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Art. 1660 codice civile: Variazioni necessarie del progetto

Se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte è necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, spetta al giudice di determinare le variazioni da introdurre e le correlative variazioni del prezzo (1).

Se l’importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore può recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, un’equa indennità.

Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo.


Commento

Regola d’arte: criterio generale che la tecnica detta per quel dato genere di lavoro; esso concerne non soltanto la sicurezza, stabilità ed utilizzabilità dell’opera, ma anche, se del caso, la forma e l’estetica. La regola d'arte deve essere osservata anche se non richiamata esplicitamente dal contratto, in virtù del dovere di diligenza.

 

Indennità o indennizzo: somma di denaro dovuta per riparare parzialmente la diminuzione economica subita dalla parte in conseguenza di un atto lecito. L’indennità differisce dal risarcimento del danno che consiste nell’integrale riparazione della lesione subita in conseguenza di un’attività antigiuridica.

 

 

 

(1) Si fa riferimento alle variazioni la cui necessità si manifesta durante l’esecuzione dell’opera e che non sono state previste al momento della conclusione del contratto.

 

(2) È questo l’unico caso in cui è consentito all’appaltatore di sciogliere il contratto concluso mediante una dichiarazione unilaterale comunicata al committente (recesso). Quest’ultimo, invece, può recedere in qualunque momento dal contratto.

 


Giurisprudenza annotata

Appalto

In materia di appalto, rientra tra gli obblighi di diligenza dell'appaltatore esercitare il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente, di cui costituisce parte integrante - ai sensi del d.m. 11 marzo 1988, che disciplina i progetti relativi a gallerie e manufatti sotterranei - la relazione contenente i risultati delle indagini geologiche fondanti la scelta dell'ubicazione e del tracciato dell'opera e la previsione dei metodi di scavo, sicché permane in sede esecutiva l'obbligo dell'appaltatore di segnalare al committente le inesattezze delle informazioni risultanti dalla relazione geologica, al fine di promuovere le modifiche progettuali necessarie per la buona riuscita dell'opera. Rigetta, App. Torino, 10/11/2005

Cassazione civile sez. I  31 dicembre 2013 n. 28812  

 

Il termine di un anno per la denuncia dei gravi difetti della costruzione di un immobile, previsto dall'art. 1669 c.c. a pena di decadenza, decorre dal giorno in cui il committente abbia conseguito un apprezzabile grado di conoscenza obiettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dall'imperfetta esecuzione dell'opera, non essendo sufficiente il riferimento a manifestazioni di scarsa rilevanza o a semplici sospetti. L'accertamento del momento della conoscenza dei gravi difetti, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici o errori di diritto.

Cassazione civile sez. II  19 settembre 2011 n. 19099  

 

In tema di contratto di appalto, la responsabilità dell'appaltatore per i vizi dell'opera sussiste ancorché essi siano riconducibili ad una condizione posta in essere da un terzo (nella specie la diversa impresa esecutrice dei lavori di sottofondo del pavimento poi completato dall'appaltatore), essendo invero questi tenuto verso il committente, per aver assunto un'obbligazione di risultato e non di mezzi, a realizzare l'opera a regola d'arte e rispondendo anche per le condizioni imputabili allo stesso committente o a terzi se, conoscendole o potendole conoscere con l'ordinaria diligenza, non le abbia segnalate all'altra parte, né abbia adottato gli accorgimenti opportuni per far conseguire il risultato utile, salvo che, in relazione a tale situazione, ottenga un espresso esonero di responsabilità.

Cassazione civile sez. II  18 maggio 2011 n. 10927  

 

In tema di varianti al progetto nell'esecuzione di un appalto d'opere, l'art. 1661 c.c. prevede che il committente possa richiedere all'appaltatore l'esecuzione di tali varianti nei limiti del sesto del prezzo originario e l'appaltatore sia obbligato ad eseguirle con diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti, salvo che esse comportino "notevoli modificazioni della natura dell'opera". Ne consegue che, nell'ipotesi delle "notevoli" varianti dell'opera, non trova applicazione l'art. 1661 citato, ma viene in discussione la sussistenza stessa del diritto del committente di richiedere dette varianti, là dove, però, una volta che le opere richieste siano eseguite dall'appaltatore, quest'ultimo ha diritto a richiedere il riconoscimento di corrispettivi ulteriori rispetto al prezzo di appalto originariamente concordato.

