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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1644 codice civile: Accrescimenti e frutti del bestiame

L’affittuario fa suoi i parti e gli altri frutti del bestiame, l’accrescimento e ogni altro provento che ne deriva.

Il letame però deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo.


Commento

Accrescimento: incremento quantitativo e qualitativo del bestiame valutato al termine del contratto; a tal fine, si fa riferimento all’iniziale consistenza e valore degli animali consegnati al momento della conclusione del contratto. Pertanto, l’accrescimento può risultare dall’aumento del numero dei capi per riproduzione, oppure dal maggior valore dei singoli animali (es.: per il raggiungimento dell’età, per le cure dell’uomo).


Giurisprudenza annotata

Contratti agrari

In tema di affitto di fondi rustici, ai fini dell'accertamento dell'esistenza e gravità d'un inadempimento del conduttore in relazione al mantenimento delle scorte nel fondo ed all'impiego nella sua coltivazione del letame del bestiame, assume rilevanza decisiva lo stabilire, avuto riguardo alle concrete modalità della consegna del bestiame da parte del locatore, se il conduttore abbia acquistato la proprietà delle scorte (come accade nel caso di consegna eseguita con le modalità previste dagli art. 1645, comma 3, e 1640, comma 3, c.c.) o se queste siano rimaste di proprietà del locatore (come accade nei casi previsti dagli art. 1642 e 1645, comma 2, c.c.), giacché, nella prima ipotesi, ove l'affittuario alieni il bestiame, occorre valutare se tale alienazione abbia fatto venir meno la concreta destinazione al servizio del fondo dei mezzi necessari alla sua coltivazione secondo i principi della buona tecnica agraria (art. 1618 c.c.), mentre nella seconda, costituendo le scorte la dotazione del fondo, che deve essere mantenuta per tutta la durata del rapporto (art. 1640, comma 1, e 1642 c.c.), la loro asportazione produce una radicale modificazione, che l'affittuario non può operare unilateralmente senza incorrere in un inadempimento contrattuale.

Cassazione civile sez. III  22 gennaio 1990 n. 324



 
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