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Art. 1628 codice civile: Durata minima dell’affitto

Se le norme corporative stabiliscono un periodo minimo di durata del contratto, l’affitto di un fondo rustico stipulato per una durata inferiore si estende al periodo minimo cosi’ stabilito.


Commento

Fondo rustico: consiste in una distesa più o meno vasta di terreno, destinata ed usata per la produzione agricola, cioè per la coltivazione di vegetali e per attività similari.

 

Affitto di fondo rustico: contratto con il quale una parte (locatore) concede all’altra (affittuario) il godimento di un fondo verso un determinato corrispettivo. L’affittuario assume la gestione esclusiva dell’impresa agricola, diventando in tal modo imprenditore.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

La controversia avente ad oggetto il rilascio di un fondo rustico concesso in comodato, è devoluta alla competenza del giudice ordinario, e non della sezione specializzata agraria, trattandosi di rapporto non soggetto all'applicazione della legislazione speciale sui contratti agrari. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  24 ottobre 2013 n. 24142  

 

In materia di affitto di fondi rustici, il diritto dell'affittuario all'ottenimento dell'indennizzo per i miglioramenti apportati successivamente all'entrata in vigore della l. 11 febbraio 1971 n. 11, sussiste a condizione, da valutarsi in via alternativa, che essi siano stati eseguiti o previa autorizzazione dell'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura (a norma dell'art. 11 della citata legge n. 11 del 1971, prima, e dell'art. 16 della legge n. 203 del 1982, poi) o con il consenso del concedente.

Cassazione civile sez. III  18 marzo 2008 n. 7278  

 

Ove in un giudizio di scioglimento di società di persone (e di rendiconto) venga da uno dei soci, al fine di escludere che tra le poste attive della società oggetto di divisione rientri anche un fondo agricolo e i proventi derivati dal suo sfruttamento, dedotta in via riconvenzionale domanda di accertamento della sua qualità di affittuario, la questione a tale stregua proposta, trattandosi di pretesa che investe circostanze rientranti nel fatto costitutivo del diritto fatto valere in giudizio (l'esercizio del diritto allo scioglimento della società e di rendimento dei conti) e che introduce una questione pregiudiziale non in senso tecnico ma soltanto in senso logico, non è idonea a mutare la natura dell'azione originariamente esperita e a fondarne la devoluzione alla cognizione della sezione specializzata agraria, ma deve essere esaminata "incidenter tantum" dal giudice competente.

Cassazione civile sez. III  28 giugno 2005 n. 13903

 

In tema di affitto di fondi rustici, i miglioramenti eseguiti sul fondo dall'affittuario coltivatore diretto senza il consenso del concedente dopo l'entrata in vigore della legge n. 11 del 1971 sono indennizzabili solo se sia stata osservata la procedura di legittimazione prevista dapprima dall'art. 11 della legge n. 11 del 1971, poi dall'art. 16 della legge n. 203 del 1982 (accordo delle parti o parere favorevole dell'ispettorato provinciale agrario), non potendo al riguardo invocarsi l'art. 1651 c.c. che, abrogato per effetto dell'art. 29 legge n. 11 del 1971, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale del solo art. 14, comma 2, della citata legge n. 11 del 1971 (ma non anche del suindicato art. 29) è applicabile ai miglioramenti eseguiti anteriormente all'entrata in vigore di quest'ultima disposizione, ma non anche a quelli effettuati successivamente.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2005 n. 11194

 

In tema di affitto a coltivatore diretto, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 1621 e 1577 c.c. (dettato con specifico riguardo al contratto di locazione, ma senz'altro applicabile anche a quello di affitto, di fondi rustici in particolare), in pendenza del rapporto il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese le riparazioni straordinarie, mentre il conduttore è tenuto a dare avviso al locatore se la cosa necessita di riparazioni a carico di quest'ultimo, potendo eseguire direttamente le riparazioni urgenti, salvo il rimborso, purché ne dia contemporaneamente avviso al locatore. (In applicazione del suindicato principio la S.C. ha rigettato il ricorso affermando che correttamente i giudici di merito avevano -implicitamente - rigettato la domanda di rimborso delle spese sostenute per ricostituire gli oggettivi requisiti produttivi del fondo agricolo detenuto in affitto, pregiudicati dalle alluvioni verificatesi negli anni 1991 e 1993, in difetto di deduzione e prova, da parte del conduttore, che si trattava di riparazioni urgenti ex art. 1577, comma 2, c.c., e di contestuale avviso ai concedenti).

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2005 n. 11194  

 

La donazione della nuda proprietà di un fondo a colui che già ne gode a titolo personale per precedente contratto tra le medesime parti non estingue per mutuo consenso questa ultimo, non sussistendo incompatibilità nè logica, nè giuridica, tra un contratto di affitto di un fondo agrario e la donazione della nuda proprietà di esso da parte del medesimo autore allo stesso avente causa in quanto solo colui che si è riservato l'usufrutto su di un bene può concederlo in godimento, mentre il nudo proprietario non ha diritto a goderne nè a titolo reale nè a titolo personale. Pertanto il predetto titolare di un diritto di godimento personale può pretendere la consegna di tale fondo finché dura il contratto di affitto, senza incorrere in nessuna prescrizione, essendo espressione del suo diritto al pacifico godimento del bene.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 1999 n. 5099  

 

L'art. 53, comma 1, legge n. 203 del 1982, nello stabilire che tale legge si applica a tutti i rapporti, comunque in corso, si riferisce esclusivamente ai rapporti agrari e non anche a quelli di natura diversa (quali quelli di famiglia, di società. etc.). Pertanto, in caso di morte del proprietario di un fondo rustico, coltivato direttamente da lui e da alcuni dei suoi familiari, verificatasi anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 203 del 1982, non trova applicazione l'art. 49 di detta legge - che prevede la costituzione coattiva di un rapporto di affitto tra l'erede imprenditore agricolo a titolo principale o coltivatore diretto e gli altri coeredi, anche per le porzioni comprese nelle quote di costoro - poiché, prima dell'entrata in vigore della richiamata legge, nessuna norma (applicabile alla data dell'apertura della successione) configurava, nell'ipotesi, un contratto di affitto o altro rapporto agrario tra gli eredi; senza che alcun rilievo possa assumere la deduzione dell'esistenza di un'impresa familiare tra il de cuius proprietario del terreno e coloro degli eredi con lui dediti alla coltivazione dello stesso, in quanto detto rapporto, di natura non agraria, assicura una tutela degli eredi-coltivatori diversa da quella prevista dal richiamato art. 49, vale a dire il diritto di prelazione in caso di divisione ereditaria dell'azienda familiare.

Cassazione civile sez. III  11 settembre 1995 n. 9597  



 
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