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Art. 1686 codice civile: Impedimenti e ritardi nell’esecuzione del trasporto

Se l’inizio o la continuazione del trasporto sono impediti (1) o soverchiamente ritardati per causa non imputabile al vettore, questi deve chiedere immediatamente istruzioni (2) al mittente, provvedendo alla custodia delle cose consegnategli.

Se le circostanze rendono impossibile la richiesta di istruzioni al mittente o se le istruzioni non sono attuabili, il vettore può depositare le cose a norma dell’art. 1514, o, se sono soggette a rapido deterioramento, può farle vendere a norma dell’art. 1515. Il vettore deve informare prontamente il mittente del deposito o della vendita.

Il vettore ha diritto al rimborso delle spese. Se il trasporto è stato iniziato, egli ha diritto anche al pagamento del prezzo in proporzione del percorso compiuto, salvo che l’interruzione del trasporto sia dovuta alla perdita totale delle cose derivante da caso fortuito.


Commento

(1) Gli impedimenti in esame sono solo quelli derivanti da forza maggiore o caso fortuito che rendono totalmente o parzialmente impossibile (non solo difficoltosa) la prestazione.

 

(2) La facoltà del mittente di dare istruzioni è una deroga alla regola generale per la quale, in caso d’impossibilità sopravvenuta, il contratto si risolve. Essa rientra nel diritto di contrordine di cui all’art. 1685.


Giurisprudenza annotata

Trasporto

L’irreperibilità del destinatario della merce obbliga il vettore, ai sensi dell’art. 1690, comma 1, c.c., a domandare istruzioni al mittente e ad attenersi alle stesse. Il mancato invio di istruzioni da parte del vettore non libera il vettore dalla sua responsabilità “ex recepto”, poiché questi, per conseguire un simile risultato, non deve agire di sua iniziativa, eventualmente anche provvedendo al recapito della merce, ma piuttosto procedere al deposito, ai sensi del combinato disposto degli art. 1690, comma 1, 1686, comma 2, e 1514 c.c. La consegna effettuata dal vettore in mancanza di istruzioni da parte del mittente costituisce un inesatto adempimento alle obbligazioni contrattuali inerenti il contratto di trasporto, con il conseguente onere per lo stesso di provvedere al risarcimento dei danni arrecati al mittente.

Tribunale Forli'  13 dicembre 2008 n. 1091  

 

In tema di trasporto di cose, allorché il vettore adduca, come causa di esonero dalla responsabilità per l'avvenuta consegna della merce trasportata a persona diversa dal destinatario, l'attività truffaldina di terzi a suo danno, che lo abbia indotto in errore circa l'identificazione del reale destinatario e del luogo di consegna, la presunzione di responsabilità ex recepto, posta a carico del vettore dall'art. 1693 c.c., può essere vinta soltanto dalla positiva dimostrazione che l'errore, determinato dall'altrui artificio o raggiro, non poteva essere evitato con l'ordinaria diligenza e con la puntuale esecuzione del contratto, che comprendono, tra l'altro, il pronto avviso al destinatario ai sensi del comma 2 dell'art. 1687 c.c., nonché l'obbligo di chiedere immediatamente istruzioni al mittente nel caso di impedimenti anche temporanei nell'esecuzione del trasporto (art. 1686 c.c.), atteso che il difetto di diligenza del vettore, persona offesa del reato di truffa, impedisce di individuare, nell'evento dedotto, i requisiti (necessari per il superamento di quella presunzione) della imprevedibilità e della inevitabilità.

Cassazione civile sez. III  14 luglio 2003 n. 11004  

 

