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Art. 1630 codice civile: Affitto senza determinazione di tempo

L’affitto a tempo indeterminato di un fondo soggetto a rotazione di colture si reputa stipulato per il tempo necessario affinchè l’affittuario possa svolgere e portare a compimento il normale ciclo di avvicendamento delle colture praticate nel fondo.

Se il fondo non è soggetto ad avvicendamento di colture, l’affitto si reputa fatto per il tempo necessario alla raccolta dei frutti.

L’affitto non cessa se prima della scadenza una delle parti non ha dato disdetta con preavviso di sei mesi.

Sono salve le diverse disposizioni delle norme corporative.


Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

Non rientra nella competenza del pretore convalidare uno sfratto, per finita locazione di un fondo rustico, sul presupposto che la contestazione concerne la validità della disdetta e non l'esistenza di un rapporto agrario, perché, implicando comunque l'accertamento della durata e della conseguente cessazione o meno del rapporto agrario, spetta alla competenza esclusiva della sezione specializzata agraria del tribunale, alla quale l'art. 9 l. 14 febbraio 1990 n. 29 ha devoluto tutte le controversie in materia di contratti agrari, inerenti sia alla loro genesi, che al funzionamento ed alla cessazione degli stessi.

Cassazione civile sez. III  04 gennaio 2000 n. 17  

 

L'impegno di coltivare o di far coltivare direttamente il fondo per almeno nove anni, a cui è condizionato l'esercizio del "diritto di ripresa" (art. 42, lett. c), l. 3 maggio 1982 n. 203), può esser manifestato, senza necessità di forma particolare, anche mediante la disdetta del contratto di affitto. Contro la pronuncia del giudice di merito che ritenga la sussistenza di un tal tipo di impegno il ricorso in Cassazione è ammissibile o perché sono state violate le norme ermeneutiche - (art. 1362 ss. c.c.), applicabile anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale (art. 1324 c.c.) o per difetto di motivazione.

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 1998 n. 1353  

 

Poiché l'art. 39 l. 3 maggio 1982 n. 203, collocato tra le norme generali, dispone che l'annata agraria ha inizio l'11 novembre ". ai fini della presente legge", tale decorrenza non può esser limitata, per esigenze di razionalità ed omogeneità, ai rapporti associativi (art. 25, 26, 30 e 34 stessa legge), ovvero alle ipotesi in cui il legislatore ha usato detta espressione letterale (art. 5, 42 e 47, per l'affitto) anziché quella di "anni" o "anno"; pertanto sia la durata dei contratti in corso al momento di entrata in vigore della l. n. 203 del 1982 (art. 2, comma ultimo), sia il termine entro il quale può esser tempestivamente disdetto il contratto (art. 4), decorrono (inderogabilmente, ai sensi dell'art. 58, comma 1) dall'11 novembre e non dal momento dell'entrata in vigore della legge - e cioè dal 6 maggio 1982 - o dall'inizio (1 gennaio) dell'anno solare.

Cassazione civile sez. III  06 febbraio 1998 n. 1295  

 

La l. 3 maggio 1982 n. 203 fissa, all'art. 2, ultimo comma, la data di inizio della proroga legale dei contratti di affitto - la cui diversa durata, prevista dallo stesso articolo, dipende dalla data di inizio del rapporto - e all'art. 4, comma 2, stabilisce il termine utile per la disdetta del contratto, la cui scadenza coincide con quella dell'annata agraria, che inizia, ai sensi del successivo art. 39, il giorno 11 novembre. Pertanto, se un contratto è stato prorogato di dieci anni (art. 2 lett. a, legge precitata), la disdetta di esso è tempestiva se comunicata entro il 10 novembre 1991.

