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Art. 1680 codice civile: Limiti di applicabilità delle norme

Le disposizioni di questo capo si applicano anche ai trasporti per via d’acqua o per via d’aria e a quelli ferroviari e postali, in quanto non siano derogate dal codice della navigazione e dalle leggi speciali.


Giurisprudenza annotata

Trasporto

L'acquisto di un biglietto aereo presso una agenzia di viaggi comporta la conclusione di un contratto di trasporto con le modalità dell'art. 1342 c.c., in quanto le condizioni di contratto sono definite dalla compagnia aerea per regolamentare la serie indefinita di rapporti con tutti coloro che acquistino il biglietto, già predisposto su di un modulo standard e che richiama il regolamento negoziale e le condizioni generali di contratto. Le relative controversie, ove rientranti nella competenza del giudice di pace, restano pertanto sottratte al potere di quest'ultimo di decidere secondo equità, anche se aventi valore non eccedente millecento euro, ai sensi dell'art. 113, comma 2, c.p.c., nel testo sostituito dal d.l. 8 febbraio 2003 n. 18, convertito con modificazioni dalla l. 7 aprile 2003 n. 63.

Cassazione civile sez. III  11 maggio 2010 n. 11361  

 

Ad un trasporto multimodale eseguito per una prima tratta su strada e per una seconda tratta per via aerea non è applicabile, ai sensi dell'art. 1680 e ss. c.c., la Convenzione di Varsavia del 1929 ma esclusivamente la disciplina del codice civile.

Corte appello Milano  04 aprile 2008

 

Al contratto con cui un vettore aereo si obbliga a trasportare da un luogo ad un altro una persona ed i suoi bagagli si applica il termine speciale di prescrizione breve di sei mesi, a decorrere dalla data dell'arrivo, previsto dall'art. 418, comma 1, c.nav., ed esteso al trasporto aereo dall'art. 949 dello stesso codice, relativo al contratto di trasporto di persone (registrate) accompagnate da bagagli non registrati, e non il termine di prescrizione annuale previsto in generale dall'art. 2951 c.c. in materia di spedizione e trasporto.

Cassazione civile sez. III  31 luglio 2006 n. 17444  

 

Il viaggiatore che, durante il percorso fatto in treno, ha subito un danno, contrariamente a quanto previsto dalla previgente disciplina, non deve più provare “l'anormalità del servizio”, ma solo il nesso eziologico tra il servizio ferroviario ed il danno subito, dal quale fatto discende una presunzione di colpa a carico dell'amministrazione ferroviaria, salvo che questa provi che l'incidente è avvenuto per causa ad essa non imputabile. Nel caso di specie il tribunale non ha accolto la domanda del viaggiatore danneggiato perché il fatto che fosse stato colpito da un’oggetto contundente proveniente dall’esterno ed entrato nel finestrino non prova che tale oggetto provenisse da un altro treno.

Tribunale Messina sez. I  06 ottobre 2005

 

 

Ferrovie, tramvie, filovie, e autobus di linea

Ai sensi dell'art. 11 delle condizioni e tariffe per il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato, approvate con r.d.l. 11 ottobre 1934 n. 1948, convertito nella l. 4 aprile 1935 n. 911, la responsabilità dell'amministrazione ferroviaria per danno alla persona del viaggiatore sussiste quando tale danno sia stato determinato, sotto il profilo eziologico, da una "anormalità del servizio", ossia da un fatto che - ricollegabile a cause varie, come lo stato del materiale, il funzionamento dei mezzi adoperati e l'attività del personale addetto, contraria alle norme regolamentari o di comune prudenza - costituisca, nella sua obiettività, una deviazione rispetto all'ordinato e regolare svolgimento del servizio stesso. Pertanto, mentre, in eccezione alle regole sulla responsabilità contrattuale, grava sul viaggiatore la prova (soddisfatta dalla dimostrazione che il danno gli è derivato dal mezzo di trasporto e durante il viaggio) della anormalità del servizio, che dà origine ad una presunzione di colpa a carico dell'amministrazione, ricade poi su quest'ultima la dimostrazione liberatoria che il sinistro è avvenuto per caso fortuito o per forza maggiore o per comportamento del sinistrato o di un terzo. (Nella specie, è stata ravvisata l'anormalità del servizio nella rottura del vetro del finestrino di uno scompartimento, i cui frammenti avevano ferito agli occhi una viaggiatrice, ed è stata ritenuta insufficiente, ai fini della prova liberatoria, la circostanza che a provocare tale rottura fosse stata una pietra, in mancanza dell'ulteriore dimostrazione delle modalità, eventualmente riconducibili ad una delle esimenti sopraindicate, attraverso cui la pietra stessa aveva potuto raggiungere e rompere il vetro).

Cassazione civile sez. I  22 marzo 1996 n. 2487  

 

Ai sensi dell'art. 11 delle condizioni e tariffe per il trasporto di persone sulle ferrovie dello Stato, approvate con r.d.l. 11 ottobre 1934 n. 1948, convertito nella l. 4 aprile 1935 n. 911, la responsabilità dell'amministrazione ferroviaria per danno alla persona del viaggiatore sussiste quando tale danno sia stato determinato, sotto il profilo eziologico, da una " anormalità del servizio ", ossia da un fatto che - ricollegabile a cause varie, come lo stato del materiale, il funzionamento dei mezzi adoperati e l'attività del personale addetto, contraria alle norme regolamentari o di comune prudenza - costituisca, nella sua obiettività, una deviazione rispetto all'ordinato e regolare svolgimento del servizio stesso. Pertanto, mentre, in eccezione alle regole sulla responsabilità contrattuale, grava sul viaggiatore la prova (soddisfatta dalla dimostrazione che il danno gli è derivato dal mezzo di trasporto e durante il viaggio) della anormalità del servizio, che dà origine ad una presunzione di colpa a carico dell'amministrazione, ricade poi su quest'ultima la dimostrazione liberatoria che il sinistro è avvenuto per caso fortuito o per forza maggiore o per comportamento del sinistrato o di un terzo. (Nella specie, è stata ravvisata l'anormalità del servizio nella rottura del vetro del finestrino di uno scompartimento, i cui frammenti avevano ferito agli occhi una viaggiatrice, ed è stata ritenuta insufficiente, ai fini della prova liberatoria, la circostanza che a provocare tale rottura fosse stata una pietra, in mancanza dell'ulteriore dimostrazione delle modalità, eventualmente riconducibili ad una delle esimenti sopraindicate, attraverso cui la pietra stessa aveva potuto raggiungere, e rompere, il vetro).

Cassazione civile sez. III  21 giugno 1984 n. 3672



 
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