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Art. 1677 codice civile: Prestazione continuativa o periodica di servizi

Se l’appalto ha per oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi (1), si osservano, in quanto compatibili, le norme di questo capo e quelle relative al contratto di somministrazione.


Commento

(1) L’appalto è, di regola, un contratto ad esecuzione prolungata; ciononostante può talvolta atteggiarsi come vero e proprio contratto di durata, cioè ad esecuzione periodica o ad esecuzione continuata, come accade negli appalti di servizi.


Giurisprudenza annotata

Appalto

L'art. 1677 c.c., a proposito dei contratti di appalto aventi per oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi, stabilisce specificamente che per gli stessi si osservano, in quanti compatibili, le norme in materia di appalto e quelle relative al contratto di somministrazione. Pertanto, nessun valido motivo consente di escludere, per l'appalto di prestazione continuativa di servizi, l'applicabilità del disposto di cui all'art. 1671 c.c., non rilevando, in proposito, l'esistenza di una clausola convenzionale che attribuisca la facoltà della disdetta al committente entro un tempo predeterminato rispetto alla scadenza contrattuale, pena il rinnovo tacito del contratto.

Tribunale Novara sez. IV  14 maggio 2010 n. 104  

 

L'appalto, anche nei casi in cui la sua esecuzione si protragga nel tempo, e fatte salve le ipotesi in cui le prestazioni in esso dedotte attengano a servizi o manutenzioni periodiche, non può considerarsi un contratto ad esecuzione continuata o periodica e, pertanto, non si sottrae, in caso di risoluzione, alla regola generale, dettata dall'art. 1458 c.c., della piena retroattività di tutti gli effetti, anche in ordine alle prestazioni già eseguite; ne consegue che, ove la risoluzione venga richiesta ad un collegio arbitrale, il valore della relativa controversia - rilevante ai fini della liquidazione del compenso spettante agli arbitri - si determina in base a quello dell'intero rapporto dedotto in contestazione.

Cassazione civile sez. II  06 aprile 2009 n. 8247  

 

La comune responsabilità dell'appaltatore, ai sensi degli art. 1453 e 1455 c.c., non è esclusa dalle speciali disposizioni contenute negli art. 1667 e 1668 c.c., e non è da queste ultime disciplinata, perché esse integrano (senza escluderla) l'applicazione dei principi generali in materia di inadempimento contrattuale, che rimangono perciò applicabili nei casi in cui l'opera non sia stata eseguita o non sia stata completata o quando l'appaltatore ha realizzato l'opera con ritardo o, pur avendo eseguito l'opera, si rifiuti di consegnarla. Pertanto, alla stregua di tale principio, diventa applicabile, per il diritto al risarcimento dei danni fondato sulla generale responsabilità dell'appaltatore per inadempimento, il termine di prescrizione in generale previsto per l'esercizio di questo diritto, piuttosto che il termine di due anni risultante dall'art. 1667 c.c.

Cassazione civile sez. III  06 aprile 2006 n. 8103  

 

 

Telecomunicazioni

Il contratto di utenza telefonica è inquadrabile come un rapporto di fornitura-appalto continuativo di servizi, ai sensi dell'art. 1677 c.c., al quale sono applicabili in quanto compatibili le norme dell'appalto e quelle relative al contratto di somministrazione, per cui gli obblighi del gestore non si risolvono esclusivamente nella fornitura tecnica del servizio telefonico e delle apparecchiature connesse, ma anche nel garantire la sicurezza della linea da possibili intrusioni e attacchi da parte di terzi. Ne consegue che l'utente non è tenuto a pagare bollette telefoniche, per chiamate verso numeri speciali (889), avvenute non tramite telefono ma in automatico attraverso il modem utilizzato per il collegamento a internet, in presenza di un "Dialer".