Nel trasporto di cose (nella specie, ferroviario), l'obbligo del vettore di custodire la merce (art. 1686-1693 c.c.), che non abbia potuto riconsegnare per irreperibilità, rifiuto o ritardo del destinatario, e di chiedere immediatamente istruzioni al mittente informandolo di ogni impedimento o ritardo nell'inizio o prosecuzione del trasporto (art. 1686-1690 c.c.) comporta quello di tempestiva comunicazione al mittente dell'eventuale sequestro della merce eseguito, durante la custodia, su istanza di un terzo (nella specie, creditore del destinatario) ma non anche quello di resistere, con eccezioni opponibili dal mittente, alla esecuzione del sequestro o di intervenire nel relativo giudizio di convalida con atti di impulso processuale o per chiedere provvedimenti conservativi della merce sequestrata ed affidata al custode giudiziario, perché il vettore, riferendosi i doveri di custodia alla vigilanza materiale delle cose in relazione alla responsabilità per la perdita o avaria delle stesse (art. 1693 c.c.), non è tenuto a sostituirsi al proprietario nell'esercizio di diritti che solo a lui spettano, per opporsi a pretese di diritti da parte di terzi, nè può essere gravato della responsabilità del deterioramento della merce (nella specie, di un carico di legna esposto alle intemperie) provocato dalla omessa adozione di misure conservative in pendenza del giudizio di convalida, che è unicamente addebitabile all'inerzia delle parti di questo giudizio e che dipende, comunque, da un fatto, l'imposizione, cioè, del vincolo giuridico sulla merce con conseguente passaggio della detenzione al custode giudiziario, non imputabile al vettore e perciò escludente, ai sensi dell'art. 1693 c.c., la presunzione di responsabilità di questo per la perdita o l'avaria della merce dalla data della consegna a quella della riconsegna.

Cassazione civile sez. III  30 ottobre 1992 n. 11840  

 

Poiché l'esatta esecuzione del contratto di trasporto non si esaurisce nell'attività di trasferimento delle cose da luogo a luogo - che pur ne costituisce il dato peculiare dal punto di vista economico - ma comprende altresì l'adempimento delle altre obbligazioni accessorie, necessarie al raggiungimento del fine pratico prefissosi dalle parti, sussiste a carico del vettore - il quale si trova nella detenzione delle cose trasportate, l'obbligo di conservarle e custodirle sino alla loro consegna al destinatario e comporta, fino a tale momento la sua responsabilità "ex recepto", dalla quale non è esonerato per il rifiuto della ricezione della merce da parte del destinatario o per l'omessa trasmissione di istruzioni da parte del mittente, dovendo egli adoperare, a tale scopo, lo strumento del deposito di cui all'art. 1514 c.c.

Cassazione civile sez. III  07 marzo 1981 n. 1288

 

 

Giurisdizione civile

Nella controversia promossa dal vettore italiano nei confronti del soggetto, avente sede in Austria, con il quale aveva stipulato un contratto di trasporto di merci dalla Spagna alla Grecia, controversia vertente sull'ammontare del rimborso, pattuito contestualmente alla risoluzione consensuale di detto contratto, delle spese connesse all'invio dei camion nel luogo di caricamento, ove la merce non era stata messa a disposizione, l'individuazione del giudice competente non va effettuata sulla base della convenzione di Ginevra del 19 maggio 1956, non trovando l'obbligazione dedotta in giudizio la sua causa nel contratto di trasporto, ma piuttosto nell'impegno al rimborso assunto dal convenuto a seguito della risoluzione consensuale di quel contratto. Trova pertanto applicazione l'art. 5 del regolamento Ce n. 44 del 2001, che consente all'attore di citare la persona, domiciliata nel territorio di uno Stato membro, in un altro Stato membro, e segnatamente, nella materia contrattuale (numero 1, lettera a), davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta deve essere eseguita, luogo da individuarsi in base al diritto internazionale privato dello Stato del giudice avanti al quale il convenuto è stato chiamato in giudizio; essendo le obbligazioni contrattuali regolate, ai sensi dell'art. 57 l. 31 maggio 1995 n. 218, dalla convenzione di Roma del 19 giugno 1980, resa esecutiva con la l. 18 dicembre 1984 n. 975, che all'art. 4 dispone che, ove le parti non abbiano scelto la legge che regola il contratto, questo è regolato dalla legge del Paese col quale presenta il collegamento più stretto (comma 1), presumendosi che tale Paese sia quello in cui la parte che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della conclusione del contratto, la propria residenza abituale o, nel caso di persona giuridica, la propria amministrazione centrale (comma 2), va affermata la giurisdizione del giudice italiano. Infatti, poiché la prestazione caratteristica è quella facente capo al vettore italiano, essendo alla base dell'accordo raggiunto dalle parti sul compenso per i costi sopportati la risoluzione consensuale del contratto di trasporto, che doveva essere eseguito da detto vettore, il rapporto ha il collegamento più stretto con l'Italia, alla cui legge va fatto riferimento per stabilire quale è il luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio - il pagamento di una determinata somma di denaro - deve essere eseguita, cioè, a norma dell'art. 1182, comma 3, c.c., il domicilio del creditore al tempo della scadenza.

Cassazione civile sez. un.  03 maggio 2005 n. 9106



 
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