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Art. 1693 codice civile: Responsabilità per perdita e avaria

Il vettore è responsabile (1) della perdita e dell’avaria delle cose consegnategli per il trasporto, dal momento in cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario, se non prova (2) che la perdita o l’avaria è derivata da caso fortuito, dalla natura o dai vizi delle cose stesse (3) o del loro imballaggio (4), o dal fatto del mittente o da quello del destinatario.

Se il vettore accetta le cose da trasportare senza riserve, si presume che le cose stesse non presentino vizi apparenti d’imballaggio.


Commento

(1) La responsabilità che nasce a carico del vettore per perdita o danno alla merce è detta «responsabilità ex recepto» e dà vita ad una vera e propria presunzione relativa di responsabilità. Ne è presupposto indispensabile la consegna della cosa da trasportare, ossia il contatto materiale col bene oggetto dell’obbligo di custodia.

 

(2) La prova liberatoria è ardua e consiste nell’individuazione di una delle cause di esonero specificamente elencate. In altri termini il vettore, perché venga esclusa la sua responsabilità, non può limitarsi a provare di aver usato, nell’eseguire il trasporto, la diligenza richiesta dall’art. 1176, bensì deve fornire la prova positiva e specifica che il danno è dipeso da un fatto, espressamente individuato, estraneo alla sua sfera d’azione.

 

(3) Sono i casi in cui la perdita o l’avaria sia dipesa da caratteristiche proprie delle cose stesse, ad esempio, merce facilmente soggetta a deterioramento, nonostante l’impiego dei possibili accorgimenti.

 

(4) Il difetto d’imballaggio si ha quando questo sia inadatto alle normali operazioni di carico e scarico ovvero sia inconsueto.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Trasporto

Nel trasporto di merci concordato dal mittente con un unico vettore, il quale si avvalga per l'esecuzione del contratto di un altro vettore con il quale stipuli un contratto di subtrasporto, non sussiste la responsabilità solidale dei diversi vettori nei confronti del mittente. In tale contesto, invero, il vettore a cui fa carico l'organizzazione dei mezzi necessari all'adempimento dell'obbligazione, assume su di sé il rischio dell'esecuzione del trasporto. Nella fattispecie concreta, in relazione alla rapina del carico di proprietà della parte attrice, affidato dal vettore da questa incaricato ad altri soggetti, deve affermarsi la responsabilità contrattuale del vettore, il quale non ha fornito alcuna prova del verificarsi di un caso fortuito rilevante ex art. 1693 c.c., e la responsabilità extracontrattuale del conducente del mezzo rapinato, attesa la prova della colposità del comportamento dal medesimo posto in essere e concretizzatosi nella mancata adozione di misure cautelari, come tali esigibili ex art. 1176 comma 2 c.c., del danno ingiusto che ne è derivato e del nesso di causalità tra la condotta omissiva colposa dello stesso e l'evento dannoso.

Tribunale Firenze sez. II  24 gennaio 2014 n. 202

 

L'art. 1693 cod. civ. pone a carico del vettore una presunzione di responsabilità "ex recepto", che può essere vinta solo dalla prova specifica della derivazione del danno da un evento positivamente identificato e del tutto estraneo al vettore stesso, ricollegabile alle ipotesi del caso fortuito e della forza maggiore, le quali non ricorrono nel caso di rapina durante un trasporto di gioielli, che costituisce attività che impone di per sé particolari forme di cautela, dovendosi ritenere prevedibile il prodursi di un simile evento. Rigetta, App. Genova, 08/06/2007

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 2013 n. 28612  

 

In tema di responsabilità del vettore, il trasporto di gioielli costituisce un'attività che impone di per sé particolari forme di cautela, perché chi la svolge non può non mettere nel necessario conto l'eventualità di una rapina. Sicché il vettore è tenuto, al fine di ottenere l'esonero dalla responsabilità, a dimostrare l'effettiva natura di caso fortuito in riferimento ad un evento che - di per sé - non ha tale connotato (esclusa, nella specie, la sussistenza del caso fortuito, atteso che sia la società convenuta che l'autista del portavalori non avevano tenuto un comportamento conforme al grado di diligenza e prudenza imposto dal rilevante valore della merce. Tant'è vero che la società si era addirittura servita per l'abituale affidamento delle proprie vetture ad un'autorimessa il cui gestore era stato indagato per ricettazione, nonché trovato in possesso dei duplicati delle chiavi delle vetture).

