codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1668 codice civile: Contenuto della garanzia per difetti dell’opera

Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore (1), oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore (2).

Se però le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.


Commento

(1) L’eliminazione del difetto a spese dell’appaltatore è una speciale applicazione della generale azione di adempimento. Si osserva, inoltre, che il committente non è tenuto ad adempiere alle sue obbligazioni se non dopo l’effettiva esecuzione dei lavori diretti ad eliminare i vizi dell’opera.

 

(2) Provato il difetto o la difformità dell’opera, la colpa dell’appaltatore si presume; ma questi può dimostrare che i vizi o le difformità non sono a lui imputabili, perché dovuti, invece, a caso fortuito, a fatto illecito di un terzo etc.

 

 


Giurisprudenza annotata

Appalto

In tema di appalto, è necessario distinguere la somma liquidata a favore del committente per l'eliminazione dei vizi e difformità dell'opera dal corrispettivo che spetta all'appaltatore; quanto corrisposto per l'eliminazione dei vizi e delle difformità dell'opera - a titolo di risarcimento del danno o anche di riduzione del prezzo di cui all'art. 1668 c.c. - ha ad oggetto, infatti, un debito di valore dell'appaltatore, che, non essendo soggetto al principio nominalistico, deve essere rivalutato alla luce del diminuito potere d'acquisto della moneta intervenuto fino al momento della decisione, mentre il diritto dell'appaltatore al corrispettivo ha natura di debito di valuta, che non è suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta.

Tribunale Milano sez. VII  03 dicembre 2014 n. 14398  

 

In tema di appalto la somma liquidata in favore del committente per l'eliminazione dei vizi e delle difformità dell'opera costituisce un debito di valore dell'appaltatore, soggetto a rivalutazione monetaria, mentre il diritto dell'appaltatore al corrispettivo ha natura di debito di valuta e non è suscettibile di alcuna rivalutazione.

Tribunale Milano sez. VII  03 dicembre 2014 n. 14398  

 

In tema di appalto, le domande di risoluzione del contratto e di eliminazione dei vizi non sono incompatibili, sicché è ammissibile la modifica della seconda nella prima nel corso del processo, nonché il cumulo di entrambe proposte conteste contestualmente in un unico giudizio, non ostandovi il disposto dell'art. 1453, secondo comma, cod. civ., che impedisce di chiedere l'adempimento dopo che sia stata domandata la risoluzione del contratto con il solo limite della sussistenza di un interesse attuale all'adempimento del contraente che ha richiesto anche la risoluzione, e, dunque, con un rapporto di subordinazione della prima rispetto alla seconda. Rigetta, App. Perugia, 13/12/2007

Cassazione civile sez. II  19 settembre 2014 n. 19825

 

In tema di appalto, l'art. 1668, primo comma, cod. civ., si interpreta nel senso che l'appaltatore ha l'obbligo di eseguire gli interventi di correzione e di riparazione dell'opera senza diritto ad alcun ulteriore compenso - salva la possibilità, per il committente, in caso di rifiuto del primo, di avvalersi del procedimento per l'esecuzione forzata degli obblighi di fare - e non anche che i vizi debbono necessariamente essere eliminati da un terzo, ponendosi a carico dell'appaltatore il solo rimborso delle spese. Cassa e decide nel merito, App. Milano, 18/12/2007

Cassazione civile sez. II  16 settembre 2014 n. 19482  

 

In materia di appalto, il committente può chiedere, in via alternativa ex art. 1668 cod. civ., l'eliminazione delle difformità o dei vizi dell'opera a spese dell'appaltatore o la riduzione del prezzo, la quale postula la verifica che l'opera eseguita abbia un valore inferiore a quello che avrebbe avuto se realizzata a regola d'arte. Ne consegue che non sussiste il vizio di extrapetizione o di omessa pronuncia qualora il giudice, richiesto di condannare l'appaltatore al pagamento della somma necessaria per eliminare i vizi dell'opera, abbia determinato il conseguente minor valore della stessa, in tal modo procedendo alla riduzione del prezzo. Cassa con rinvio, App. Roma, 03/06/2011

Cassazione civile sez. II  08 luglio 2014 n. 15563  

 

Accertata la responsabilità della società appaltatrice per difformità e difetti delle opere appaltate deve essere riconosciuto il diritto del committente, a norma degli art. 1667 e 1668 c.c., ad una riduzione del corrispettivo pattuito oltre al risarcimento dei danni. Per determinare l’entità di tale riduzione occorre tener conto delle valutazioni espresse dal consulente d’ufficio in relazione al costo delle opere di ripristino, alle diminuzioni di valore delle opere affette dai vizi meno gravi, allo scorporo delle opere preventivate ma non eseguite e al costo delle opere extra contratto non contabilizzate dall’originario accordo contrattuale.

