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Art. 1659 codice civile: Variazioni concordate del progetto

L’appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell’opera se il committente non le ha autorizzate.

L’autorizzazione si deve provare per iscritto.

Anche quando le modificazioni sono state autorizzate, l’appaltatore, se il prezzo dell’intera opera è stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione (1).


Commento

Autorizzazione: manifestazione di volontà con cui il committente approva l’iniziativa dell’appaltatore diretta ad apportare variazioni alle modalità dell’opera inizialmente convenute. Si richiede che essa abbia forma scritta sia pure soltanto a fini probatori.

 

 

(1) Tale comma esclude implicitamente ogni compenso in caso di appalto cd. «a corpo»; nel caso, invece, di appalto cd. «a misura» l’autorizzazione del committente comporta il pagamento di un maggiore corrispettivo. Si ha appalto «a corpo» quando il prezzo è fissato al momento della stipulazione del contratto in una somma globale per l’intera opera. Si ha, invece, appalto «a misura» quando il prezzo è stabilito per ogni unità di misura in cui si compone l’opera (es.: a metro quadro).


Giurisprudenza annotata

Appalto

L'appaltatore può provare, con ogni mezzo di prova ed anche in via presuntiva, che le variazioni dell'opera appaltata siano state richieste dal committente,essendo richiesta la prova scritta dell'autorizzazione di quest'ultimo solo ove le variazioni delle opere siano dovute ad iniziativa dell'appaltatore.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2014 n. 142  

 

In materia di appalto, rientra tra gli obblighi di diligenza dell'appaltatore esercitare il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente, di cui costituisce parte integrante - ai sensi del d.m. 11 marzo 1988, che disciplina i progetti relativi a gallerie e manufatti sotterranei - la relazione contenente i risultati delle indagini geologiche fondanti la scelta dell'ubicazione e del tracciato dell'opera e la previsione dei metodi di scavo, sicché permane in sede esecutiva l'obbligo dell'appaltatore di segnalare al committente le inesattezze delle informazioni risultanti dalla relazione geologica, al fine di promuovere le modifiche progettuali necessarie per la buona riuscita dell'opera. Rigetta, App. Torino, 10/11/2005

Cassazione civile sez. I  31 dicembre 2013 n. 28812  

 

In tema di appalto, al fine di individuare la fattispecie prevista dall'art. 1661, comma 2, c.c., relativa alle variazioni del progetto, che importano "notevoli modificazioni della natura dell'opera", con conseguente inapplicabilità dello "jus variandi" del committente di cui al comma 1 del citato art. 1661, occorre aver riguardo allo sconvolgimento del piano originario delle opere, che determina una sostituzione consensuale del regolamento contrattuale già in essere e trova concretezza in base a specifici parametri, correlati all'entità materiale e tecnica degli interventi di modifica o alla loro consistenza economica. (Nella specie, in base all'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso che le varianti eseguite, nell'ambito dei lavori di costruzione di sei appartamenti e altrettanti posti auto, integrassero notevoli modificazioni della natura delle opere sia in assoluto, sia in rapporto all'economia dell'appalto)

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2012 n. 10201  

 

Elemento naturale del contratto di subappalto, al pari del contratto di appalto, è quello dell'autonomia del subappaltatore nell'esecuzione delle opere affidategli dal subcommittente, con la conseguenza che la responsabilità del subappaltatore nei confronti dell'originario committente può essere affermata solo ed in quanto lo stesso, nell'esecuzione dell'opera, si sia discostato da quanto previsto nel contratto di subappalto; ne consegue che, in assenza di deroga pattizia a tale autonomia, il contratto di subappalto fa piena prova degli impegni assunti dal subappaltatore per cui delle eventuali discordanze fra quanto stabilito nel contratto di appalto e quanto nel contratto di subappalto circa l'esecuzione dell'opera, é il subappaltante che deve rispondere nei confronti del committente.

Cassazione civile sez. II  19 agosto 2010 n. 18745  

 

In materia di appalto avente ad oggetto la costruzione di un edificio, ove insorga controversia tra l'appaltatore e il committente in ordine all'aliquota i.v.a. (agevolata o meno) da applicare, l'appaltatore, che è l'unico soggetto obbligato al versamento dell'imposta nei confronti dell'Amministrazione finanziaria, non deve avere riguardo solo all'iniziale provvedimento di concessione edificatoria, ma anche alle successive vicende; sicché, ove il committente gli abbia in concreto richiesto di realizzare un fabbricato in totale difformità rispetto alla concessione - che, come tale, non può più beneficiare dell'aliquota i.v.a. agevolata al 4%, ai sensi dell'art. 16 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 - l'appaltatore può esigere dal committente il versamento dell'imposta nella misura effettivamente dovuta.

Cassazione civile sez. II  01 marzo 2010 n. 4871  

 

In tema di contratto di appalto a "corpo", nella specie appalto per la ristrutturazione di un immobile, in riferimento alla domanda di accertamento di prestazioni accessorie extracontratto e se le stesse possano ricomprendersi o meno nella voce "lavori in economia" (e quindi essere addebitate quale costo aggiuntivo) oppure considerarsi parte integrante dell'appalto, occorre valutare la natura delle variazioni intervenute in corso d'opera, siano esse esecutive o progettuali.e Pertanto, stante il richiamo espresso contenuto nel contratto alle norme di cui agli art. 1655 c.c. e ss., detti lavori extra sono legittimamente remunerabili solo ove essi possano a buon diritto essere qualificati quali "variazioni al contratto di appalto" nei limiti in cui dette variazioni sono consentite nell'appalto a corpo, ovvero laddove esse consistano in un'opera completamente nuova, tale da essere oggetto di un diverso contratto (anche verbale) tra le parti.

Tribunale Tempio Pausania sez. IV  19 gennaio 2007 n. 20  

 

Il requisito della forma scritta, previsto dall'art. 1659 c.c. nell'ipotesi di variazioni alle modalità esecutive dell'opera apportate per iniziativa dell'appaltatore, non trova applicazione allorché le variazioni siano concordate con il committente o da questi indicate.

Cassazione civile sez. II  22 aprile 2003 n. 6398  

 

Quando, nel corso dell'esecuzione del contratto di appalto, il committente abbia richiesto all'appaltatore notevoli ed importanti variazioni del progetto, il termine di consegna e la penale per il ritardo, pattuiti nel contratto, vengono meno per effetto del mutamento dell'originario piano dei lavori; perché la penale conservi efficacia, occorre che le parti di comune accordo fissino un nuovo termine. In mancanza, incombe al committente che persegua il risarcimento del danno da ritardata consegna dell'opera, l'onere di fornire la prova della colpa dell'appaltatore.

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2001 n. 7242  

 

Il regime probatorio delle variazioni dell'opera appaltata muta a seconda che queste ultime siano dovute all'iniziativa dell'appaltatore o a quella del committente. Nel primo caso, l'art. 1659 c.c. richiede che le modifiche siano autorizzate dal committente e che l'autorizzazione risulti da atto scritto "ad substantiam"; nel secondo, invece, l'art. 1661 c.c. consente, secondo i principi generali, all'appaltatore di provare con tutti i mezzi consentiti, ivi comprese le presunzioni, che le variazioni sono state richieste dal committente.

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2001 n. 7242  

 



 
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