Giudice di pace Gioiosa Jonica  01 dicembre 2007

 

 

Tutela del consumatore

Il contratto di utenza telefonica è inquadrabile come un rapporto di fornitura-appalto continuativo di servizi, ai sensi dell'art. 1677 c.c., al quale sono applicabili in quanto compatibili le norme dell'appalto e quelle relative al contratto di somministrazione, per cui gli obblighi del gestore non si risolvono esclusivamente nella fornitura tecnica del servizio telefonico e delle apparecchiature connesse, ma anche nel garantire la sicurezza della linea da possibili intrusioni e attacchi da parte di terzi. Ne consegue che l'utente non è tenuto a pagare bollette telefoniche, per chiamate verso il numero 166 o altri similari, avvenute non tramite telefono ma in automatico attraverso il modem utilizzato per il collegamento a internet, in presenza di un "Dialer". Solo il gestore del servizio telefonico, infatti, poteva essere (e non poteva non essere) al corrente del rischio rappresentato dai "Dialer", mentre l'utente medio, quale è indubbiamente da considerare l'abbonato, non dispone normalmente delle conoscenze necessarie per evitare di cadere vittima di un "Dialer", né è in grado di difendersene in modo appropriato salvo rinunziare a internet o sostituire windows con altri meno diffusi sistemi operativi. In conclusione spetta quindi al gestore garantire e proteggere la funzione internet dall'aggressione di "Dialer" spregiudicati o addirittura illegali, al di là del fatto che si tratta di servizi a valore aggiunto dai quali lo stesso gestore trae un non indifferente profitto.

Tribunale Genova sez. IV  20 febbraio 2006 n. 537

 

 

 

Prescrizione e decadenza in materia civile

Il termine annuale di prescrizione dei diritti nascenti dal contratto di trasporto, previsto dall'art. 2951 c.c., trova applicazione anche quando le varie prestazioni di trasporto siano rese in esecuzione di un unico contratto (misto) di appalto di servizi di trasporto, dovendosi in tale ipotesi far capo alla normativa in tema di trasporto per individuare quelle norme che, come la durata della prescrizione, sono intimamente collegate alla concreta tipologia della prestazione; nè sul termine di prescrizione applicabile spiega influenza la normativa tariffaria di cui alla l. 6 giugno 1974 n. 298, istitutiva (fra l'altro) di un sistema di tariffe "a forcella" per i trasporti di merce su strada, quando (come nella specie) si tratti di contratti stipulati anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 2 d.l. 29 marzo 1993 n. 82, convertito, con modifiche nella l. 27 maggio 1993 n. 162 che, per i contratti soggetti al detto sistema tariffario, prevede l'applicabilità della prescrizione quinquennale, dovendo altresì escludersi che tale ultima previsione possa somministrare elementi per una valutazione negativa, della legittimità costituzionale del cit. art. 2951 c.c. (la cui applicabilità ai trasporti effettuati in regime di parasubordinazione è stata peraltro già positivamente scrutinata dalla Corte cost. con la sentenza n. 365 del 1995) trattandosi del naturale evolvere del quadro legislativo.

Cassazione civile sez. lav.  13 settembre 1997 n. 9128  

 

 

Giurisdizione civile

La domanda volta ad accertare l'illegittimità del provvedimento dell'INPS, sospensivo della convenzione avente ad oggetto l'esecuzione di esami specialistici in un gabinetto radiologico privato ai fini dell'accertamento dell'invalidità pensionabile dei lavoratori dipendenti, introduce una controversia devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, sia che tale convenzione intercorra con un medico radiologo libero professionista, trattandosi in tal caso di attività non subordinata ma autonoma, sia che la stessa convenzione sia stipulata con una società operante con un'organizzazione di tipo aziendale, configurandosi tale rapporto come appalto di servizi ex art. 1677 c.c., che esula dalla giurisdizione attribuita al giudice amministrativo dall'art. 5, comma 1, della l. 6 dicembre 1971 n. 1034, in quanto tale rapporto - a differenza di quello cui danno luogo, le convenzioni con il servizio sanitario nazionale ex art. 44 l. 23 dicembre 1978 n. 833 - non comporta l'attribuzione di attività integrative o di supporto delle strutture pubbliche sanitarie, avendo ad oggetto un accertamento (verificazione o meno del rischio assicurato) meramente strumentale alla funzione pubblicistica dell'INPS costituita dall'esercizio dell'assicurazione obbligatoria.

Cassazione civile sez. un.  23 febbraio 1990 n. 1381  



 
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