Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1670 codice civile: Responsabilità dei subappaltatori

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



L’appaltatore, per agire in regresso nei confronti dei subappaltatori (1), deve, sotto pena di decadenza, comunicare ad essi la denunzia entro sessanta giorni dal ricevimento (2).

Commento

Regresso: diritto che compete all’appaltatore subcommittente che intenda ottenere dal subappaltatore (coobbligato) il rimborso di quanto pagato al proprio committente.

 

 

(1) Il subappaltatore non è responsabile dell’esecuzione di un’opera difettosa quando sia un semplice esecutore di ordini.

 

(2) Non è necessaria la denunzia quando il subappaltatore è convenuto in giudizio dall’appaltatore-subcommittente. L’appaltatore-subcommittente non può esercitare alcuna azione contro il subappaltatore prima che il committente gli abbia denunciato l’esistenza di vizi o difformità.

Giurisprudenza annotata

Appalto

La responsabilità per rovina o gravi difetti di edifici, sancita dall’art. 1669 c.c. per finalità di ordine generale concernenti la salvaguardia dei fabbricati e dell’incolumità delle persone, ha natura extracontrattuale ed opera non solo a carico dell’appaltatore nei confronti del committente, ma anche a carico del costruttore nei confronti dell’acquirente; da tale responsabilità l’appaltatore o costruttore non può essere sollevato per il fatto che l’opera sia stata in parte eseguita, dietro suo incarico, da altro soggetto, salvo il regresso nei confronti del subappaltatore, ai sensi dell’art. 1670 cc.

Tribunale Modena sez. I  21 settembre 2013 n. 1443  

 

Con riferimento all'eccezione dedotta da parte convenuta, secondo cui mancherebbe la prova dell'avvenuta comunicazione della denuncia dei difetti dell'opera all'odierno convenuto entro il termine di decadenza di cui all'art. 1670 c.c., è emerso dalla documentazione versata in atti di causa, nonché dall'istruttoria espletata che era stato effettuato il sopralluogo sull'immobile e, che ad ogni buon conto, la raccomandata ar a firma del legale risale a circa un mese dall'accertamento tecnico attivato a seguito della formale contestazione da parte dei proprietari del fabbricato, quale momento di oggettiva acquisizione della conoscenza dei vizi dell'opera, ragion per cui, l'eccezione anzidetta va rigettata.

Tribunale Bari sez. II  06 novembre 2012 n. 3466  

 

Va rigettata la domanda dell'appaltatore che agisce in via di regresso nei confronti del subappaltatore qualora non sia stato rispettato il termine decadenziale di 60 giorni, stabilito dall'art. 1670 c.c., entro il quale l'appaltatore deve portare a conoscenza del subappaltatore la denuncia del committente. Di conseguenza, quanto alle spese di lite, quelle sostenute dal terzo chiamato in garanzia impropria (compagnia di assicurazioni del subappaltatore), una volta che sia stata rigettata la domanda principale, vanno poste a carico dell'appaltatore stesso che, rimasto soccombente, ha provocato e giustificato la chiamata in garanzia.

Tribunale Prato  16 maggio 2012 n. 696  

 

Elemento naturale del contratto di subappalto, al pari del contratto di appalto, è quello dell'autonomia del subappaltatore nell'esecuzione delle opere affidategli dal subcommittente, con la conseguenza che la responsabilità del subappaltatore nei confronti dell'originario committente può essere affermata solo ed in quanto lo stesso, nell'esecuzione dell'opera, si sia discostato da quanto previsto nel contratto di subappalto; ne consegue che, in assenza di deroga pattizia a tale autonomia, il contratto di subappalto fa piena prova degli impegni assunti dal subappaltatore per cui delle eventuali discordanze fra quanto stabilito nel contratto di appalto e quanto nel contratto di subappalto circa l'esecuzione dell'opera, é il subappaltante che deve rispondere nei confronti del committente.

Cassazione civile sez. II  19 agosto 2010 n. 18745  

 

In materia di appalti per aggiungere alla responsabilità del subappaltatore per danni a terzi quella del subcommittente, non rileva una qualsivoglia ingerenza del secondo nell’attività del primo, ma unicamente l’esercizio di un potere di sorveglianza e/o di ingerenza che sia di tale penetrante entità da compromettere l’autonomia dell’appaltatore o da incidere in maniera determinante sulla stessa.

Tribunale Roma sez. XIII  24 novembre 2005

 

Il venditore di unità immobiliari che ne curi direttamente la costruzione, ancorché i lavori siano appaltati ad un terzo, risponde dei gravi difetti (art. 1669 c.c.) - quali devono ritenersi quelli da cui derivi una ridotta utilizzazione di esse, come nel caso di umidità, dipendente da difetto di adeguata coibentazione termica - nei confronti degli acquirenti, indipendentemente dall'identificazione del contratto con essi intercorso, a titolo di responsabilità extracontrattuale, essendo la relativa disciplina di ordine pubblico, ovvero nei confronti dell'amministratore del condominio - legittimato ad agire perché tale azione configura un atto conservativo e perciò rientra nei suoi poteri - se tali difetti sono riscontrati sulle parti comuni.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 1998 n. 3146  

 

Premessa l'applicabilità della norma di cui all'art. 1669 c.c., in tema di responsabilità dell'appaltatore verso il committente, anche all'analoga fattispecie di responsabilità del costruttore - venditore verso l'acquirente, deve ritenersi parallelamente applicabile anche la successiva disposizione di cui all'art. 1670 (che disciplina l'ipotesi dell'azione di regresso spettante all'appaltatore nei confronti del subappaltatore stabilendo, per il suo esercizio, un termine di decadenza di 60 giorni) all'ipotesi in cui il costruttore - venditore, chiamato a rispondere, ai sensi dell'art. 1669 cit., da parte dell'acquirente, intenda agire contro il soggetto cui aveva affidato l'esecuzione (in tutto o in parte) delle opere, con la conseguenza che anch'egli sarà tenuto all'osservanza del termine di decadenza breve, pur non potendosi qualificare il terzo esecutore come subappaltatore in senso tecnico.

Cassazione civile sez. II  27 agosto 1997 n. 8109

 

 

Intervento in causa e litisconsortio

Nell'ipotesi in cui la parte convenuta in un giudizio di risarcimento dei danni, derivanti dalla realizzazione di una nuova costruzione, nel dedurre il difetto della propria legittimazione passiva, chiami in causa un terzo, con il quale non sussista alcun rapporto contrattuale, chiedendone, in caso di affermazione della propria responsabilità, la condanna a garantirla e manlevarla, l'atto di chiamata, al di là della formula adottata, va inteso come chiamata del terzo responsabile e non già come chiamata in garanzia impropria, dovendosi privilegiare l'effettiva volontà della chiamante in relazione alla finalità, in concreto perseguita, di attribuire al terzo la responsabilità della cattiva esecuzione delle opere e dei danni conseguentemente arrecati. In tal caso, si verifica l'estensione automatica della domanda al terzo chiamato, indicato dal convenuto come il vero legittimato, onde il giudice può direttamente emettere nei suoi confronti una pronuncia di condanna, anche se l'attore non ne abbia fatto richiesta, senza per questo incorrere nel vizio di extrapetizione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte di merito, che aveva esteso al terzo subappaltatore, chiamato in causa dal convenuto, la domanda di risarcimento dei danni strutturali subiti dalla proprietà degli attori in seguito all'esecuzione dei lavori di costruzione).

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2011 n. 20610  

 

 



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