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Art. 1623 codice civile: Modificazioni sopravvenute del rapporto contrattuale

Se, in conseguenza di una disposizione di legge, di una norma corporativa o di un provvedimento dell’autorità riguardanti la gestione produttiva, il rapporto contrattuale risulta notevolmente modificato in modo che le parti ne risentano rispettivamente una perdita e un vantaggio (1), può essere richiesto un aumento o una diminuzione del fitto ovvero, secondo le circostanze, lo scioglimento del contratto.

Sono salve le diverse disposizioni della legge, della norma corporativa o del provvedimento dell’autorità.


Commento

(1) La modificazione, nell’ambito del rapporto contrattuale, deve riguardare entrambe le parti. In altre parole, la posizione di uno dei contraenti deve risultare avvantaggiata, mentre quella dell’altro viene svantaggiata dallo stesso fatto.


Giurisprudenza annotata

Demanio

Sebbene l'art. 1623 c.c. operi nell'ambito proprio del rapporto di affitto disciplinato dal c.c. italiano, deve ritenersi che esso proponga un modello di azione utilizzabile anche in presenza di modificazioni sopravvenute di un rapporto contrattuale accessivo alla concessione di un bene pubblico, quale il demanio marittimo. La significativa alterazione dell'equilibrio tra le prestazioni dedotte nel rapporto contrattuale, che fa seguito al considerevole incremento del canone concessorio prospetta alla parte concessionaria la necessità di recuperare spazi di discrezionalità economica in termini di assenso alla nuova concessione, ovvero in termini di scioglimento dal vincolo assunto. Un'alternativa del genere può, però, essere esercitata solo in presenza di adeguate garanzie partecipative.

T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia) sez. I  21 gennaio 2014 n. 18  

 

 

Concessioni amministrative

In tema di rideterminazione dei canoni concessori di beni demaniali marittimi, ai sensi dell'art. commi 251 e 252 l. 27 dicembre 2006 n. 296, non compatibile e neppure conferente è il richiamo all'art. 1623 c.c., che prevede la riduzione ad equità o la risoluzione del contratto per notevole onerosità sopravvenuta a causa di legge: si tratta, infatti, di disposizione ontologicamente contrastante ai fini che ne occupano, con la nuova disciplina del settore, che ha operato un adattamento del canone, che era sproporzionato in danno dello Stato a causa della sua patente inadeguatezza in relazione al tempo trascorso e ai fenomeni di deprezzamento maturati riguardo al valore del bene in concessione e alla redditività ordinariamente ritraibile dal concessionario.

Consiglio di Stato sez. VI  04 novembre 2013 n. 5289

 

In tema di rivalutazione dei canoni demaniali marittimi ex legge finanziaria 2006, non compatibile e neppure conferente è il richiamo all’art. 1623 c.c.., che prevede la (ontologicamente contrastante ai fini che ne occupano) riduzione ad equità o la risoluzione del contratto per notevole onerosità sopravvenuta a causa di legge. Infatti tali principi sono praticabili solo quando la legge vada ad incidere sulla “gestione produttiva” e non anche se la legge intervenga indirettamente sulla “gestione corrente” con la nuova disciplina del settore. Del resto, vale al contrario rilevare che la legge finanziaria ha operato un adattamento del canone, che era sproporzionato in danno dello Stato a causa della sua patente inadeguatezza in relazione al tempo trascorso e ai fenomeni di deprezzamento maturati riguardo al valore del bene in concessione e alla redditività ordinariamente ritraibile dal concessionario.

Consiglio di Stato sez. VI  04 novembre 2013 n. 5289



 
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