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Art. 1676 codice civile: Diritti degli ausiliari dell’appaltatore verso il committente

Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore (1), hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente (2) per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda.


Commento

(1) L’azione è esercitabile da qualsiasi dipendente dell’appaltatore, lavoratore manuale o impiegato e non, quindi, dai lavoratori autonomi, da coloro che abbiano collaborato nella veste di lavoratori autonomi.

 

(2) Dall’articolo si evince una solidarietà passiva [v. 1292] tra appaltatore e committente in quanto entrambi sono tenuti alla stessa prestazione, nei confronti degli aventi diritto, pur non diventando il committente parte del rapporto di lavoro (tra appaltatore e suoi ausiliari).

 


Giurisprudenza annotata

Opere Pubbliche

In tema di appalti pubblici, il personale dipendente dell'esecutore o del subappaltatore o dei soggetti titolari di subappalti e cottimi nell'ambito dei contratti pubblici di appalto relativi a lavori, servizi e forniture, devono avvalersi degli speciali strumenti di tutela previsti dal d.lg. n. 163 del 2006, ed in particolare dagli art. 4 (per i contributi), e 5 (per le retribuzioni) del "Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice degli appalti pubblici" (emanato con d.P.R. 5 ottobre 2010 n. 207), non essendo loro applicabile la disciplina prevista dall'art. 29, comma 2 d.lg. n. 276 del 2003. Nel caso di mancata utilizzazione da parte dei lavoratori degli strumenti previsti dalla norma speciale sopra indicata, questi possono solo fare ricorso, in via residuale, alla tutela prevista dall'art. 1676 c.c. (cfr. Cass. 7 luglio 2014 n. 15432).

Tribunale Firenze sez. lav.  18 novembre 2014

 

Ai contratti di appalto stipulati con una p.a. trova applicazione la normativa speciale di cui al d.lg. n. 163 del 2006 ed in via residuale la norma dell'art. 1676 c.c. che consente agli ausiliari dell'appaltatore di agire direttamente contro il committente per quanto è a loro dovuto; siffatta disposizione normativa, contemplando la possibilità di pagamento diretto da parte dell'amministrazione della retribuzione ai dipendenti dell'appaltatore, configura un rapporto diretto tra gli ausiliari dell'appaltatore e l'ente committente, riguardo ai crediti retributivi dei primi nei confronti dell'appaltatore-datore di lavoro. Non trova pertanto applicazione l'art. 29 d.lg. n. 276 del 2003. (Cfr. Cass. 7 luglio 2014 n. 15432).

Tribunale Salerno sez. lav.  06 novembre 2014

 

Nel caso di affidamento alle imprese consorziate dei lavori da parte di società consortile aggiudicataria di appalto, tale rapporto resta qualificabile in termini di sub-derivazione dal contratto di appalto, e, quindi, di subappalto, con conseguente applicazione della tutela prevista dall'art. 1676 c.c., in favore dei dipendenti dell'impresa dell'appaltatore nei confronti del committente, sia perché il subappalto altro non è che un vero e proprio appalto caratterizzato, rispetto al contratto-tipo, per essere un contratto derivato da altro contratto stipulato a monte che ne costituisce il presupposto, sia perché la medesima esigenza - di assicurare una particolare tutela in favore dei lavoratori ausiliari dell'appaltatore, atta a preservarli dal rischio dell'inadempimento di questi - ricorre, identica, nell'appalto e nel subappalto.

Tribunale Milano sez. lav.  21 ottobre 2014

 

L’azione ex art. 1676 c.c. costituisce uno strumento di tutela diretta (da azionarsi direttamente nei confronti del committente) a favore dei dipendenti dell’appaltatrice e, pertanto, l’apertura del procedimento fallimentare a carico della predetta appaltatrice non può spiegare alcun effetto sulle ragioni vantate dai lavoratori, non valendo ad alcunché invocare gli art. 51 e 52 l. fall.

Tribunale Roma sez. lav.  15 settembre 2014 n. 8189  

 

In materia di contratti pubblici di appalto relativi a lavori, servizi e forniture, in caso di ritardo nel pagamento delle retribuzioni o dei contributi dovuti al personale dipendente dall'esecutore o dal subappaltatore, o dai soggetti titolari di subappalti e cottimi di cui all'art. 118, comma 8, ultimo periodo, d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, cd. "codice degli appalti pubblici", i lavoratori devono avvalersi degli speciali strumenti di tutela previsti dagli art. 4 e 5 d.P.R. 5 ottobre 2010 n. 207 (recante il Regolamento di esecuzione ed attuazione del suddetto codice). Ne consegue l'inapplicabilità dell'art. 29, comma 2, d.lg. 10 settembre 2003 n. 276, mentre, ove i lavoratori non si siano avvalsi della disciplina speciale, resta possibile far ricorso, in via residuale, alla tutela di cui all'art. 1676 c.c., che è applicabile anche ai contratti di appalto stipulati con le p.a.. Cassa e decide nel merito, App. Torino, 14/06/2012