Cassazione civile sez. III  20 dicembre 2013 n. 28612  

 

A norma dell'art. 1693 c.c.sussiste colpa grave del vettore anche quando si tratta di una inescusabile grave negligenza. Correttamente, peraltro, è esclusa la colpa del vettore qualora - ancorché il vettore abbia ammesso la propria responsabilità, in ordine al verificarsi dell'evento - non sia stata provata la sua colpa grave, ossia che l'evento è stato dovuto a una condotta che pur senza la volontà di danneggiare altri, sia stata posta in essere con straordinaria e inescusabile imprudenza e negligenza, omettendo non solo la diligenza del buon padre di famiglia rapportata al servizio da svolgere, ma anche quel grado minimo di diligenza che tutti devono osservare.

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2013 n. 22746

 

Per i trasporti di merci su strada, la responsabilità del vettore per il risarcimento dei danni derivanti da perdita o avaria delle cose trasportate, ai sensi dell'art. 1 della legge 22 agosto 1985, n. 450, "ratione temporis" applicabile, è contenuta entro limiti prestabiliti di valore, salvo il caso di danni cagionati con dolo o colpa grave, il cui onere della prova incombe sul mittente che invochi un risarcimento in misura più elevata e pari all'intero valore della merce, non potendo operare la presunzione di responsabilità posta a carico del vettore dall'art. 1693 cod. civ., che disciplina solo l'accertamento della responsabilità, e non anche la quantificazione dei danni. Rigetta, App. Napoli, 07/09/2006

Cassazione civile sez. III  12 settembre 2013 n. 20896  

 

In tema di perdita delle cose trasportate, l'art. 1693 c.c. pone a carico del vettore una presunzione di responsabilità "ex recepto" che può essere vinta soltanto dalla prova specifica della derivazione del danno da un evento positivamente identificato e del tutto estraneo al vettore stesso, ricollegabile alle ipotesi del caso fortuito e della forza maggiore, le quali, per il furto, sussistono soltanto in caso di assoluta inevitabilità, nel senso che la sottrazione deve essere compiuta con violenza o minaccia ovvero in circostanze tali da renderla imprevedibile ed inevitabile. Cassa senza rinvio, App. Cagliari, 17/01/2007

Cassazione civile sez. III  17 giugno 2013 n. 15107  

 

In tema di perdita delle cose trasportate, gli art. 17 e 18 della Convenzione di Ginevra sul trasporto internazionale di merci su strada (cosiddetta Cmr) pongono a carico del vettore una presunzione di responsabilità, che può essere vinta dalla prova che l'evento si è verificato per un fatto che il medesimo non poteva evitare, secondo principio comune adottato anche nell'ordinamento italiano ex art. 1693 c.c. Dunque, anche ai sensi della Cmr in materia di trasporto, vige la presunzione di responsabilità del vettore per la perdita delle cose trasportate che può essere superata soltanto mediante la prova che la perdita sia dipesa da caso fortuito o forza maggiore. Nella specie, la prova, a carico del vettore, in ordine alla inevitabilità dell'evento non risulta in alcun modo fornita, non essendo neppure state dedotte dal medesimo, pur soggetto professionalmente qualificato, le circostanze dello smarrimento delle merci.

Tribunale Bologna sez. II  13 marzo 2012 n. 755  

 

La rapina non integra in se stessa il caso fortuito di cui all'art. 1693 c.c. ai fini dell'esclusione della responsabilità del vettore per la perdita delle cose consegnategli, occorrendo invece - allorché il rischio di rapina non sia imprevedibile - che questi provi di avere adottato, tra le varie possibili modalità del trasporto, quelle più idonee a garantire la puntuale esecuzione del contratto e che l'evento era in definitiva inevitabile in relazione ad un parametro valutativo della diligenza da apprezzarsi, in caso di vettore professionale, alla stregua dell'art. 1176, comma 2, c.c.

Tribunale Milano  04 gennaio 2012



 
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