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Art. 1696 codice civile: Calcolo del danno in caso di perdita o di avaria

Il danno derivante da perdita o da avaria si calcola secondo il prezzo corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna.

Il risarcimento dovuto dal vettore non può essere superiore a un euro per ogni chilogrammo di peso lordo della merce perduta o avariata nei trasporti nazionali ed all’importo di cui all’articolo 23, comma 3, della Convenzione per il trasporto stradale di merci, ratificata con legge 6 dicembre 1960, n. 1621, e successive modificazioni, nei trasporti internazionali.

La previsione di cui al comma precedente non è derogabile a favore del vettore se non nei casi e con le modalità previste dalle leggi speciali e dalle convenzioni internazionali applicabili.

 Il vettore non può avvalersi della limitazione della responsabilità prevista a suo favore dal presente articolo ove sia fornita la prova che la perdita o l’avaria della merce sono stati determinati da dolo o colpa grave del vettore o dei suoi dipendenti e preposti, ovvero di ogni altro soggetto di cui egli si sia avvalso per l’esecuzione del trasporto, quando tali soggetti abbiano agito nell’esercizio delle loro funzioni.


Commento

Prezzo corrente: prezzo normalmente praticato in un mercato in un determinato periodo di tempo, calcolato tenendo conto degli atti della pubblica autorità, di listini di borsa o di mercato. In mancanza si può far riferimento ad altri mezzi di prova (es.: fatture).

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Trasporto

Costituisce colpa grave il lasciare incustodito per oltre due ore un autotreno carico senza l'inserimento di alcun sistema di allarme e quindi non è applicabile, in relazione al furto dell'autotreno e del container caricato sul semirimorchio, il limite del debito previsto dall'art. 1696 c.c.

Tribunale Milano  13 marzo 2013

 

La limitazione della responsabilità risarcitoria dell'autotrasportatore ai sensi dell'art. 1 l. 22 agosto 1985 n. 450, in deroga all'art. 1696 c.c., costituisce una vera e propria eccezione, che richiede l'allegazione e la prova, a carico della parte interessata, di determinati presupposti di fatto (iscrizione del vettore nell'albo nazionale degli autotrasportatori, individuazione delle tariffe che regolano il trasporto, minore entità del danno così liquidato rispetto a quello effettivamente cagionato). Una volta, però, che detti presupposti siano stati ritenuti sussistenti nei gradi di merito, è onere della controparte censurare, in sede di legittimità, tale accertamento anche sotto il profilo della mancata dimostrazione delle circostanze dedotte dal vettore. (Conferma App. Torino, sez. I, 30 dicembre 2004 n. 2203).

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2011 n. 8732  

 

 

Nel trasporto di cose incorre in colpa grave il vettore il quale consegni la merce a persona non qualificatasi, non legittimata dal destinatario alla ricezione, ed all'interno di locali non sicuramente riconducibili al destinatario stesso. In tale ipotesi, pertanto, ove la merce non pervenga effettivamente al legittimo destinatario, non trova applicazione la speciale limitazione di responsabilità prevista per il trasporto internazionale di merci su strada dall'art. 29 della Convenzione di Ginevra del 12 maggio 1956 (resa esecutiva con l. 6 dicembre 1960 n. 1621), secondo il quale il vettore è illimitatamente responsabile se la legge dello Stato del giudice adito equipara quoad effectum la colpa grave al dolo.

Cassazione civile sez. III  07 ottobre 2008 n. 24765

 

 

Danni

Per effetto della surrogazione prevista dall'art. 1916 c.c., l'assicuratore soggiace allo stesso onere che avrebbe fatto carico all'originario titolare del diritto al risarcimento nei confronti del responsabile in relazione alla prova della diminuzione patrimoniale subita. Pertanto, in materia di trasporto cose, mentre il danno emergente derivato al destinatario dalla perdita delle cose da parte del vettore può calcolarsi, a norma dell'art. 1696 c.c., in base alle fatture emesse dal mittente nei confronti del destinatario, il lucro cessante deve invece essere provato dall'assicuratore rapportandolo al soggetto danneggiato

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 2009 n. 1336  

 

In materia di trasporto di cose il danno emergente derivato al destinatario dalla perdita del "receptum" da parte del vettore deve essere calcolato in base all'art. 1696 c.c. secondo il prezzo corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della consegna mentre per il danno dipendente dal mancato guadagno è applicabile il principio generale di cui all'art. 1223 c.c. e quindi deve essere provato quale conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento del vettore, rapportandolo al soggetto danneggiato.

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 2009 n. 1336



 
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