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2011 n. 9796

 

Nel caso in cui il corrispettivo d'appalto, secondo un progetto che non preveda l'esecuzione di determinate opere, sia stato stabilito senza alcun riferimento alle opere ulteriormente sopravvenute e realizzate, il prezzo delle necessarie variazioni integrative, a meno che non risulti una contraria volontà delle parti, non può considerarsi compreso in quello previsto nell'appalto e, anche quando il progetto sia stato predisposto dall'appaltatore, deve essere determinato dal giudice ai sensi dell'art. 1660 c.c.

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2011 n. 9796  

 

Il requisito della forma scritta, previsto dall'art. 1659 c.c. nell'ipotesi di variazioni alle modalità esecutive dell'opera apportate per iniziativa dell'appaltatore, non trova applicazione allorché le variazioni siano concordate con il committente o da questi indicate.

Cassazione civile sez. II  20 marzo 2007 n. 6642  

 

In tema di contratto di appalto a "corpo", nella specie appalto per la ristrutturazione di un immobile, in riferimento alla domanda di accertamento di prestazioni accessorie extracontratto e se le stesse possano ricomprendersi o meno nella voce "lavori in economia" (e quindi essere addebitate quale costo aggiuntivo) oppure considerarsi parte integrante dell'appalto, occorre valutare la natura delle variazioni intervenute in corso d'opera, siano esse esecutive o progettuali.e Pertanto, stante il richiamo espresso contenuto nel contratto alle norme di cui agli art. 1655 c.c. e ss., detti lavori extra sono legittimamente remunerabili solo ove essi possano a buon diritto essere qualificati quali "variazioni al contratto di appalto" nei limiti in cui dette variazioni sono consentite nell'appalto a corpo, ovvero laddove esse consistano in un'opera completamente nuova, tale da essere oggetto di un diverso contratto (anche verbale) tra le parti.

Tribunale Tempio Pausania sez. IV  19 gennaio 2007 n. 20  

 

In tema di contratto di appalto, l'appaltatore è tenuto a realizzare l'opera a regola d'arte, osservando, nell'esecuzione della prestazione, la diligenza qualificata ai sensi dell'art. 1176 comma 2 c.c. quale modello astratto di condotta, che si estrinseca (sia egli professionista o imprenditore) nell'adeguato sforzo tecnico, con impiego delle energie e dei mezzi normalmente ed obiettivamente necessari od utili in relazione alla natura dell'attività esercitata, volto all'adempimento della prestazione dovuta ed al soddisfacimento dell'interesse creditorio, nonché ad evitare possibili eventi dannosi. Anche laddove egli si attenga alle previsioni del progetto altrui, come nel caso in cui il committente predispone il progetto e fornisce indicazioni sulla relativa realizzazione, l'appaltatore può comunque essere ritenuto responsabile per i vizi dell'opera se, nel fedelmente eseguire il progetto e le indicazioni ricevute, non segnala eventuali carenze ed errori, giacché la prestazione da lui dovuta implica anche il controllo e la correzione degli eventuali errori del progetto, mentre va esente da responsabilità laddove il committente, pur reso edotto delle carenze e degli errori, gli richieda di dare egualmente esecuzione al progetto o gli ribadisca le indicazioni, in tale ipotesi risultando l'appaltatore stesso ridotto a mero nudus minister, cioè passivo strumento nelle mani del primo, direttamente e totalmente condizionato dalle istruzioni ricevute senza possibilità di iniziativa o vaglio critico.

Cassazione civile sez. III  31 maggio 2006 n. 12995  



 
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