Tribunale Roma sez. IX  07 luglio 2014 n. 14679  

 

L'appaltatore risponde dei difetti dell'opera quando accetti senza riserve i materiali fornitigli dal committente, anche nel caso in cui questi ultimi, sebbene né difettosi né inadatti, richiedano tuttavia, per la loro corretta utilizzazione, l'osservanza di una particolare procedura, il cui eventuale apprendimento è a carico dell'appaltatore ed è esigibile al pari del possesso delle ordinarie nozioni dell'arte. Cassa con rinvio, App. Genova, 31/05/2008

Cassazione civile sez. II  23 giugno 2014 n. 14220  

 

In tema di appalto, mentre la somma liquidata a favore del committente per la eliminazione dei vizi e difformità dell'opera, a titolo di risarcimento del danno o anche di riduzione del prezzo di cui all'art. 1668 c.c., ha ad oggetto un debito di valore dell'appaltatore, che, non essendo soggetto al principio nominalistico, deve essere rivalutato in considerazione del diminuito potere d'acquisto della moneta intervenuto fino al momento della decisione, il diritto dell'appaltatore al corrispettivo ha natura di debito di valuta, che non è suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta.

Tribunale Milano sez. VII  11 febbraio 2014 n. 2078

 

Il dovere di correttezza e di normale diligenza imposto al danneggiato dall'art 1227, secondo comma, cod. civ. non lo obbliga a svolgere attività che, pur nel fine lecito di contenere l'"iter" evolutivo dei danni, incidano sulla situazione dei luoghi in senso modificativo o sostitutivo di opere e cose comunque connesse geneticamente alla precedente azione od omissione dell'autore dell'illecito. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che, in un giudizio relativo alla responsabilità dell'appaltatore per i vizi dell'opera ex art 1668 cod. civ., non fosse possibile addebitare al committente l'aumento dei costi dei lavori occorrenti per l'eliminazione dei vizi stessi, verificatosi in corso di causa, sul rilievo che tali lavori avrebbero modificato la situazione oggetto di accertamento giudiziale e che, in conseguenza, il committente non poteva ritenersi obbligato ad eseguirli prima della conclusione del giudizio). Cassa con rinvio, App. Messina, 27/08/2009

Cassazione civile sez. II  05 dicembre 2013 n. 27298  

 

Ai fini della risoluzione del contratto di appalto per i vizi dell’opera si richiede un inadempimento più grave di quello richiesto per la risoluzione della compravendita per i vizi della cosa, atteso che, mentre per l’art. 1668, comma 2, c.c. la risoluzione può essere dichiarata soltanto se i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inidonea alla sua destinazione, l’art. 1490 c.c. stabilisce che la risoluzione va pronunciata per i vizi che diminuiscano in modo apprezzabile il valore della cosa, in aderenza alla norma generale di cui all’art. 1455 c.c., secondo cui l’inadempimento non deve essere di scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse del creditore. Pertanto la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto di appalto è ammessa nella sola ipotesi in cui l’opera, considerata nella sua unicità e complessità, sia assolutamente inadatta alla destinazione sua propria in quanto affetta da vizi che incidono in misura notevole - sulla struttura e funzionalità della medesima sì da impedire che essa fornisca la sua normale utilità, mentre se i vizi e le difformità sono facilmente e sicuramente eliminabili, il committente può solo richiedere, a sua scelta, uno dei provvedimenti previsti dal comma 1 dell’art. 1668 c.c., salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore. A tal fine, la valutazione delle difformità o dei vizi deve avvenire in base a criteri obiettivi, ossia considerando la destinazione che l’opera riceverebbe dalla generalità delle persone, mentre deve essere compiuta con criteri subiettivi quando la possibilità di un particolare impiego o di un determinato rendimento siano dedotti in contratto. E incombe al committente l’onere probatorio in ordine alla sussistenza dei vizi dedotti a fondamento della domanda di risoluzione del contratto di appalto, mentre compete all’appaltatore addurre l’esistenza di eventuali cause che impediscano al committente di far valere il suo diritto.

Tribunale Parma  06 agosto 2013 n. 1063  

 

In tema di appalto, l'art. 1665 cod. civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al quarto comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la "ricezione senza riserve" da parte di quest'ultimo anche se "non si sia proceduto alla verifica". Bisogna, però, distinguere tra atto di "consegna" e atto di "accettazione" dell'opera: la consegna costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente esprima (anche "per facta concludentia") il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo. Cassa con rinvio, App. Roma, 18/01/2007

Cassazione civile sez. II  21 giugno 2013 n. 15711  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti