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Art. 1703 codice civile: Nozione

Il mandato è il contratto col quale una parte (1) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici (2) per conto dell’altra (3).


Commento

Atto giuridico: fatto dell’uomo voluto e consapevole, al quale l’ordinamento collega un effetto giuridico. Rientra in tale concetto: la conclusione dei contratti (che trasferiscono diritti o producono obbligazioni); l’esecuzione di pagamenti e la riscossione di crediti (con riferimento agli effetti giuridici prodotti; ad esempio, il pagamento del mandatario libera dal debito il mandante-debitore); il compimento di atti unilaterali (es.: comunicazioni).

 

(1) Il mandatario è un soggetto dotato di autonomia che svolge attività giuridica, ha l’obbligo di eseguire l’incarico ricevuto (cd. effetto obbligatorio del contratto) ed il diritto di ricevere il compenso pattuito indipendentemente dal risultato raggiunto (es.: buon esito dell’affare).

 

(2) Tali atti devono essere possibili, leciti, determinati o determinabili. È nullo, per impossibilità dell’oggetto, il mandato a stipulare atti personalissimi che, cioè, non ammettono delega (es.: matrimonio).

 

(3) Tale parte prende il nome di mandante, ed è il soggetto per conto del quale il mandatario è obbligato al compimento degli atti giuridici indicati dal contratto.

 


Giurisprudenza annotata

Mandato
Gli artt. 2722 e 2729 del cod. civ. non trovano applicazione nell'ipotesi di contratto di mandato gratuito, allorché la volontà negoziale circa la gratuità del contratto sia stata espressa sin dall'inizio del rapporto contrattuale, vendendo in rilievo, in tale caso, una questione di interpretazione della sostanziale ed originaria volontà negoziale delle parti e non già di applicazione dei limiti alla prova testimoniale e presuntiva in materia di patti aggiunti. Rigetta, App. Bologna, 05/02/2008
Cassazione civile sez. III 08 luglio 2014 n. 15485
In tema di acquisti effettuati dal mandatario in nome proprio, il disposto dell'art. 1706, primo comma, cod. civ., deve essere coordinato, qualora si tratti di azioni di società con unico socio, con il combinato disposto dell'art. 2362, primo comma, cod. civ. e dell'art. 2448, primo comma, cod. civ. Ne consegue che il trasferimento della proprietà delle azioni di società con socio unico è inopponibile ai terzi, ove non sia stato pubblicato nel registro delle imprese, salvo che si provi che il terzo ne fosse comunque venuto a conoscenza (Nella specie la S.C. ha affermato l'inopponibilità all'INPS - ai fini dell'esonero dall'obbligo di versamento dei contributi per la CIG - del trasferimento, in favore della Regione Valle d'Aosta, della proprietà delle azioni di società con unico socio per il cui acquisto l'ente territoriale aveva conferito mandato a società finanziaria regionale - di cui deteneva il settantacinque per cento del capitale - senza effettuare alcuna forma di pubblicità nel registro delle imprese). Rigetta, App. Torino, 11/01/2010
Cassazione civile sez. lav. 11 febbraio 2014 n. 3037

In tema di mandato, la “contemplatio domini” non richiede necessariamente l'uso di formule sacramentali, nel senso che, indipendentemente dall'uso di espressioni verbali dirette a rendere noto il rapporto rappresentativo, questo può essere manifestato da univoci elementi idonei a rivelare tale rapporto, da ogni elemento, cioè, da cui risulti che l'attività del soggetto agente si svolga, appunto, in attuazione di un potere rappresentativo a lui conferito, ben potendo l'esternazione del potere rappresentativo avvenire anche senza espressa dichiarazione di spendita del nome del rappresentato, purché vi sia un comportamento del mandatario che, per univocità e concludenza, sia idoneo a portare a conoscenza dell'altro contraente che egli agisce per un soggetto diverso, nella cui sfera giuridica gli effetti del contratto sono destinati a prodursi direttamente.
Tribunale Nocera Inferiore sez. II 06 settembre 2013 n. 961