Cassazione civile sez. III  18 aprile 1997 n. 3359  

 

Nell'ambito dei rapporti di affittanza agraria, si distinguono solo i contratti di affitto a coltivatore diretto e quelli ad affittuario non coltivatore diretto, cosicché la disposizione dell'art. 22 della legge n. 203 del 1982 (analoga all'art. 17 della legge n. 11 del 1971), quando stabilisce in via generale ed esclusiva la durata di quindici anni (con l'eccezione di cui al capoverso), riguarda tutti i rapporti che non siano caratterizzati dalla coltivazione diretta del fondo da parte dell'affittuario, non essendo ipotizzabili affitti agrari di altro tipo alla luce della vigente disciplina introdotta dalla citata legge n. 203 del 1982, inderogabile ed abrogativa di tutte le precedenti disposizioni incompatibili. (Nella specie, affermando il principio di cui alla massima, la S.C. ha confermato la pronuncia di appello che aveva disatteso la tesi che accanto alle due categorie sopraindicate e presupponenti la esistenza dell'impresa agricola ex art. 2135 c.c., esistessero altri rapporti di affittanza agraria, privi di detto presupposto e, quindi, estranei alla normativa prevista dalla legge n. 606 del 1966 e disciplinati, quoad tempus, dall'art. 1630 c.c.

Cassazione civile sez. III  11 agosto 1987 n. 6887  

 

È, di regola, inammissibile che in una cooperativa agricola di consumo, produzione e lavoro (costituita, nella specie, sotto forma di società a responsabilità limitata) il rapporto tra questa ed i soci si frammenti e si distorca attraverso l'istituzione di una molteplicità di veri e propri rapporti agrari, con la conseguenza di determinare, da un lato, la dissociazione dei singoli individui in origine convenuti nell'organizzazione societaria per scopi ed interessi solidaristici, e, dall'altro, la innaturale contrapposizione fra ciascun socio e la cooperativa, specie allorché si pretenda che singoli rapporti siano sorti esclusivamente tra la cooperativa ed alcuni soci soltanto i quali, in tal modo, sottraggono all'uso e al godimento degli altri notevoli estensioni di terreno.

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 1986 n. 7796  

 

La norma dell'art. 17 della l. 11 febbraio 1971 n. 11, sulla nuova disciplina dell'affitto di fondi rustici, a differenza di quanto sancito per i contratti di affitto a coltivatore diretto, prorogati fino a nuova disposizione (art. 14 della l. 15 settembre 1964 n. 756), esige solo, per gli affitti a conduttore non coltivatore, con palese riferimento alla durata dell'affitto nella sua concretezza, che l'affittuario permanga sul fondo senza interruzioni per un minimo di quindici anni. Ne consegue che, una volta accertata detta permanenza, i vari titoli negoziali (contratti, rinnovazioni tacite, riconduzioni) che danno vita al rapporto vengono ad assumere funzioni meramente strumentali rispetto al rapporto stesso, che va riguardato essenzialmente nel tempo necessario per il normale ciclo di avvicendamento delle colture praticate nel fondo. Trattasi, quindi, di periodo minimo di durata non inferiore a quello del ciclo di rotazione colturale praticata sul fondo e comunque non inferiore a quindici anni (art. 1 l. 22 luglio 1966 n. 606; art. 17 legge n. 11 del 1971) e non già di proroga dei contratti in corso alla data di entrata in vigore delle citate leggi. Tale elemento della durata colora la normativa in esame e ne qualifica la "ratio", nel senso cioè che il rapporto di affitto a conduttore non coltivatore diretto è essenzialmente dominato dal decorso del tempo, entro i limiti temporali previsti in modo inderogabile dalla legge; ond' è che, nel computo di siffatta durata, è da valutare per i rapporti di affitto in corso alla data di entrata in vigore delle anzidette leggi del 1966 (sei anni) e del 1971 (quindici anni), anche il tempo trascorso prima di detta entrata in vigore della nuova disciplina, sempre che il rapporto stesso abbia avuto ed abbia, a tale momento, ininterrotto svolgimento.

Cassazione civile sez. lav.  04 gennaio 1980 n. 11  



 
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