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Art. 1655 codice civile: Nozione

L’appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (1), il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro (2).


Commento

Appalto: contratto con il quale vengono oggi eseguiti grandi lavori. E' un contratto: consensuale, con effetti obbligatori, di carattere personale (infatti, ci si affida ad un appaltatore piuttosto che ad un altro in considerazione della sua capacità ed abilità, nonché della sua onestà e della stima di cui gode agli occhi del committente), non formale, a titolo oneroso, a prestazioni corrispettive, commutativo, ad esecuzione prolungata. . Oggetto del contratto è un facere che si concreta nel compimento di un opera o di un servizio.

 

 

(1) L’obbligazione dell’appaltatore rientra nell’ampia categoria delle obbligazioni di risultato: essa, infatti, ha per oggetto non già la prestazione di un’attività lavorativa, ma la prestazione del risultato dell’attività lavorativa, sicché il rischio che l’attività produttiva non dia il risultato promesso grava sull’appaltatore.

 

(2) Le parti, e in particolare il committente, possono essere coadiuvate da altri soggetti, quali il progettista e il direttore dei lavori; quest’ultimo ha il compito di rappresentare il committente, e quindi non può esercitare poteri più ampi di quelli spettanti a quest’ultimo.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Fideiussione

L'inserimento in un contratto di fideiussione di una clausola di pagamento "a prima richiesta e senza eccezioni" vale di per sé a qualificare il negozio come contratto autonomo di garanzia (cosiddetto "Garantievertrag"), in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione, salvo quando vi sia un'evidente discrasia rispetto all'intero contenuto della convenzione negoziale. (Nella specie, la S.C. ha escluso che tale evidente discrasia fosse riscontrabile - con riferimento alla garanzia prestata da un istituto di credito in favore di una associazione temporanea di imprese, in relazione a quanto dalla stessa rimborsabile per eventuali difformità e manchevolezze che fossero risultate nella esecuzione di lavori di costruzione di un immobile oggetto di appalto - nella sola previsione di operatività della garanzia una volta emesso il certificato di collaudo definitivo dei lavori). Rigetta, App. Napoli, 06/07/2011

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22233  

 

 

Appalto

L'appaltatore, anche in ipotesi di appalti pubblici, deve realizzare l'opera a regola d'arte, osservando, nell'esecuzione della prestazione, la diligenza qualificata ex art. 1176, secondo comma, cod. civ. che rappresenta un modello astratto di condotta e si estrinseca in un adeguato sforzo tecnico con l'impiego delle energie e dei mezzi normalmente ed obiettivamente necessari od utili in relazione alla natura dell'attività esercitata, volto all'adempimento di quanto dovuto ed al soddisfacimento dell'interesse creditorio, nonché ad evitare possibili eventi dannosi. Ne consegue che l'appaltatore, quand'anche si attenga ad un progetto predisposto dal committente ed alle sue indicazioni per la realizzazione, può essere ritenuto responsabile per i vizi dell'opera se, nell'eseguire fedelmente il progetto e le indicazioni ricevute, non segnali eventuali carenze ed errori, in quanto la prestazione da lui dovuta implica anche il controllo e la correzione di eventuali errori progettuali, ferma la possibile corresponsabilità dell'amministrazione quando il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del progetto o di direttive impartite dal committente, nei cui confronti è configurabile una responsabilità esclusiva solo se essa abbia rigidamente vincolato l'attività dell'appaltatore, così da neutralizzarne completamente la libertà di decisione. Rigetta, App. Roma, 25/01/2011

Cassazione civile sez. I  17 ottobre 2014 n. 22036  

 

Il contratto di appalto per la costruzione di un immobile senza concessione edilizia è nullo, ai sensi degli artt. 1346 e 1418 c.c., avendo un oggetto illecito, per violazione delle norme imperative in materia urbanistica, con la conseguenza che tale nullità, una volta verificatasi, impedisce sin dall'origine al contratto di produrre gli effetti suoi propri e ne impedisce anche la convalida ai sensi dell'art. 1423 c.c.; la nullità del contratto non sussiste quando la concessione edilizia assente nel momento in cui si avvia l'opera sopravviene in momento successivo purché prima della conclusione dell'intervento edilizio (nella specie, la data di ultimazione delle opere era antecedente a quella di rilascio della concessione edilizia, sicchè non può escludersi la invalidità del contratto di appalto, eseguito prima dell'ottenimento della concessione o autorizzazione amministrativa, non rilevando, peraltro, rispetto al rapporto contrattuale tra committente ed appaltatore, l'eventuale non configurabilità dell'illecito penale, stante la idoneità dell'illecito amministrativo ad incidere sulla validità del rapporto medesimo).

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2014 n. 21350

 

In tema di appalto di lavori pubblici, il recesso "ad nutum" del committente previsto dall'art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F - diversamente dall'annullamento d'ufficio, che postula il riesame della legittimità dell'atto amministrativo da parte della P.A. che lo ha adottato, nell'ambito del suo potere di autotutela - è espressione di un diritto potestativo il cui esercizio, può avere luogo in qualsiasi momento e non richiede particolari presupposti, ma solo un'apposita manifestazione di volontà dell'Amministrazione. Rigetta, App. Salerno, 06/07/2006

Cassazione civile sez. I  02 ottobre 2014 n. 20811  

 

In tema di appalto, il direttore dei lavori ha la funzione di tutelare la posizione del committente nei confronti dell'appaltatore, vigilando che l'esecuzione dei lavori abbia luogo in conformità con quanto stabilito dal capitolato di appalto, senza che da ciò derivi a suo carico una responsabilità per la cattiva esecuzione dei lavori, che resta imputabile alla libera iniziativa dell'appaltatore, ovvero per l'omessa costante vigilanza in relazione a profili marginali dell'esecuzione dell'opera. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha riformato la sentenza di appello che, con riguardo ad una pretesa risarcitoria per danni causati dalla cattiva esecuzione di opere di bonifica ed impermeabilizzazione del tetto di un edificio, aveva affermato la responsabilità per "culpa in vigilando" dell'amministratore condominiale, quale direttore dei lavori, che aveva omesso di controllare l'idoneità della copertura con teloni di plastica durante i lavori di scopertura e successiva ricostruzione del tetto). Cassa e decide nel merito, App. Roma, 01/06/2010

Cassazione civile sez. III  30 settembre 2014 n. 20557  

 

In tema di appalto di opere pubbliche, l'intervento di un provvedimento, anche di natura cautelare, del giudice amministrativo che abbia inciso sull'operatività di un atto indispensabile per la realizzazione dell'opera commissionata, non è configurabile, di per sé, come causa di forza maggiore,idonea a giustificare l'applicazione dell'art. 30 del d.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, occorrendo a tal fine che l'amministrazione committente, tenuta ad assicurare all'appaltatore la possibilità giuridica e materiale di compiere i lavori affidatigli, dimostri la propria assenza di colpa, riguardo alla determinazione dell'evento che abbia reso impossibile la prestazione, provando che le cause per il quale il giudice ha sospeso l'esecuzione non erano ad essa imputabili, o comunque non erano prevedibili o evitabili, alla stregua dello sforzo dovuto secondo l'ordinaria diligenza. Rigetta, App. Trento, 27/04/2008

Cassazione civile sez. I  17 luglio 2014 n. 16368



 
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