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Art. 1627 codice civile: Morte dell’affittuario

Nel caso di morte dell’affittuario, il locatore e gli eredi dell’affittuario possono, entro tre mesi dalla morte, recedere dal contratto mediante disdetta comunicata all’altra parte con preavviso di sei mesi.

Se l’affitto ha per oggetto un fondo rustico, la disdetta ha effetto per la fine dell’anno agrario in corso alla scadenza del termine di preavviso.


Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

In tema di contratti agrari, la disposizione dell'art. 49 l. n. 203 del 1982 trova applicazione solo con riguardo all'erede dell'affittuario coltivatore diretto, in considerazione anche della menzione di detta norma tra quelle che l'art. 23 della legge stessa ritiene applicabili ai contratti di affitto a conduttore non coltivatore diretto. Pertanto il caso di morte di affittuario non coltivatore diretto resta disciplinato dall'art. 1627 c.c.

Tribunale Verona  13 agosto 1999

 

In tema di contratti agrari, la disposizione dell'art. 49 l. n. 203 del 1982 - secondo cui, in caso di morte dell'affittuario, il contratto si scioglie alla fine dell'annata agraria in corso, salvo che tra gli eredi vi sia persona che abbia esercitato e continui ad esercitare attività agricola in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore a titolo principale - trova applicazione solo con riguardo all'erede dell'affittuario coltivatore diretto, in considerazione anche della mancata menzione di detta norma tra quelle che l'art. 23 della legge stessa ritiene applicabili ai contratti d'affitto a conduttore non coltivatore diretto. Pertanto, il caso di morte dell'affittuario non coltivatore diretto resta disciplinato dall'art. 1627 c.c., non abrogato per incompatibilità con le disposizioni della menzionata legge n. 203 del 1982, la quale attribuisce al concedente una mera facoltà di recesso. (Nella specie, la S.C., in base all'enunciato principio, ha confermato la sentenza del merito, la quale aveva accertato che l'erede del conduttore non aveva titolo a subentrare nel contratto d'affitto perché, anche a ritenere applicabile l'art. 49 l. n. 203 del 1982 all'ipotesi di affittuario defunto non coltivatore diretto, non risultava che avesse esercitato e continuasse ad esercitare sul fondo attività agricola in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore principale ai sensi dell'art. 12 l. n. 153 del 1975).

Cassazione civile sez. III  07 giugno 1996 n. 5306

 

In tema di contratti agrari, la disposizione dell'art. 49 della legge n. 203 del 1982 - secondo cui, in caso di morte dell'affittuario, il contratto si scioglie alla fine dell'annata agraria in corso, salvo che tra gli eredi vi sia persona che abbia esercitato e continui ad esercitare attività agricola in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore a titolo principale - trova applicazione solo con riguardo all'erede dell'affittuario coltivatore diretto, in considerazione anche della mancata menzione di detta norma tra quelle che l'art. 23 della legge stessa ritiene applicabili ai contratti d'affitto a conduttore non coltivatore diretto. Pertanto, il caso di morte di affittuario non coltivatore diretto resta disciplinato dall'art. 1627 c.c., non abrogato per incompatibilità con le disposizioni della menzionata legge n. 203 del 1982, la quale attribuisce al concedente una mera facoltà di recesso. (Nella specie, la S.C., in base all'enunciato principio, ha confermato la sentenza del merito, la quale aveva accertato che l'erede del conduttore non aveva titolo a subentrare nel contratto d'affitto perché, anche a ritenere applicabile l'art. 49 della legge n. 203 del 1982 all'ipotesi di affittuario defunto non coltivatore diretto, non risultava che avesse esercitato e continuasse ad esercitare sul fondo attività agricola in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore principale ai sensi dell'art. 12 della legge n. 153 del 1975).

Cassazione civile sez. III  29 agosto 1995 n. 9109  

 

In caso di morte dell'affittuario, conduttore non coltivatore diretto, la relativa fattispecie, quanto alla eventuale cessazione o prosecuzione del contratto, resta disciplinata dall'art. 1627 c.c. (non abrogato per incompatibilità con le disposizioni della legge n. 203 del 1982) e non dall'art. 49 legge cit. non espressamente richiamato dall'art. 23 della stessa legge, con la conseguenza che è bastevole la comunicazione del recesso, nei termini ivi previsti, da parte del locatore, per la cessazione del rapporto ed il rilascio del fondo nei confronti degli eredi dell'affittuario; peraltro il termine di tre mesi previsto dalla suddetta norma, va computato a far tempo dal momento in cui il locatore ha avuto effettiva conoscenza dell'evento e non dalla data della morte dell'affittuario.

Tribunale Foggia  03 luglio 1991

 

In caso di recesso del concedente da contratto di affittanza agraria (nella specie: ex art. 1627 c.c.) la disposizione di cui all'art. 47, comma 2, l. 8 maggio 1982 n. 203 - secondo cui il rilascio del fondo a seguito di giudizio può avvenire solo al termine dell'annata agraria nel corso della quale è stata resa la sentenza esecutiva - non esonera il conduttore dalla responsabilità per eventuali danni arrecati al concedente per il ritardo nel rilascio, a far tempo dal momento in cui, scaduto il termine di preavviso, è sorta l'obbligazione di riconsegnare il fondo (salvo in sede di liquidazione del danno, l'accertamento sull'esistenza effettiva dei danni risarcibili e sul loro concreto ammontare).

Cassazione civile sez. III  16 dicembre 1988 n. 6852

 



 
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