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Art. 1657 codice civile: Determinazione del corrispettivo

Se le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo (1) né hanno stabilito il modo di determinarla, essa è calcolata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi; in mancanza, è determinata dal giudice.


Commento

Tariffa: tabella dei prezzi fissati da leggi speciali, da sindacati autorizzati o altre autorità competenti, utilizzata per determinare la retribuzione di specifiche prestazioni professionali.

 

(1) Il corrispettivo o prezzo può essere determinato globalmente con riferimento all’intera opera (prezzo «globale»), per singole unità di misura o anche «per singole partite».

 

 


Giurisprudenza annotata

Appalto

Nel contratto di appalto, qualora le parti non abbiano dato esecuzione alla previsione contrattuale sulla determinazione del corrispettivo, volta a stabilire la misurazione delle opere in contraddittorio tra appaltatore e direttore dei lavori, l'entità dei lavori realizzati e la relativa quantificazione devono essere accertati dal giudice, a mezzo di indagine tecnica, ai sensi dell'art. 1657 cod. civ., non costituendo la specificazione del prezzo dell'appalto elemento essenziale dell'accordo tra le parti. Cassa con rinvio, App. Venezia, 28/07/2008

Cassazione civile sez. II  15 settembre 2014 n. 19413  

 

In tema di appalto di opere pubbliche, la previsione degli speciali interessi di mora, con particolari decorrenze, di cui agli artt. 35 e 36 del cap. gen. oo. pp., approvato con d.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, che postula la determinazione certa del prezzo e riguarda unicamente il ritardo nel pagamento delle rate di acconto e di saldo del corrispettivo, non è analogicamente ed estensivamente applicabile ad altre diverse ipotesi di ritardato pagamento ovvero al caso di inadempimenti sostanziali ad obblighi assunti dall'amministrazione appaltante, per i quali, pertanto, ove si accerti che sono ad essa addebitabili, è dovuto il risarcimento dei danni secondo le regole ordinarie di cui agli artt. 1218 e seguenti cod. civ. (Nella specie, la S.C. ha escluso che gli interessi in parola fossero dovuti sulla somma giudizialmente liquidata a norma dell'art. 1657 cod. civ. quale corrispettivo). Rigetta, App. Roma, 29/01/2009

Cassazione civile sez. I  30 aprile 2014 n. 9545  

 

L'appalto, anche nei casi in cui la sua esecuzione si protragga nel tempo, e fatte salve le ipotesi in cui le prestazioni in esso dedotte attengano a servizi o manutenzioni periodiche, non può considerarsi un contratto ad esecuzione continuata o periodica e, pertanto, non si sottrae alla regola generale, dettata dall'art. 1458 cod. civ., della piena retroattività di tutti gli effetti della risoluzione, anche in ordine alle prestazioni già eseguite; ne consegue che il prezzo delle opere già eseguite può essere liquidato, a seguito della risoluzione del contratto, a titolo di equivalente pecuniario della dovuta "restitutio in integrum". Rigetta, App. Bologna, 26/09/2006

Cassazione civile sez. II  21 giugno 2013 n. 15705

 

Il committente che in corso d'opera modifica il progetto e costringe l'appaltatore a una spesa maggiore, per il protrarsi dei lavori o per il maggior costo dei materiali e della manodopera impiegata, ha l'obbligo di pagargli un compenso maggiore. Il sinallagma funzionale - infatti - fa sì che l'aumento di una delle due prestazioni comporti l'aumento anche l'altra. Il supplemento è dovuto a titolo di prezzo, cioè di corrispettivo contrattuale e non si semplice indennità per atto lecito o di risarcimento del danno. Una volta liquidato tale maggiore compenso non rimane distinto - quanto a natura giuridica - dal prezzo originario e, insieme a questo ultimo, si pone come semplice componente di un nuovo prezzo complessivo, perché unica, giuridicamente, è l'opera di cui entrambe le voci costituiscono il corrispettivo. Corrispettivo che integra un debito di valuta e che non muta natura giuridica se viene revisionato, vuoi per fatti imputabili al committente, vuoi per le variazioni del progetto che egli ha facoltà di disporre in corso d'opera.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7468  

 

In materia di appalto avente ad oggetto la costruzione di un edificio, ove insorga controversia tra l'appaltatore e il committente in ordine all'aliquota i.v.a. (agevolata o meno) da applicare, l'appaltatore, che è l'unico soggetto obbligato al versamento dell'imposta nei confronti dell'Amministrazione finanziaria, non deve avere riguardo solo all'iniziale provvedimento di concessione edificatoria, ma anche alle successive vicende; sicché, ove il committente gli abbia in concreto richiesto di realizzare un fabbricato in totale difformità rispetto alla concessione - che, come tale, non può più beneficiare dell'aliquota i.v.a. agevolata al 4%, ai sensi dell'art. 16 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 - l'appaltatore può esigere dal committente il versamento dell'imposta nella misura effettivamente dovuta.

Cassazione civile sez. II  01 marzo 2010 n. 4871  

 

In caso di contratto di appalto tra impresa privata e Comune di Roma per la costruzione di un complesso edilizio, l'esecuzione di una delibera di subentro di altra impresa a quella originaria relativamente a tutte le posizioni attive e passive dei rapporti derivanti dal contratto originario, implica che quest'ultima nulla abbia a pretendere rispetto a quanto originariamente pattuito, salvo l'eccezione di vizi del consenso e rimedi risolutivi del vincolo contrattuale. In assenza dei suddetti presupposti, la richiesta di mero aumento del corrispettivo assumendo maggiori lavorazioni rispetto a quelle oggetto di originaria pattuizione sono prive di fondamento.

Corte appello Roma sez. I  04 settembre 2009 n. 3298  

 

 

Arricchimento senza causa

Poiché la funzione dell'azione di indebito arricchimento è l'eliminazione di uno squilibrio determinatosi senza giusta causa, a seguito del conseguimento di una utilità economica da parte di un soggetto con relativa diminuzione patrimoniale di un altro soggetto, l'esercizio della stessa non trova impedimento - bensì giustificazione - nell'accertamento della non proponibilità dell'azione contrattuale derivante dalla nullità del titolo che ne costituisce il fondamento; ne consegue che tale azione può essere proposta dall'appaltatore che non abbia ricevuto, in tutto o in parte, il corrispettivo pattuito a causa della nullità del contratto di appalto avente ad oggetto la realizzazione di un'opera senza la prescritta concessione edilizia, non potendosi escludere la locupletazione del committente in ragione della precarietà del suo diritto dominicale sull'immobile abusivamente costruito, cioè della possibilità di provvedimenti autoritativi di demolizione dello stesso, dovendosi comunque tener conto dell'impiego che egli ne abbia eventualmente fatto nonostante quella precarietà e delle utilità economiche che ne abbia ricavato.

Cassazione civile sez. II  02 aprile 2009 n. 8040  

 



 
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