La forma scritta è richiesta a pena di nullità per gli atti relativi a diritti reali su beni immobili per esigenze di responsabilizzazione del consenso e di certezza dell'atto. In tema di mandato all'acquisto, tale forma è in base agli art. 1350, 1351, 1392 e 1706 c.c. richiesta per la procura conferita dal mandante al mandatario, per il contratto preliminare o definitivo concluso da mandatario a nome del mandante o proprio, e, in questo secondo caso, per il conseguente atto volto a ritrasferire il bene al mandante, la mancanza del quale può essere supplita dall'esecuzione forzata in forma specifica. La forma scritta non può considerarsi prescritta anche per il contratto di mandato in sé, perché da questo deriva soltanto, tra mandante e mandatario, l'obbligazione di eseguire il mandato, la cui mancata conforme esecuzione lo espone unicamente a responsabilità per danni. Per converso, una volta che il mandatario abbia effettuato l'acquisto, l'esecuzione in forma specifica dell'obbligazione di ritrasferire il bene al mandante può trovare fondamento nell'atto unilaterale, redatto anche successivamente al detto acquisto, con cui il mandatario riconosca il suo obbligo di farlo, quante volte l'atto contenga l'indicazione del bene, del prezzo e della causa del contratto, o che gli stessi consenta di individuare anche "per relationem".
Cassazione civile sez. III 02 settembre 2013 n. 20051

Il conferimento di una procura ed il concreto esercizio di essa da parte del soggetto che ne è investito costituiscono, in mancanza di deduzioni in ordine alla riconducibilità della stessa a rapporti gestori attinenti alla rappresentanza di enti giuridici o imprese od altre situazioni o rapporti pure in astratto compatibili con il suo rilascio, elementi sufficienti per affermare che la procura è stata conferita in virtù di un rapporto di mandato, con il conseguente obbligo del rappresentante, ai sensi dell'art. 1713 cod. civ., di rendere il conto dell'attività compiuta e di rimettere al rappresentato quanto ricevuto nell'espletamento dell'incarico. Rigetta, App. Milano, 23/05/2007
Cassazione civile sez. III 06 agosto 2013 n. 18660
Avvocato
Nel caso in cui sia stato conferito un incarico ad un avvocato da parte di un altro avvocato ed in favore di un terzo, ai fini dell'individuazione del soggetto obbligato a corrispondere il compenso al difensore per l'opera professionale richiesta, si deve presumere, in presenza di una procura congiunta, la coincidenza del contratto di patrocinio con la procura alle liti, salvo che venga provato, anche in via indiziaria, il distinto rapporto interno ed extraprocessuale di mandato esistente tra i due professionisti e che la procura rilasciata dal terzo in favore di entrambi era solo lo strumento tecnico necessario all'espletamento della rappresentanza giudiziaria. Cassa con rinvio, Trib. Verbania, 02/08/2007
Cassazione civile sez. II 20 novembre 2013 n. 26060

La responsabilità dell'avvocato - nella specie per omessa proposizione di impugnazione - non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell'attività professionale, occorrendo verificare se l'evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.
Cassazione civile sez. III 05 febbraio 2013 n. 2638

Al fine di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura ad litem e rapporto che si instaura tra il professionista incaricato ed il soggetto che ha conferito l'incarico, il quale può essere anche diverso da colui che ha rilasciato la procura. In tal caso chi agisce per il conseguimento del compenso ha l'onere di provare il conferimento dell'incarico da parte del terzo, dovendosi, in difetto, presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura
Cassazione civile sez. III 28 marzo 2012 n. 4959
Fallimento
In tema di revocatoria ex art. 67, comma 1, n. 2, legge fall. del mandato rilasciato dal correntista alla banca per l'incasso di un credito, attraverso il quale l'istituto abbia inteso garantirsi il rientro anche di futuri finanziamenti, l'effetto solutorio derivante dalla riscossione del credito si realizza comunque entro il limite dello scoperto di conto (eventualmente comprensivo dei crediti della banca per i finanziamenti medio tempore erogati) esistente alla data di accredito della relativa rimessa, mentre non può estendersi ai crediti aventi titolo in finanziamenti successivi, posto che, una volta ripianato lo scoperto, non esiste più alcun debito del correntista da estinguere e la parte della somma riscossa eccedente lo scoperto non viene trattenuta dalla banca ad imputazione dei futuri crediti (da finanziamento) non ancora sorti, ma viene posta nella piena disponibilità del correntista.
Cassazione civile sez. I 23 gennaio 2013 n. 1528



 
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