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Art. 1685 codice civile: Diritti del mittente

Il mittente può sospendere il trasporto e chiedere la restituzione delle cose, ovvero ordinarne la consegna a un destinatario diverso da quello originariamente indicato o anche disporre diversamente, salvo l’obbligo di rimborsare le spese e di risarcire i danni derivanti dal contrordine (1).

Qualora dal vettore sia stato rilasciato al mittente un duplicato della lettera di vettura o una ricevuta di carico, il mittente non può disporre delle cose consegnate per il trasporto, se non esibisce al vettore il duplicato o la ricevuta per farvi annotare le nuove indicazioni. Queste devono essere sottoscritte dal vettore.

Il mittente non può disporre delle cose trasportate dal momento in cui esse sono passate a disposizione del destinatario.


Commento

Contrordine: dichiarazione di volontà con la quale il mittente modifica alcuni aspetti del trasporto in corso di esecuzione; in particolare, per sospendere il trasporto, per chiedere la restituzione delle cose etc.

 

(1) La facoltà di contrordine non è illimitata: ad esempio il mittente può indicare come luogo di conclusione dell’operazione solo uno dei luoghi nell’ambito del percorso già esplicitamente o implicitamente ricavabili dall’accordo iniziale.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Trasporto

Il trasporto multimodale di cose per via marittima e terrestre non rientra nell'ambito della normativa speciale prevista dalla convenzione di Bruxelles del 1924 sulla polizza di carico, riguardante il solo contratto che si svolge esclusivamente per via marittima, ma rimane regolato dalla disciplina del codice civile, atteso che il regime della responsabilità previsto nella citata convenzione di Bruxelles trova applicazione dal momento della caricazione delle merci a bordo della nave fino a quello del loro sbarco. Quindi, i diritti nascenti da un trasporto dall'Italia verso altro paese europeo si prescrivono nel termine di dodici mesi, ai sensi dell'art. 2951, comma 2, c.c. dalla data dello scarico e qualora non risultino atti interruttivi la relativa eccezione deve essere accolta ancorché la parte interessa non abbia indicato il "preciso lasso di tempo che sarebbe a suo dire inutilmente spirato". In tema di risarcimento del danno, infatti, grava sulla parte che eccepisce la prescrizione estintiva solamente l'onere di allegare l'inerzia del titolare del diritto dedotto in giudizio e di manifestare la volontà di avvalersene, non anche di tipizzare l'eccezione, ossia di specificare a quale tra le prescrizioni, diverse per durata, intenda riferirsi, spettando al giudice stabilire se, in relazione alla domanda che può conoscere nel merito e al diritto applicabile nel caso concreto, la prescrizione sia maturata.

Tribunale Genova sez. I  08 gennaio 2008

 

In tema di trasporto di cose il caricatore-mittente è legittimato a esperire, nei confronti del vettore, le azioni che gli competono sulla base del contratto di trasporto concluso. La polizza di carico, infatti, tra mittente e vettore esplica una funzione essenzialmente probatoria: essa prova l'esistenza di un rapporto negoziale con un determinato contenuto, nonché l'avvenuto caricamento, le caratteristiche della merce oggetto del trasporto e l'indicazione del soggetto destinatario della merce. Per escludere detta azione causale bisognerebbe ritenere che l'emissione della polizza di carico dia luogo a una novazione dell'obbligazione derivante dal rapporto fondamentale ed è difficile pensare che le parti abbiano voluto il contratto di trasporto e possano poi di fatto volere la novazione dell'obbligazione fondamentale, non ricorrendo per un simile atto nessun apprezzabile interesse. Ne deriva che, anche in presenza di una polizza di carico, il mittente può far valere con azione causale nei confronti del vettore i diritti nascenti dal contratto di trasporto. Con conseguente applicazione, altresì, dell'art. 1689 c.c., secondo cui nel trasporto di cose la sostituzione del destinatario al mittente nei diritti nascenti dal contratto ha luogo, nel caso di perdita delle cose consegnate al vettore, soltanto dal momento in cui il destinatario sia venuto a conoscenza di tale evento a seguito della richiesta di riconsegna della merce, e che, in assenza di tale richiesta, la legittimazione all'azione di risarcimento del danno contro il vettore, permane in capo al mittente.

Tribunale Genova sez. I  08 gennaio 2008

 

In caso di contratto di trasporto di cose, il mittente, può esercitare il diritto potestativo di recesso, salvo provvedere al risarcimento dei danni subiti dal vettore in relazione alle spese sostenute per aver dato esecuzione al trasporto richiestogli. Pertanto qualora ad un vettore sia stato richiesto di caricare merce e poi nel corso del trasporto il mittente abbia esercitato il recesso, quest’ultimo deve corrispondere al primo le spese sostenute per il relativo carico, le spese per il trasporto fino a quel momento eseguito e le spese per gli autisti, ma non le spese di ritorno in quanto il veicolo potrebbe essere stato utilizzato per altri carichi in zona da parte del vettore.

Giudice di pace S.Anastasia  25 giugno 2007

 

Nel trasporto di cose la sostituzione del destinatario al mittente nei diritti nascenti dal contratto ha luogo, nel caso di perdita delle cose consegnate al vettore, soltanto dal momento in cui, scaduto il termine legale o convenzionale della consegna, il destinatario sia venuto a conoscenza di detto evento a seguito della richiesta di riconsegna della merce, con la conseguenza che, in assenza di tale richiesta, la legittimazione all'azione di risarcimento del danno contro il vettore, permane in capo al mittente. Peraltro, il vettore che si serve di altro vettore per l'esecuzione del trasporto ha azione diretta e non di regresso, nei confronti del subvettore, per il risarcimento dei danni conseguenti alla perdita o avaria della merce fino a quando il destinatario non ne abbia chiesto allo stesso subvettore la riconsegna e non deve, pertanto, dimostrare di avere a sua volta risarcito il danno al proprio committente (o al destinatario), essendo sufficiente che dimostri di essere stato da questi escusso.

Cassazione civile sez. III  04 giugno 2007 n. 12963  

 

Qualora cose mobili, determinate solo nel genere, e vendute in periodo bellico da una ditta italiana ad una ditta germanica, siano state apprese, cessato il conflitto, dall'ufficio recupero materiali tedeschi, cui è poi succeduta l'Azienda Rilievo Alienazione Residuati (A.R.A.R.), nel mentre le cose medesime, previa specificazione e consegna, si trovavano presso il vettore, deve riconoscersi al venditore, non soddisfatto nel prezzo, la facoltà di esercitare nei confronti di detta azienda il diritto di contrordine previsto dall'art. 1685 c.c., e di agire conseguentemente contro l'azienda stessa per ottenere la restituzione dei beni, a norma dell'art. 1 d.l.C.p.S. 28 febbraio 1947 n. 119, tenuto conto che tale contrordine è idoneo a caducare gli effetti traslativi della compravendita, e che quella azienda, in forza del menzionato decreto, è legittimata passivamente in tutte le azioni, reali o personali, attinenti ai beni recuperati e non più esercitabili dall'interessato in conseguenza del recupero contro l'effettivo legittimato.

Cassazione civile sez. I  21 novembre 1981 n. 6191  



 
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