Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1662 codice civile: Verifica nel corso di esecuzione dell’opera

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato (1).

Quando, nel corso dell’opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l’appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno.

Commento

Controllo: vigilanza sulle modalità di esecuzione dell’opera.

 

Verifica: complesso di operazioni materiali che ha lo scopo di accertare se l’opera è stata ben eseguita; è un’operazione eminentemente tecnica diretta ad un’ispezione materiale dell’opera. Alla verifica fa seguito il collaudo che ne costituisce appunto la conclusione e il coronamento; in altre parole, il collaudo è la dichiarazione finale con cui il committente riconosce se l’opera sia stata o meno eseguita a regola d’arte e nel rispetto dei patti contrattuali.

 

 

(1) L’attribuzione al committente del potere di controllo e di verifica (diritto che discende dalla natura stessa del rapporto) nulla toglie all’autonomia dell’appaltatore, giacché il committente è abilitato a vigilare, ma non ad interferire nella gestione dell’impresa e nell’esecuzione dell’opera, né esime l’appaltatore dalla responsabilità per la regolare e tempestiva realizzazione dell’opera.

 

 

Giurisprudenza annotata

Appalto

Nel contratto di appalto, il riconoscimento operoso dei vizi dell'opera da parte dell'appaltatore (per facta concludentia, attraverso un'attività diretta all'eliminazione dei vizi medesimi) non rappresenta un quid novi con effetto estintivo/modificativo della responsabilità, ma un "quid pluris" (un comportamento finalizzato all'esatto adempimento della prestazione e a fare ottenere al committente il risultato che egli aveva diritto di conseguire stipulando il contratto di appalto), che serve ad ampliarne le modalità di attuazione, nel senso di consentire al committente di essere svincolato dalle condizioni e dai termini di cui all'art. 1667 c.c., come la prescrizione biennale, applicandosi le regole generali, come la prescrizione decennale.

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2012 n. 6263  

 

In materia di appalto, l'appaltatore esplica l'attività che conduce al compimento dell'"opus perfectum" in piena autonomia, con propria organizzazione e a proprio rischio, apprestando i mezzi adatti e curando le modalità esecutive per il raggiungimento del risultato, per cui è responsabile diretto e unico dei danni derivati a terzi nella (o dalla) esecuzione dell'opera, salva la corresponsabilità del committente, sia quando si ravvisino a carico di quest'ultimo specifiche violazioni del principio del "neminem laedere" riconducibili all'art. 2043 c.c. sia quando l'evento dannoso gli sia addebitabile a titolo di culpa in eligendo per essere stata l'opera affidata a impresa che palesemente difettava delle necessarie capacità tecniche e organizzative per eseguirla correttamente sia, ancora, quando l'appaltatore, in base ai patti contrattuali o nel concreto svolgimento del contratto, sia stato un semplice esecutore di ordini del committente e privato della sua autonomia a tal punto da aver agito come "nudus minister" di questo, sia, infine, quando il committente si sia, di fatto, ingerito con singole e specifiche direttive nelle modalità di esecuzione del contratto o abbia concordato con l'appaltatore singole fasi o modalità esecutive dell'appalto. (Cassa App. Napoli 28 settembre 2004 n. 2746).

Cassazione civile sez. II  17 febbraio 2012 n. 2363  

 

In tema di appalto, alla proposizione dell'azione d'inadempimento secondo i principi generali, in caso mancato completamento dell'opera, non è di ostacolo il dettato dell'art. 1662 c.c. in base al quale il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne lo stato e, quando accerti che l'esecuzione dell'opera non procede secondo le condizioni stabilite e a regola d'arte può fissare un congruo termine entro il quale l'appaltatore si deve confermare a tali condizioni, provocando nel caso di inutile decorso del termine assegnato, la risoluzione del contratto e acquisendo il diritto al risarcimento del danno. La norma in questione, infatti, prevede la mera facoltà del committente e non pone un onere a carico dello stesso sicché del mancato esercizio di tale facoltà non può farsi derivare una preclusione processuale all'esercizio dell'azione generale di risoluzione.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2007 n. 6931  

 

In tema di appalto, in caso di mancata ultimazione dei lavori, il committente può chiedere il completamento dell'opera ex art. 1453, comma 1, c.c., oppure può domandare la risoluzione del contratto in base alla stessa norma, indipendentemente dall'esercizio della facoltà di verificare lo stato dei lavori e di fissare all'appaltatore un termine per il completamento di essi, prevista dall'art. 1662 c.c.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2007 n. 6931  

 

Nel contratto di appalto il controllo e la sorveglianza del committente direttamente o tramite la direzione dei lavori, si limitano a verificare la corrispondenza dell’opera con l’oggetto del contratto; l’appaltatore perde invece la propria autonomia quando, esorbitando dalla mera sorveglianza dell’opera, il committente esercita un’ingerenza sull’attività dell’appaltatore tale da ridurre quest’ultimo al ruolo di mero esecutore. Pertanto se l’appaltatore svolge i lavori sotto il controllo e la vigilanza di un tecnico incaricato dal committente, non è responsabile dei vizi dell’opera se abbia operato come "nudus minister", in condizioni di completa subordinazione alle direttive impartite dal committente tramite il direttore lavori.

Tribunale Como  16 novembre 2005 n. 1461  

 

 

Pubblica amministrazione

Gli ordini di servizio costituiscono gli atti formali con cui si estrinseca la funzione di direzione - con interventi attivi e dispositivi, nonché a mezzo di apposite istruzioni - finalizzata al buon esito dei lavori. Essi non rivestono natura provvedimentale e sono espressione delle facoltà di ingerenza e controllo del committente sullo stato e sullo svolgimento dei lavori, che trova codifica nell’art. 1662 c.c. Detta attività di indirizzo e controllo viene a incidere su posizioni di diritto soggettivo dell’affidatario dei lavori che non subiscono degradazione a interesse legittimo. Come prima accennato non si versa a fronte dell’esercizio di un potere di carattere autoritativo. L’ordine impartito si innesta in un rapporto paritetico che vede puntualmente individuate e regolamentate le rispettive posizioni di diritto e obbligo nelle clausole del contratto e dei capitolati generale o speciale, con effetto su ogni conseguente azione dell’appaltatore, sia in positivo, sia in negativo ove la prestazione richiesta non sia riconducibile alla disciplina negoziale del rapporto.

Consiglio di Stato sez. VI  26 maggio 2010 n. 3347  



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