codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 163 codice civile: Modifica delle convenzioni

Le modifiche delle convenzioni matrimoniali  (1), anteriori o successive al matrimonio, non hanno effetto se l’atto pubblico non è stipulato col consenso di tutte le persone che sono state parti nelle convenzioni medesime, o dei loro eredi.

Se uno dei coniugi muore dopo aver consentito con atto pubblico alla modifica delle convenzioni, questa produce i suoi effetti se le altre parti esprimono anche successivamente il loro consenso (2), salva l’omologazione del giudice (3). L’omologazione può essere chiesta da tutte le persone che hanno partecipato alla modificazione delle convenzioni o dai loro eredi.

Le modifiche convenute e la sentenza di omologazione hanno effetto rispetto ai terzi solo se ne è fatta annotazione in margine all’atto del matrimonio.

L’annotazione deve inoltre essere fatta a margine della trascrizione delle convenzioni matrimoniali ove questa sia richiesta a norma degli articoli 2643 e seguenti.


Commento

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 44) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Qualora le altre parti modifichino le precedenti convenzioni matrimoniali in modo diverso da quanto proposto dal coniuge deceduto, l’atto non sarebbe omologabile, poiché mancherebbe il requisito essenziale di ogni accordo, cioè l’identità dei consensi.

 

(3) Il procedimento di omologazione ha lo scopo di accertare la regolarità formale delle modificazioni e la sussistenza delle condizioni richieste dalla legge affinché esse possano produrre effetti.

 

La norma è espressione del principio generale, vigente in materia contrattuale, per il quale la modificazione di un accordo precedente è inefficace se non viene realizzata con la partecipazione di tutte le parti originarie.


Giurisprudenza annotata

Coniugi

In materia di fondo patrimoniale, l'art. 171 c.c. riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo, essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all'art. 163 c.c. pur in presenza di figli minorenni. All'atto pubblico di modifica o di risoluzione dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale i coniugi possono addivenire liberamente, senza necessità di autorizzazione da parte dell'Autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minori. L'autorizzazione è, invero, richiesta dall'art. 169 c.c. soltanto per l'alienazione dei beni facenti parte del fondo, ovvero per dare in pegno, per ipotecare, o, comunque, vincolare beni del fondo nei soli casi di necessità od utilità evidente. Alla revocabilità per mutuo consenso del fondo patrimoniale non può porsi un controllo giudiziario non previsto da alcuna norma di legge e del quale mancherebbero i parametri di valutazione, e che si porrebbe in contrasto con l'esigenza di salvaguardia dell'autonomia privata dei coniugi-genitori.

Tribunale Milano sez. IX  06 marzo 2013

 

In materia di fondo patrimoniale, l'art. 171 c.c. riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all'art. 163 c.c. pur in presenza di figli minorenni. All'atto pubblico di modifica o di risoluzione dell'atto costitutivo del fondo patrimoniale i coniugi possono addivenire liberamente senza necessità di autorizzazione da parte della autorità giudiziaria, pur in presenza di figli minori. L'autorizzazione è richiesta dall'art. 169 c.c. soltanto per la alienazione dei beni facenti parte del fondo ovvero per dare in pegno, ipotecare o comunque vincolare beni del fondo nei soli casi di necessità o utilità evidente. Alla revocabilità per mutuo consenso del fondo patrimoniale non può porsi un controllo giudiziario non previsto da alcuna norma di legge e del quale mancherebbero i parametri di valutazione e che si porrebbe in contrasto con l'esigenza di salvaguardia della autonomia privata dei coniugi/genitori.

Tribunale Milano sez. IX  06 marzo 2013

 

In materia di fondo patrimoniale, ai sensi del combinato disposto degli art. 169 e 170 c.c. e dei principi costituzionali in tema di famiglia, i beni costituiti nel fondo, non potendo essere distolti dalla loro destinazione ai bisogni familiari, non possono costituire oggetto di iscrizione di ipoteca ad opera di terzi, qualunque clausola sia stata inserita nell'atto di costituzione circa le modalità di disposizione degli stessi in difformità da quanto stabilito dal citato art. 169 c.c.; tuttavia, nel caso in cui i coniugi o uno di essi abbiano assunto obbligazioni nell'interesse della famiglia, qualora risultino inadempienti alle stesse, il creditore può procedere all'iscrizione d'ipoteca sui beni costituiti nel fondo, attesa la funzione di garanzia che essi assolvono per il creditore, in quanto correlati al soddisfacimento delle esigenze familiari.

Cassazione civile sez. I  04 giugno 2010 n. 13622  

 

La costituzione del fondo patrimoniale di cui all'art. 167 c.c. è soggetta alle disposizioni dell'art. 162 c.c., circa le forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella del comma 4, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. (Nella specie, le S.U. hanno confermato la sentenza di merito che - in presenza di un atto di costituzione del fondo patrimoniale trascritto nei pubblici registri immobiliari, ma annotato a margine dell'atto di matrimonio successivamente all'iscrizione di ipoteca sui beni del fondo medesimo - aveva ritenuto che l'esistenza del fondo non fosse opponibile al creditore ipotecario).

Cassazione civile sez. un.  13 ottobre 2009 n. 21658  

 

La costituzione del fondo patrimoniale di cui all'art. 167 c.c. è soggetta alle disposizioni dell'art. 162 c.c. circa la forma delle convenzioni matrimoniali, ivi incluso il comma 3, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia, inidonea ad assicurare l'opponibilità in questione, e non sopperisce al difetto dell'annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe od equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi possano avere acquisito, altrimenti, della costituzione del fondo. Ne consegue che, in mancanza di annotazione del fondo a margine dell'atto di matrimonio, il fondo non è opponibile ai creditori che abbiano iscritto ipoteca sui beni del fondo, essendo irrilevante, a tale effetto, la trascrizione del fondo nei registri della Conservatoria dei beni immobili.

Cassazione civile sez. I  25 marzo 2009 n. 7210

 

 

Stato civile

Per la pubblicità richiesta dagli art. 162 e 163 c.c. ai fini dell'opponibilità ai terzi delle convenzioni matrimoniali tra coniugi, è necessaria e sufficiente l'annotazione dell'atto di matrimonio contenuta nel registro depositato presso gli uffici del Comune di celebrazione, e non anche presso altri uffici. L'ordinamento di stato civile prescrive, invero, che i registri di matrimonio siano tenuti dall'ufficiale dello stato civile in doppio originale, e che un originale sia trasmesso al Procuratore della Repubblica per il deposito presso la cancelleria del Tribunale per scopi che trascendono quelli della pubblicità, tanto è vero che: i certificati di nascita, di cittadinanza, di matrimonio e di morte sono rilasciati dal Comune e non dalla cancelleria del Tribunale; l'estratto dell'atto di celebrazione del matrimonio è solo quello a firma dell'ufficiale di stato civile; se il legislatore avesse disposto una doppia annotazione delle convenzioni matrimoniali (e delle loro modifiche) ai fini della tutela dei terzi, l'avrebbe espressamente prevista e non si sarebbe limitato ad imporre al notaio rogante di richiedere l'annotazione all'ufficiale di stato civile.

Cassazione civile sez. III  10 luglio 2008 n. 18870  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti