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Art. 1692 codice civile: Responsabilità del vettore nei confronti del mittente

Il vettore che esegue la riconsegna al destinatario senza riscuotere i propri crediti o gli assegni da cui è gravata la cosa, o senza esigere il deposito della somma controversa, è responsabile verso il mittente (1)  dell’importo degli assegni dovuti al medesimo e non può rivolgersi a quest’ultimo per il pagamento dei propri crediti, salva l’azione verso il destinatario.


Commento

Azione verso il destinatario: azione che il vettore esperisce nei confronti del destinatario per ottenere il pagamento dei crediti derivanti dal trasporto successivamente alla riconsegna della merce. Il vettore può esercitare tale azione verso il destinatario, pur essendo quest’ultimo terzo rispetto al contratto di trasporto, quando abbia perso la possibilità di esercitare l’azione verso il mittente ex art. 1692.

 

(1) Il mittente può comunque provare di aver subito un danno di entità maggiore rispetto all’ammontare della somma non riscossa, mentre il vettore può provare che il mittente non ha subito alcun danno.


Giurisprudenza annotata

Trasporto

Ove il contratto di trasporto di cose sia accompagnato dalla clausola di assegno, - come nel caso di specie - per la quale incaricato di riscuotere il prezzo è lo stesso vettore, detta clausola non ha rilevanza autonoma, ma inerisce al contratto medesimo, con la conseguenza che solo nell' ipotesi in cui il mittente abbia prescritto l'accettazione solo di assegni circolari o contante, il vettore che abbia accettato altre modalità di pagamento è responsabile della mancata riscossione a norma dell'art. 1692 cc.

Tribunale Bari sez. V  19 marzo 2014 n. 1438  

 

Il contratto di trasporto di cose, quando il destinatario è persona diversa dal mittente, si configura come contratto tra mittente e vettore a favore del terzo destinatario, in cui i diritti e gli obblighi del destinatario verso il vettore nascono con la consegna delle cose a destinazione o con la richiesta di consegna, che integra la "dichiarazione di volerne profittare", ai sensi dell'art. 1411 cod. civ., e segna il momento in cui il destinatario fa propri gli effetti del contratto, da tale momento potendosi il vettore rivolgere solo a lui per il soddisfacimento del credito di rimborso e corrispettivo. Rigetta, App. Venezia, 18/06/2007

Cassazione civile sez. III  20 agosto 2013 n. 19225  

 

In tema di contratto di trasporto ed anche nell'ipotesi di vendita con spedizione, la legittimazione a domandare il risarcimento del danno per inesatto adempimento nei confronti del vettore spetta, alternativamente, al destinatario od al mittente, a seconda che i danni abbiano esplicato i loro effetti nella sfera patrimoniale dell'uno o dell'altro. (Nella specie, relativa a vendita internazionale, la S.C. ha affermato che il vettore principale e submittente era legittimato a chiedere il risarcimento dei danni, essendo stato dimostrato che lo stesso aveva tacitato le ragioni del destinatario e sopportato le conseguenze dell'inesatto adempimento del subvettore, per perdita parziale del carico).

Cassazione civile sez. III  01 dicembre 2010 n. 24400  

 

Nel trasporto di cose incorre in colpa grave il vettore il quale consegni la merce a persona non qualificatasi, non legittimata dal destinatario alla ricezione, ed all'interno di locali non sicuramente riconducibili al destinatario stesso. In tale ipotesi, pertanto, ove la merce non pervenga effettivamente al legittimo destinatario, non trova applicazione la speciale limitazione di responsabilità prevista per il trasporto internazionale di merci su strada dall'art. 29 della Convenzione di Ginevra del 12 maggio 1956 (resa esecutiva con l. 6 dicembre 1960 n. 1621), secondo il quale il vettore è illimitatamente responsabile se la legge dello Stato del giudice adito equipara quoad effectum la colpa grave al dolo.

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2008 n. 24765  

 

Nel contratto di trasporto di cose, configurabile come contratto a favore di terzi, il destinatario manifestata la sua adesione al contratto con la richiesta di consegna della merce, subentra al mittente (o al submittente) nell’obbligo di pagare al vettore (o al subvettore) il corrispettivo del trasporto, e ciò a prescindere da una clausola di porto assegnato.

Tribunale Torino sez. III  01 agosto 2007

 

L'onere delle spese di trasporto può essere modificato o addirittura invertito e quindi le parti con una espressa clausola contrattuale (franco di porto o equivalente) possono derogare all'art. 1692, comma 2, c.c., ponendole a carico del mittente nel qual caso il destinatario ha diritto alla riconsegna della merce senza il previo pagamento al vettore (o al subvettore) del prezzo del trasporto.

Tribunale Torino  01 agosto 2007

 

Nel trasporto di cose la sostituzione del destinatario al mittente nei diritti nascenti dal contratto ha luogo, nel caso di perdita delle cose consegnate al vettore, soltanto dal momento in cui, scaduto il termine legale o convenzionale della consegna, il destinatario sia venuto a conoscenza di detto evento a seguito della richiesta di riconsegna della merce, con la conseguenza che, in assenza di tale richiesta, la legittimazione all'azione di risarcimento del danno contro il vettore, permane in capo al mittente. Peraltro, il vettore che si serve di altro vettore per l'esecuzione del trasporto ha azione diretta e non di regresso, nei confronti del subvettore, per il risarcimento dei danni conseguenti alla perdita o avaria della merce fino a quando il destinatario non ne abbia chiesto allo stesso subvettore la riconsegna e non deve, pertanto, dimostrare di avere a sua volta risarcito il danno al proprio committente (o al destinatario), essendo sufficiente che dimostri di essere stato da questi escusso.

Cassazione civile sez. III  04 giugno 2007 n. 12963  

 

 

Assicurazione

In una causa di risarcimento danni da responsabilità del vettore, con la domanda di manleva con la quale l'assicurato, responsabile del danno, chieda all'assicuratore di essere tenuto indenne in misura corrispondente all'importo dovuto al danneggiato, si può ritenere proposta, implicitamente, la richiesta di condanna oltre il massimale, in relazione alla “mala gestio” dell'assicuratore nei confronti dell'assicurato (“mala gestio” cd. propria), atteso che all'intera materia dell'assicurazione della responsabilità civile sono estensibili i principi elaborati con riferimento alla responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore.

Cassazione civile sez. III  21 febbraio 2006 n. 3664  



 
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