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Art. 168 codice civile: Impiego ed amministrazione del fondo

La proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale (1) spetta ad entrambi i coniugi, salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di costituzione (2).

I frutti dei beni costituenti il fondo patrimoniale sono impiegati per i bisogni della famiglia.

L’amministrazione dei beni costituenti il fondo patrimoniale è regolata dalle norme relative all’amministrazione della comunione legale (3).


Commento

Fondo patrimoniale: [v. 167]; Frutti: [v. 820]; Comunione legale: [v. Libro I, Titolo VI, Capo VI, Sez. III].

 

Atto di costituzione (del fondo patrimoniale): atto con cui vengono determinati i beni facenti parte del fondo patrimoniale, nonché i coniugi in favore dei quali viene effettuata la costituzione.

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 50) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) Il legislatore consente a colui che costituisce il fondo patrimoniale di riservare a se stesso o a un terzo la nuda proprietà dei beni che ne fanno parte; in questo caso ai coniugi spetta solo il diritto di godimento (può essere conferito anche a uno solo di essi).

 

(3) Si ritiene che il diritto di amministrare congiuntamente i beni facenti parte del fondo patrimoniale spetti a entrambi i coniugi, indipendentemente dal fatto che siano titolari dei beni stessi (e, quindi, anche nel caso in cui abbiano solo un diritto di godimento).

 


Giurisprudenza annotata

Litisconsorzio

In tema di azione revocatoria, la natura reale del vincolo di destinazione impresso dalla costituzione del fondo patrimoniale in vista del soddisfacimento dei bisogni della famiglia e la conseguente necessità che la sentenza faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il fondo è stato costituito comportano che, nel relativo giudizio per la dichiarazione della sua inefficacia, la legittimazione passiva spetta ad entrambi i coniugi, anche se l'atto costitutivo sia stato stipulato da uno solo di essi, spettando ad entrambi, ai sensi dell'art. 168 c.c., la proprietà dei beni che costituiscono oggetto della convenzione, salvo che sia diversamente stabilito nell'atto costitutivo, con la precisazione che anche nell'ipotesi in cui la costituzione del fondo non comporti un effetto traslativo, essendosi il coniuge (o il terzo costituente) riservato la proprietà dei beni, è configurabile un interesse del coniuge non proprietario alla partecipazione al giudizio.

Cassazione civile sez. I  27 gennaio 2012 n. 1242  

 

 

Coniugi

In tema di azione revocatoria, la natura reale del vincolo di destinazione impresso dalla costituzione del fondo patrimoniale in vista del soddisfacimento dei bisogni della famiglia e la conseguente necessità che la sentenza faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il fondo è stato costituito, comportano che, nel relativo giudizio per la dichiarazione della sua inefficacia, la legittimazione passiva spetta ad entrambi i coniugi, anche se l'atto costitutivo sia stato stipulato da uno solo di essi, essendo entrambi solidalmente titolari del diritto sui beni che costituiscono oggetto della convenzione ai sensi dell'art.168 c.c., quand'anche gli stessi siano proprietà esclusiva di un solo coniuge.

Cassazione civile sez. I  27 gennaio 2012 n. 1242  

 

I beni del fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento poiché si tratta di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori; ne pertanto, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento, permane rispetto ad essi la legittimazione del debitore; sussiste pertanto la legittimazione processuale del fallito nel giudizio avente ad oggetto la revocatoria fallimentare del fondo patrimoniale.

Cassazione civile sez. III  18 ottobre 2011 n. 21494  

 

In tema di azione revocatoria della costituzione del fondo patrimoniale per i bisogni della famiglia, la natura reale del vincolo di destinazione impresso dalla costituzione del fondo implica la necessità che la sentenza di revoca faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il vincolo stesso è stato costituito. Pertanto, nel giudizio promosso dal creditore personale al fine di revocare l'atto costitutivo del fondo al quale abbiano preso parte entrambi i coniugi, divenendo comproprietari dei beni vincolati, sussiste il litisconsorzio necessario dei suddetti stipulanti.

Cassazione civile sez. III  18 ottobre 2011 n. 21494

 

 

Fallimento

Ai sensi dell'art. 43 l. fall., la perdita della legittimazione processuale del fallito coincide con l'ambito dello spossessamento fallimentare e, pertanto, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto a essi la legittimazione del debitore. Sussiste, pertanto, la legittimazione processuale del fallito nel giudizio avente a oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale.

Cassazione civile sez. III  18 ottobre 2011 n. 21494  

 

I beni costituiti in fondo patrimoniale, in caso di fallimento di uno dei coniugi, devono essere appresi "pro quota" all'attivo del fallimento, e formeranno oggetto di una massa separata rispetto al restante dell'attivo, essendo destinati al soddisfacimento dei creditori che non conoscevano che i debiti contratti dai coniugi erano stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. La speciale disciplina prevista dall'art. 170 c.c. in favore dei creditori consapevoli della pertinenza dell'obbligazione contratta ai bisogni della famiglia è assimilabile ad una causa di prelazione. Per analogia dall'art. 2911 c.c. tali creditori non potranno concorrere nella distribuzione dell'attivo del coniuge fallito se non hanno domandato anche la liquidazione del fondo patrimoniale. Il coniuge "in bonis" che intenda opporsi alla liquidazione fallimentare dei beni costituiti in fondo patrimoniale da parte del fallimento del coniuge fallito, nella presupposta assenza di creditori aventi titolo a soddisfarsi sui predetti beni, deve domandare al giudice delegato di non autorizzare la vendita della quota del patrimonio appresa alla massa, salva la possibilità di reclamare al tribunale contro l'eventuale provvedimento contrario. Non può, invece, effettuare una domanda di rivendica ex art. 103 l. fall. nè effettuare un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.

Tribunale Ragusa  08 marzo 1990



 
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