Cassazione civile sez. lav.  07 luglio 2014 n. 15432  

 

La disposizione dell'art. 1676 c.c. - in base alla quale i dipendenti dell'appaltatore hanno azione diretta verso il committente, fino a concorrenza del debito del committente verso l'appaltatore, per conseguire quanto loro dovuto per l'attività prestata nell'esecuzione dell'appalto - si applica anche al subappalto di lavori pubblici, ai sensi dell'art. 141 d.P.R. n. 554 del 1999, sia perché il subappalto è un vero e proprio contratto di appalto, seppure caratterizzato da derivazione da altro contratto di appalto, sia perché, nell'appalto e nel subappalto, ricorre la stessa esigenza di tutela dei lavoratori, onde preservarli dal rischio di inadempimento del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav.  22 giugno 2012 n. 10439  

 

Le azioni che i dipendenti dell’appaltatore possono esperire nei confronti dell’impresa committente per la soddisfazione delle loro spettanze in base all’art. 1676 c.c. e all’art. 3 l. 23 ottobre 1960 n. 1369 si differenziano per finalità e struttura, oltre che per “petitum” e “causa petendi”. Infatti, nell’azione codificata il committente soddisfa un debito altrui, in virtù di una legittimazione sostitutiva eccezionalmente concessa agli ausiliari dell’appaltatore, mentre in quella prevista dalla norma speciale rileva l’aspetto della garanzia apprestata in favore dei lavoratori dell’appaltatore e diretta ad impedire che l’appalto costituisca uno strumento di disconoscimento di quei diritti dei quali essi diventerebbero titolari se dipendessero direttamente dal committente, attesa anche la non estraneità dell’appalto al ciclo produttivo dell’azienda facente capo a quest’ultimo. Orbene, posto che nel caso di specie l’azione non è stata esperita ai sensi dell’art. 1676 c.c., ma proposta sulla base di una “causa petendi” ed un “petitum” fondati sull’art. 3 della l. 1369/60, si ritiene che il riferimento testuale all’obbligo del committente di corrispondere ai lavoratori dipendenti dell’appaltatore un trattamento minimo inderogabile retributivo (non inferiore a quello spettante ai lavoratori suoi dipendenti) induce ad escludere quelle somme che, pur dovute ai lavoratori, non rientrino in questa categoria, come quelle dovute a titolo di indennità risarcitorie conseguenti all’illegittimo licenziamento inflitto dall’appaltatore. D’altra parte, un’indiretta conferma dell’opzione testé indicata si ricava anche dall’art. 29 c. 2, d. lg. 10 settembre 2003 n. 276 (cd. legge Biagi) che, riscrivendo l’analoga disciplina già contenuta nel suddetto art. 3 e nel successivo art. 4, ha espressamente limitato l’ambito della solidarietà tra committente e appaltatore ai soli trattamenti retributivi ed ai contributi previdenziali. Sicché, considerando che il credito vantato dal lavoratore ha certamente natura risarcitoria, ne consegue che lo stesso è escluso dall’ambito di applicazione del citato art. 3.

Corte appello Bari sez. lav.  09 dicembre 2010 n. 5545  

 

L'art. 1676, c.c., stabilisce che coloro che, alle dipendenze dell'appaltatore, hanno prestato la loro attività per eseguire l'opera o per prestare il servizio richiesto possono agire direttamente contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il medesimo committente ha verso l'appaltatore nel tempo in cui viene proposta la relativa domanda. Tale norma - applicabile anche agli appalti di opere pubbliche è stata oggetto d'interpretazione, essendosi affermato che ove gli ausiliari dell'appaltatore si rivolgano, anche in via stragiudiziale, al committente per ottenere il pagamento di quanto ad essi dovuto, per l'attività lavorativa svolta nella prestazione dei servizi, il medesimo committente - il quale in base all'art. 1676 c.c., diviene diretto debitore nei confronti degli ausiliari dell'appaltatore ed è tenuto solidalmente con costui fino alla concorrenza del debito per il prezzo dell'appalto - non può più pagare all'appaltatore e se paga, non è liberato dall'obbligazione verso gli ausiliari dell'appaltatore. Ne consegue che sin dalla proposizione del tentativo di conciliazione ex art. 410, c.p.c., il credito è inesigibile e, quindi, privo delle caratteristiche della liquidità, essendo tale iniziativa altresì idonea ad interrompere la prescrizione ed a sospendere il decorso di ogni termine di decadenza.

Tribunale Bari sez. II  24 novembre 2009 n. 3505  



 
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