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Art. 1671 codice civile: Recesso unilaterale dal contratto

Il committente può recedere dal contratto, anche se è stata iniziata l’esecuzione dell’opera o la prestazione del servizio, purché tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno.


Commento

Indennità: somma di denaro dovuta dal committente, in caso di esercizio della facoltà di recesso, avente la funzione di riparare la diminuzione patrimoniale sofferta dalla controparte. La determinazione di tale indennità può essere effettuata anche in via equitativa, contemperando i contrapposti interessi delle parti.

 

 

Scopo della norma è quello di rendere possibile l’interruzione dell’opera o del servizio nel momento in cui viene a mancare l’interesse del committente all’esecuzione, evitando la produzione di un’opera ormai inutile, tenendo però indenne l’appaltatore dai pregiudizi economici connessi al recesso.


Giurisprudenza annotata

Appalto

Nella disciplina privatistica dell'appalto è preclusa al committente la facoltà di risolvere unilateralmente il contratto per inadempimento dell'appaltatore, non essendo egli titolare di poteri di autotutela, di contro, l'esercizio del diritto di recesso non è subordinato a particolari presupposti, ma può aver luogo per qualsiasi causa, il cui accertamento non è neppure richiesto ai fini della legittimità del recesso, non essendo configurabile un diritto dell'appaltatore alla realizzazione dell'opera o allo svolgimento del servizio la cui prosecuzione risponde unicamente all'interesse del committente.

Cassazione civile sez. I  13 ottobre 2014 n. 21595  

 

In tema di appalto di lavori pubblici, il recesso "ad nutum" del committente previsto dall'art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F - diversamente dall'annullamento d'ufficio, che postula il riesame della legittimità dell'atto amministrativo da parte della P.A. che lo ha adottato, nell'ambito del suo potere di autotutela - è espressione di un diritto potestativo il cui esercizio, può avere luogo in qualsiasi momento e non richiede particolari presupposti, ma solo un'apposita manifestazione di volontà dell'Amministrazione. Rigetta, App. Salerno, 06/07/2006

Cassazione civile sez. I  02 ottobre 2014 n. 20811  

 

In ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto d’appalto, ai sensi dell’art. 1671 c.c., grava sull’appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, l’onere di dimostrare quale sarebbe stato l’utile netto da lui conseguibile con l’esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell’appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere.

Tribunale Arezzo  21 ottobre 2013

 

Il contratto di appalto per la costruzione di un'opera che comporti l'abusiva occupazione di spazio demaniale è nullo, ai sensi degli artt. 1346 e 1418 cod. civ., avendo un oggetto illecito per violazione di norme imperative del codice della navigazione, sicché, non producendo "ab origine" gli effetti suoi propri, né essendo suscettibile di convalida ai sensi dell'art. 1423 cod. civ., l'appaltatore non può pretendere il pagamento del corrispettivo pattuito, né dell'indennizzo ex art. 1671 cod. civ., irrilevante rivelandosi, altresì, l'ignoranza di tale abusiva occupazione atteso che, nei reati contravvenzionali, la buona fede dell'agente idonea ad escludere l'elemento soggettivo va ricercata in un fattore positivo esterno, che abbia indotto il soggetto in errore incolpevole, e non può essere determinata dalla mera non conoscenza della legge. Cassa con rinvio, App. Firenze, 08/06/2006

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2013 n. 21475  

 

In ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto d'appalto, ai sensi dell'art. 1671 c.c., grava sull'appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, l'onere di dimostrare quale sarebbe stato l'utile netto da lui conseguibile con l'esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell'appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere, restando salva per il committente la facoltà di provare che l'interruzione dell'appalto non ha impedito all'appaltatore di realizzare guadagni sostitutivi ovvero gli ha procurato vantaggi diversi.

