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Art. 1665 codice civile: Verifica e pagamento dell’opera

Il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera compiuta (1).

La verifica deve essere fatta dal committente appena l’appaltatore lo mette in condizione di poterla eseguire.

Se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata.

Se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accettata ancorché non si sia proceduto alla verifica (2).

Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l’opera è accettata dal committente (3).


Commento

Risultato: con tale terminologia il legislatore intende riferirsi alla figura del collaudo (sopra evidenziata).

 

Accettazione: è la dichiarazione recettizia del committente con cui questi manifesta la volontà di ricevere la prestazione dovuta dall’appaltatore. Può essere espressa o tacita: in tale seconda ipotesi è desumibile dal comportamento concludente del committente (es.: quest’ultimo paga il prezzo d’appalto dopo la verifica). L'accettazione può essere con riserva o senza riserve.

 

Consegna: l’obbligazione di consegnare l’opera è accessoria a quella di eseguirla: alla consegna è equiparata l’immissione nel possesso per iniziativa del committente.

 

 

(1) Nella fase finale di esecuzione del contratto occorre distinguere tre momenti: la verifica e il collaudo, l’accettazione e la consegna. L’art. 1665 prevede e disciplina tali fasi e il loro concatenarsi. Il committente ha un vero e proprio diritto ad eseguire la verifica, ma essa costituisce anche un onere in quanto, se accetta l’opera senza verificarla, perde la garanzia per le difformità e i vizi palesi.

 

(2) Trattasi di accettazione presunta: non è ammessa la prova contraria (presunzione assoluta).

 

(3) L’accettazione produce numerosi ed importanti effetti: a) viene meno la responsabilità dell’appaltatore per i vizi palesi; b) sorge nel committente il diritto alla consegna dell’opera; c) si verifica il passaggio del rischio e pericolo a carico del committente e, in determinati casi, quest’ultimo acquista la proprietà dell’opera.

 


Giurisprudenza annotata

Opere Pubbliche

In tema di appalti di opere pubbliche, l'appaltatore ha diritto di essere compensato per l'attività di vigilanza e custodia dell'opera solo nel caso in cui si provi un ritardo imputabile alla P.A. nel dare inizio al collaudo nel termine fissato dal capitolato speciale d'appalto, mentre, per tutta la durata dei lavori e fino alla scadenza del termine per lo svolgimento del collaudo, tale attività resta a carico dell'impresa, formando oggetto di un obbligo generale, la cui remunerazione è compresa nel corrispettivo dell'appalto. Rigetta, App. Palermo, 14/01/2008

Cassazione civile sez. I  28 maggio 2014 n. 11889  

 

In tema di appalto di opere pubbliche, il verbale di ultimazione dei lavori e la consegna delle chiavi trasferiscono al committente sia il possesso dell'opera sia il conseguente onere di custodia, senza che sia anche necessario il collaudo (o il rilascio del relativo certificato), che costituisce l'atto formale indispensabile ai soli fini dell'accettazione dell'opera da parte della pubblica amministrazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da responsabilità l'appaltatore con riferimento agli atti vandalici subiti dall'opera pubblica in epoca successiva alla redazione del verbale di ultimazione dei lavori, con liquidazione del saldo e consegna delle chiavi, nonché all'esecuzione del collaudo, ma prima che fosse emesso il certificato). Rigetta, App. Palermo, 27/02/2008

Cassazione civile sez. I  16 aprile 2014 n. 8874  

 

 

Appalto

In tema di appalto, il committente può legittimamente rifiutare o subordinare il pagamento del corrispettivo all'eliminazione dei vizi dell'opera, invocando l'eccezione di inadempimento prevista dall'art. 1460 cod. civ., in quanto istituto di applicazione generale in materia di contratti a prestazioni corrispettive, purché il rifiuto di adempiere non sia contrario alla buona fede, spettando al giudice del merito accertare se la spesa occorrente per l'eliminazione delle difformità sia proporzionata a quella che il committente rifiuta di corrispondere all'appaltatore o che subordina a tale eliminazione. Rigetta, App. L'Aquila, 28/11/2011

Cassazione civile sez. VI  26 novembre 2013 n. 26365  

 

Il principio generale in materia di appalto, valevole anche per le opere pubbliche, secondo cui il pagamento del corrispettivo, da parte dell’amministrazione, come da parte di ogni altro committente, è dovuto solo dopo ultimata, collaudata ed accettata l’opera (c.d. postnumerazione del corrispettivo ex art. 1665, ultimo comma, c.c.), è temprato dal versamento di acconti in corso d’opera il quale, però, non è definitivo e non importa accettazione dei lavori eseguiti (Nella specie, il Trib. ha dunque respinto la domanda, affermando che valenza non decisiva poteva riconoscersi all’emissione, da parte della Provincia, del certificato di pagamento, non essendo tale documento da solo sufficiente a provare l’esistenza del credito vantato dalla Curatela).

Tribunale Arezzo  22 novembre 2013

 

Anche nell'appalto di opere pubbliche l'appaltatore - pur se in limiti più ristretti rispetto all'appaltatore dell'opera privata (stante la obbligatorietà della nomina del direttore dei lavori e la continua ingerenza dell'amministrazione appaltante) - conserva margini di autonomia. Lo stesso, quindi, è da considerarsi, di regola, l'unico responsabile dei danni cagionati a terzi nel corso dei lavori. La responsabilità concorrente e solidale dell'amministrazione committente può configurarsi nel solo caso in cui il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del progetto o di direttive impartite dall'amministrazione committente, mentre una responsabilità esclusiva di questa ultima resta configurabile solo allorquando essa abbia rigidamente vincolato l'attività dell'appaltatore, così da neutralizzarne completamente la libertà di decisione.

Cassazione civile sez. I  18 settembre 2013 n. 21337  

 

In tema di garanzia per difformità e vizi nell'appalto, l'accettazione dell'opera segna il discrimine ai fini della distribuzione dell'onere della prova, nel senso che, fino a quando l'opera non sia stata espressamente o tacitamente accettata, al committente è sufficiente la mera allegazione dell'esistenza dei vizi, gravando sull'appaltatore l'onere di provare di aver eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte, mentre, una volta che l'opera sia stata positivamente verificata, anche "per facta concludentia", spetta al committente, che l'ha accettata e che ne ha la disponibilità fisica e giuridica, dimostrare l'esistenza dei vizi e delle conseguenze dannose lamentate, giacché l'art. 1667 cod. civ. indica nel medesimo committente la parte gravata dall'onere della prova di tempestiva denuncia dei vizi ed essendo questo risultato ermeneutico in sintonia col principio della vicinanza al fatto oggetto di prova. Rigetta, App. Torino, 15/06/2009

Cassazione civile sez. II  09 agosto 2013 n. 19146  

 

In tema di appalto, l'art. 1665 cod. civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al quarto comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la "ricezione senza riserve" da parte di quest'ultimo anche se "non si sia proceduto alla verifica". Bisogna, però, distinguere tra atto di "consegna" e atto di "accettazione" dell'opera: la consegna costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente esprima (anche "per facta concludentia") il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo. Cassa con rinvio, App. Roma, 18/01/2007

Cassazione civile sez. II  21 giugno 2013 n. 15711  

 



 
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