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Art. 1664 codice civile: Onerosità o difficoltà dell’esecuzione

Qualora per effetto di circostanze imprevedibili (1) si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo. La revisione può esser accordata solo per quella differenza che eccede il decimo.

Se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.


Commento

Imprevedibilità: va valutata al momento della conclusione del contratto. Consiste in quegli avvenimenti che, con l’impiego della diligenza e della perizia media, l’appaltatore o il committente non avrebbero potuto ragionevolmente prevedere perché estranei al corso normale degli eventi.

 

Cause geologiche, idriche e simili: è discusso se tali cause siano tutte e solo quelle naturali, oppure tutte quelle non imputabili alle parti. In tale ultima prospettiva, la difficoltà di esecuzione potrebbe quindi derivare tanto da cause naturali, quanto dal fatto del terzo o anche, infine, dal fatto delle parti stesse, peraltro non imputabile.

 

 

(1) L’imprevedibilità può concernere non solo l’evento in sé, ma anche la misura dello stesso; in tal modo, la giurisprudenza ritiene imprevedibile, come causa di aumento dei prezzi, il fenomeno della svalutazione monetaria.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

L'art. 6, l. 24 dicembre 1993, n. 537, ora art. 115, d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, detta una disciplina speciale, circa il riconoscimento della revisione prezzi nei contratti stipulati dalla Pubblica amministrazione, che prevale su quella generale di cui all'art. 1664, c.c.; tale disciplina ha natura imperativa e s'impone nelle pattuizioni private modificando ed integrando la volontà delle parti contrastante con la stessa, mediante il meccanismo di cui all'art 1339 c.c., con la conseguenza che le clausole difformi sono nulle nella loro globalità, anche se la nullità non investe l'intero contratto, in applicazione del principio “utile per inutile non vitiatur”, sancito dall'art. 1419 c.c.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  26 giugno 2014 n. 1599

 

Le norme concernenti la revisione prezzi in materia di appalti di servizi nei contratti stipulati dalla Pubblica amministrazione, costituendo una disciplina specifica di settore, prevalgono, in ragione della loro specialità, sul regime generale di cui all'art. 1664 c.c.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  26 giugno 2014 n. 1599

 

Le norme concernenti la revisione prezzi in materia di appalti di servizi nei contratti stipulati dalla Pubblica amministrazione, costituendo una disciplina specifica di settore, prevalgono, in ragione della loro specialità, sul regime generale di cui all'art. 1664 c.c.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  26 giugno 2014 n. 1599  

 

La clausola con la quale si escluda, in deroga all'art. 1664 cod. civ., il diritto dell'appaltatore a ulteriore compenso per le difficoltà impreviste incontrate nell'esecuzione dell'opera (cosiddetto appalto "a forfait") non comporta alcuna alterazione della struttura ovvero della funzione dell'appalto, nel senso di renderlo un contratto aleatorio, ma solo un ulteriore allargamento del rischio, senza che questo, pur cosi ulteriormente allargato, esorbiti dall'alea normale del tipo contrattuale. Rigetta, App. Roma, 26/07/2007

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4198  

 

La clausola con la quale si escluda, in deroga all'art. 1664 c.c., il diritto dell'appaltatore a ulteriore compenso per le difficoltà impreviste incontrate nell'esecuzione dell'opera (cosiddetto appalto "a forfait") non comporta alcuna alterazione della scrittura ovvero della funzione dell'appalto, nel senso di renderlo un contratto aleatorio, ma solo un ulteriore allargamento del rischio senza che questo, pur così ulteriormente allargato, esorbiti dall'alea normale di questo tipo contrattuale

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2014 n. 4198  

 

In materia di appalto, rientra tra gli obblighi di diligenza dell'appaltatore esercitare il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente, di cui costituisce parte integrante - ai sensi del d.m. 11 marzo 1988, che disciplina i progetti relativi a gallerie e manufatti sotterranei - la relazione contenente i risultati delle indagini geologiche fondanti la scelta dell'ubicazione e del tracciato dell'opera e la previsione dei metodi di scavo, sicché permane in sede esecutiva l'obbligo dell'appaltatore di segnalare al committente le inesattezze delle informazioni risultanti dalla relazione geologica, al fine di promuovere le modifiche progettuali necessarie per la buona riuscita dell'opera. Rigetta, App. Torino, 10/11/2005

Cassazione civile sez. I  31 dicembre 2013 n. 28812

 

Il committente che in corso d'opera modifica il progetto e costringe l'appaltatore a una spesa maggiore, per il protrarsi dei lavori o per il maggior costo dei materiali e della manodopera impiegata, ha l'obbligo di pagargli un compenso maggiore. Il sinallagma funzionale - infatti - fa sì che l'aumento di una delle due prestazioni comporti l'aumento anche l'altra. Il supplemento è dovuto a titolo di prezzo, cioè di corrispettivo contrattuale e non si semplice indennità per atto lecito o di risarcimento del danno. Una volta liquidato tale maggiore compenso non rimane distinto - quanto a natura giuridica - dal prezzo originario e, insieme a questo ultimo, si pone come semplice componente di un nuovo prezzo complessivo, perché unica, giuridicamente, è l'opera di cui entrambe le voci costituiscono il corrispettivo. Corrispettivo che integra un debito di valuta e che non muta natura giuridica se viene revisionato, vuoi per fatti imputabili al committente, vuoi per le variazioni del progetto che egli ha facoltà di disporre in corso d'opera.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7468

 

Ai sensi dell'art. 1664, comma 2, c.c. all'appaltatore spetta un equo compenso se nel corso dell'opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche. (Nella specie, chiarito che la cd. "sorpresa geologica" non rientra nei casi di sospensione "per ragioni di pubblico interesse o necessità" di cui all'art. 30, comma 2, d.P.R. n. 1063 del 1962, il Trib. in applicazione dell'art. 1664, comma 2, c.c. ha rigettato la domanda proposta dall'impresa, che con il proprio illegittimo rifiuto di riprendere i lavori – legittimamente sospesi – ha posto in essere una condotta omissiva inadempiente agli obblighi derivanti dal contratto di appalto, da dichiararsi quindi risolto).

Tribunale Lecce sez. II  07 gennaio 2013 n. 61  



 
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