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Art. 1658 codice civile: Fornitura della materia

La materia necessaria a compiere l’opera deve essere fornita dall’appaltatore, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi.


Commento

Convenzione: accordo tra committente e appaltatore: il termine è utilizzato come sinonimo di contratto.


Giurisprudenza annotata

Appalto

L'appaltatore risponde dei difetti dell'opera quando accetti senza riserve i materiali fornitigli dal committente, anche nel caso in cui questi ultimi, sebbene né difettosi né inadatti, richiedano tuttavia, per la loro corretta utilizzazione, l'osservanza di una particolare procedura, il cui eventuale apprendimento è a carico dell'appaltatore ed è esigibile al pari del possesso delle ordinarie nozioni dell'arte. Cassa con rinvio, App. Genova, 31/05/2008

Cassazione civile sez. II  23 giugno 2014 n. 14220  

 

La differenza tra il contratto di appalto e quello di compravendita, per quanto riguarda la commissione a fornire cosa futura prodotta o fornita da chi compie il lavoro, risiede nella prevalenza, non solo quantitativa, ma soprattutto funzionale, secondo l'intenzione dei contraenti, della fornitura della materia o cosa (vendita) ovvero del lavoro (appalto d'opera). Per aversi un contratto di vendita, in particolare, è necessario che l'oggetto primario della prestazione consista nel trasferimento del bene, rispetto al quale l'eventuale lavorazione deve avere natura di obbligazione meramente accessoria. (Nella specie in applicazione del principio di cui sopra il tribunale ha affermato che il contratto oggetto di giudizio non poteva qualificarsi quale vendita, ma solo come appalto, posto che il materiale era fornito direttamente da una parte e l'altra aveva assunto non già un'obbligazione di dare, bensì un "facere" consistente nella lavorazione del prodotto iniziale mediante trasformazione in telai per serbatoi).

Tribunale Chieti  25 gennaio 2008

 

Ai fini della differenziazione tra i contratti di appalto e vendita, quando alla prestazione di fare caratterizzante l'appalto si affianchi anche quella di dare caratterizzante la vendita (come nella ipotesi in cui i materiali siano forniti dallo stesso appaltatore) si deve avere riguardo alla prevalenza o meno del lavoro sulla materia, da considerarsi, però, non in senso oggettivo, ma in relazione alla volontà dei contraenti, al fine di accertare, nei singoli casi, se la somministrazione della materia sia un semplice mezzo per la produzione dell'opera e il lavoro lo scopo del negozio (appalto), oppure se il lavoro sia il mezzo per la trasformazione della materia e il conseguimento della cosa si configuri invece come l'effettiva finalità del negozio medesimo (vendita).

Cassazione civile sez. II  02 agosto 2002 n. 11602  

 

 

Obbligazioni e contratti

La questione della disciplina applicabile appartiene non al piano del fatto, ma a quello della qualificazione: il giudice non può mutare le clausole contrattuali (in quanto inerenti al piano del fatto), ma deve conferire attuazione all'ordinamento giuridico, sia qualificando il rapporto giuridico, ed applicando così la normativa consequenziale alla qualificazione operata, sia integrando il contratto in applicazione della disciplina indisponibile per le parti; ove dunque ricorrano i presupposti di fatto della normativa invocata dalla parte attrice, il giudice la deve applicare, dovendosi intendere tale normativa operante fin dal momento della conclusione dell'accordo negoziale.

Tribunale Bari sez. II  13 luglio 2006 n. 1947

 

 

Fornitura, somministrazione e subfornitura

La subfornitura è caratterizzata dal controllo diretto ed integrale sull'esecuzione dei lavori da parte dell'impresa committente. Progetti esecutivi, conoscenze tecniche e tecnologiche, modelli e prototipi sono forniti dall'impresa committente, la quale, dovendo il prodotto o servizio essere inserito nella produzione di un bene complesso, trasferisce al subfornitore il cosiddetto “know how”, nel senso dell'intero patrimonio conoscitivo sul come produrre un determinato bene o servizio. L'appaltatore, diversamente, dovendo perseguire il risultato dell'opera, non deve solo attenersi alle norme tecniche ed alle direttive dell'appaltante, ma deve opporre le eventuali necessarie obiezioni di ordine tecnico.

Tribunale Bari sez. II  13 luglio 2006 n. 1947  

 

 

IVA

Non costituisce un'operazione permutativa, assoggettabile al regime fiscale i.v.a. ex art. 11 d.P.R. n. 633 del 1972, ma solo una modifica del contratto di subappalto la convenzione secondo la quale per la fornitura del servizio (che costituisce l'oggetto dell'appalto) al committente l'obbligato principale diventa il subcommittente in luogo del subappaltatore, con conseguente equa riduzione del corrispettivo dovuto per la prestazione del servizio e con scambio di materie prime (per la realizzazione del servizio d'appalto) tra committente ed appaltatore in deroga a quanto previsto dall'art. 1658 c.c., a tenore del quale nei contratti d'appalto la materia prima deve essere fornita dall'appaltatore.

Cassazione civile sez. trib.  12 ottobre 2001 n. 12459  

 

 

Imposte

Ai fini dell'applicazione della legge di registro 30 dicembre 1923 n. 3269, il contratto che abbia ad oggetto attività di allevamento di bestiame (nella specie: allevamento di polli), svolta da una delle parti verso un compenso commisurato al peso degli animali, e ridotto del prezzo del mangime fornito dall'altra parte, e sia caratterizzato dalla mancanza di subordinazione tra i contraenti e dalla presenza, non già di un'unica azienda finalizzata alla ripartizione in una determinata proporzione tra i contraenti medesimi dell'accrescimento del bestiame, bensì di due aziende distinte ed autonome (con relativi rischi e vantaggi), deve qualificarsi, non soccida, ma appalto, nel quale detto compenso rappresenta, per caratteristiche e contenuto, il corrispettivo dovuto dal committente, pattuito in riferimento alla quantità di prodotto consegnato, e l'indicata riduzione costituisce una detrazione per la materia fornita dal committente stesso, riconducibile nella previsione dell'art. 1658 c.c.

Cassazione civile sez. I  10 marzo 1982 n. 1540

 



 
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