Tribunale Milano sez. VII  04 settembre 2012

 

Il diritto di recesso che l'art. 1671 c.c. accorda al committente è da questi esercitabile in qualsiasi momento dell'esecuzione del contratto di appalto e per qualsiasi ragione che induca il committente medesimo a porre fine al rapporto, non essendo configurabile un diritto dell'appaltatore (cui spetta unicamente l'indennizzo previsto dalla norma) a proseguire nell'esecuzione dell'opera o del servizio. Deriva da quanto precede, pertanto, sciogliendosi il contratto esclusivamente per effetto dell'unilaterale iniziativa del recedente - ancorché il recesso possa essere giustificato anche dalla sfiducia verso l'appaltatore per fatti di inadempimento - non è necessaria alcuna indagine sull'importanza di detto inadempimento e/o sulla ricorrenza di una giusta causa di recesso.

Cassazione civile sez. I  04 settembre 2012 n. 14781  

 

Se nel contratto d'appalto è espressamente precisato che il committente intende dare inizio ai lavori di costruzione dell'intero progetto approvato, che l'appaltatore si era impegnato ad ultimare nel termine di 16 mesi dall'inizio dei lavori, la pattuita previsione del differimento dell'inizio dei successivi lavori impone inevitabilmente di richiedere la proroga della concessione, che ove successivamente negata dall'amministrazione, comporta la risoluzione del contratto d'appalto per impossibilità parziale ex art. 1465 c.c., con la conseguente insussistenza del diritto dell'appaltatore alla percezione dell'indennizzo previsto dall'art. 1671 c.c.

Corte appello Bari sez. II  08 agosto 2012 n. 906

 

In ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto d'appalto, ai sensi dell'art. 1671 c.c., grava sull'appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, l'onere di dimostrare quale sarebbe stato l'utile netto da lui conseguibile con l'esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell'appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere, restando salva per il committente la facoltà di provare che l'interruzione dell'appalto non ha impedito all'appaltatore di realizzare guadagni sostitutivi ovvero gli ha procurato vantaggi diversi.

Cassazione civile sez. VI  06 giugno 2012 n. 9132  

 

In tema di appalto, la consapevolezza, o anche il consenso, sia antecedente, sia successivo, espresso dal committente all'esecuzione, in tutto o in parte, delle opere in subappalto, valgono soltanto a rendere legittimo, ex art. 1656 c.c., il ricorso dell'appaltatore a tale modalità di esecuzione della propria prestazione e non anche ad instaurare alcun diretto rapporto tra committente e subappaltatore. Ne consegue che, in difetto di diversi accordi, il subappaltatore risponde della relativa esecuzione nei confronti del solo appaltatore e, correlativamente, solo verso quest'ultimo, e non anche nei confronti del committente, può rivolgersi ai fini dell'adempimento delle obbligazioni, segnatamente di quelle di pagamento derivanti dal subcontratto in questione. A tale principio non si sottrae l'esperimento dell'azione per il pagamento dell'indennizzo spettante all'appaltatore in caso di recesso del committente, di cui all'art. 1671 c.c., rivestendo anche quest'ultima natura contrattuale.

Cassazione civile sez. II  02 agosto 2011 n. 16917

 

La domanda dell'appaltatore volta a conseguire dal committente il corrispettivo previsto per l'esercizio della facoltà di recesso pattuita in suo favore ai sensi dell'art. 1373 c.c. e la domanda dello stesso appaltatore di essere tenuto indenne dal committente avvalsosi del diritto di recesso riconosciutogli dall'art. 1671 c.c. sono diverse. La seconda, infatti, ha per oggetto una obbligazione di valore, avente natura indennitaria (delle perdite subite dall'appaltatore e del mancato guadagno), cui sono applicabili gli stessi principi in tema di risarcimento del danno da inadempimento, sia quello della possibilità di una liquidazione equitativa, sia quello della necessità di tener conto, anche d'ufficio, della svalutazione monetaria sopravvenuta fino alla data della liquidazione.

Corte appello L'Aquila  27 maggio 2011 n. 481  

 



 
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