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Art. 1639 codice civile: Canone di affitto

Il fitto può consistere anche in una quota ovvero in una quantità fissa o variabile dei frutti del fondo locato.


Giurisprudenza annotata

Appalto

L'art. 1669 c.c. al pari del corrispondente art. 1639 c.c., abrogato, configura una responsabilità extracontrattuale di ordine pubblico, sancita dalla legge al fine di promuovere la stabilità e solidità degli edifici nonché delle altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, ed a tutelare in tal modo la incolumità personale dei cittadini. Pertanto, la responsabilità stessa può essere fatta valere non solo dal committente, ma anche dal compratore dell'immobile, e da qualunque terzo che sia stato danneggiato dalla rovina o dal pericolo di rovina dell'opera o dai gravi difetti della costruzione. Infatti, l'applicabilità dell'art. 1669 c.c., nei confronti del venditore, rimane esclusa soltanto quando quest'ultimo non sia un costruttore professionale, o non abbia costruito egli stesso l'immobile con propria gestione diretta, ma l'abbia fatto costruire da un appaltatore.

Tribunale Bari sez. III  29 novembre 2010 n. 3566  

 

 

Contratti agrari

L'assegnazione di un termine di grazia all'affittuario di fondo rustico per sanare la morosità nel pagamento dei canoni, ai sensi dell'art. 46, comma 6, l. 3 maggio 1982 n. 203 postula che il medesimo formuli un'istanza inequivoca per porre fine al merito della lite e perciò tale istanza si rivela inidonea se invece è formulata alla fine dell'istruttoria e subordinata al mancato rigetto della domanda del concedente. In ogni caso poi detto termine non può esser concesso se la difesa svolta da colui che occupa il fondo è incompatibile con l'affermazione dell'esistenza di un contratto di affitto.

Cassazione civile sez. III  07 marzo 2001 n. 3340  

 

Il corrispettivo a carico dell'affittuario nel contratto di affitto di fondo rustico, può consistere in cose diverse dal denaro ed essere rappresentato da utilità di varia natura, e, sempre che sia pattuito, non importando la mancanza di consenso sulla sua misura esclusione del perfezionamento del contratto, deve soddisfare il duplice requisito della determinatezza (o, almeno, della determinabilità della sua entità economica alla stregua di elementi prestabiliti dalle parti, nello stesso atto di stipulazione del contratto o verbalmente, anche con rinvio al criterio dell'equo apprezzamento) e della obbligatorietà, nel senso che la sua prestazione non può trovare la causa in ragioni (di convenienza, opportunità, liberalità, cortesia ecc.) diverse dalla forza cogente del rapporto contrattuale.

Cassazione civile sez. III  09 agosto 1988 n. 4897  

 

Nel giudizio in cui il mittente richieda al vettore il risarcimento dei danni per avaria delle cose trasportate e quello proponga domanda riconvenzionale per il pagamento del prezzo afferente a vari trasporti effettuati, l'affermata carenza di legittimazione "ad causam" del mittente, attore in via principale, per essersi il diritto trasferito al destinatario con la riconsegna della merce, non incide sull'ammissibilità di tale domanda in quanto la mancanza della legittimazione sostanziale non ha rilievo sulla rituale costituzione del rapporto processuale e sulla sorte della domanda riconvenzionale.

Cassazione civile sez. III  26 marzo 1981 n. 1775  

 

Per distinguere l'affitto dalle figure dei contratti associativi occorre far capo all'elemento tipico della nozione d'imprenditore, cioè al rischio dell'impresa, rischio che non può ridursi alle oscillazioni che può subire la produzione della cosa, giacché siffatto rischio può bene inerire al contratto di affitto, il cui canone può consistere anche in una quota dei prodotti del fondo (affitto parziario). Il rischio d'impresa va, invece, riferito al lato passivo della gestione, all'incidenza delle spese e delle perdite, cioè alla responsabilità della gestione, la quale, appunto, distingue il rapporto associativo da quello di fitto parziario.

Cassazione civile sez. lav.  04 febbraio 1981 n. 761  

 

Qualora il fondo rustico concesso in affitto risulti dotato di un impianto o servizio produttivo di particolari utilità per una più redditizia coltura del fondo medesimo, come un impianto di irrigazione, la clausola contrattuale che preveda a carico dell'affittuario l'obbligo della manutenzione dell'impianto, non contravviene al divieto di porre a carico dell'affittuario prestazioni aggiuntive del canone, previsto dall'art. 9 l. 12 giugno 1962 n. 567, avendo ad oggetto un'utilità addizionale rispetto al semplice godimento del fondo.

Cassazione civile sez. lav.  10 aprile 1979 n. 2081  

 

 

Miniere, cave e torbiere

In tema di affitto di cave, il corrispettivo da corrispondersi al proprietario da parte dell'affittuario non deve necessariamente essere periodico e svincolato dall'ammontare dei prodotti del bene oggetto del contratto, ben potendo risultare, per converso, compatibile con il ricordato schema negoziale la previsione di un corrispettivo variabile in relazione alla quantità dei materiali estratti, ovvero rapportato ad una quota del materiale estraibile (e non necessariamente da estrarre) o del ricavato della vendita del materiale stesso, con la conseguenza che, se il materiale non viene estratto, ovvero se quello estratto non viene venduto, il corrispettivo non è dovuto, salva la facoltà, per il proprietario, di avvalersi del diritto di accertare in ogni tempo, anche con l'accesso in loco, il rispetto, da parte dell'affittuario, degli obblighi su di lui incombenti, nonché di chiedere la risoluzione del contratto se l'affittuario stesso non destini al servizio della cosa i mezzi necessari per la gestione di essa, ovvero non osservi le regole della buona tecnica (art. 1619 e 1618 c.c.).

Cassazione civile sez. II  15 aprile 1999 n. 3750



 
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