità dell'inadempimento alla conservazione del fondo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto che il limite del rispetto dell'originario ordinamento colturale del fondo era da considerarsi violato per avere il conduttore trasformato i terreni dell'azienda, già destinati a pascolo, in seminativi).

Cassazione civile sez. III  04 febbraio 2002 n. 1439

 

Va esclusa la risoluzione per grave inadempimento di contratto di affitto di fondo rustico, concesso privo di scorte e senza obbligo di allevamento del bestiame, ove l'affittuario abbia alienato il bestiame allevato sul fondo senza sostituirlo con altro (con riguardo alla dedotta risoluzione del contratto di affitto, non è stato ritenuto rilevante che il canone d'affitto fosse stato in parte commisurato ad una data quantità di latte per ettaro; che il fondo fosse dotato di una stalla obsoleta e non funzionale; che il concedente perdesse, per via della cessazione dell'attività di allevamento del bestiame da parte dell'affittuario, la "quota latte" e la garanzia di soddisfare il proprio credito sul bestiame).

Cassazione civile sez. III  27 marzo 1995 n. 3599  

 

Il disposto dell'art. 10 della legge n. 11 del 1971 seppure amplia i poteri dell'affittuario di fondo rustico, assegnandogli una vasta area di discrezionalità nell'organizzazione e gestione dell'impresa agricola e consentendogli, quindi, di scegliere liberamente il metodo produttivo reputato più idoneo e di adattare l'ordinamento colturale alle esigenze dell'organizzazione aziendale, non esime tuttavia l'affittuario medesimo dall'obbligo di coltivare il fondo razionalmente e secondo le regole della buona tecnica agraria, nonché di non mutare la destinazione economica data al fondo stesso dal proprietario, non essendo state abrogate le norme di cui agli art. 1615, 1618 e 1620 c.c.

Cassazione civile sez. III  24 febbraio 1986 n. 1134

 

 

Locazione

In tema di affitto di cosa produttiva, l'art. 1620 attribuisce all'affittuario la facoltà di prendere ogni iniziativa idonea ad incrementare il reddito della cosa medesima; l'esercizio di tale facoltà non può, però, tradursi in obblighi a carico del locatore e non può, pertanto, di per sè costituire titolo per pretendere da quest'ultimo indennità per miglioramenti effettuati in attuazione di dette iniziative. Ne consegue che in nessun caso l'affittuario ha il diritto di ritenere l'azienda affittata fino a quando gli venga corrisposta l'indennità o eventuale altra somma, sempre che dovute. Nè rileva che il diritto di ritenzione sia previsto in materia di enfiteusi, di possesso di buona fede o in favore del coerede che conferisca un bene in natura, atteso che le norme che prevedono il diritto di ritenzione hanno natura eccezionale e non sono perciò suscettibili di applicazione analogica.

Cassazione civile sez. III  29 settembre 2005 n. 19162  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti